Inpgi, guida alla lettura della delibera

di Guido Besana

Il comunicato dei Consiglieri di amministrazione dell’Inpgi sulle possibioli misure da adottare suscita, ovviamente, dubbi e interrogativi, anche perché non c’è una delibera con il testo delle modifiche al regolamento. Tuttavia considerando le regole esistenti si può tratteggiare un quadro un po’ più dettagliato. Provo ad andare per punti.

Premessa: la norma in vigore prevede che l’Inpgi vari alcune misure, finalizzate a riequilibrare i conti, faccia poi un bilancio attuariale con le previsioni a 50 anni e se risulta ancora uno sbilanciamento dei conti venga allargata la platea. L’attuale governo, parlandone da vivo, ha capito che le misure possibili non sono sufficienti, anche un bambino vedrebbe che è inutile perdere tempo con i bilanci attuariali, però non ci da alcuna certezza sull’allargamento della platea, perché molti stanno mettendo i bastoni tra le ruote. Per chi fosse interessato rimando alla fine del post qualche ragguaglio. Leggi tutto »

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Inpgi, le proposte del CDA

Il Consiglio di Amministrazione dell’Inpgi, nella sua seduta del 27 gennaio 2021, ha definito quelli che potrebbero essere gli interventi di sua competenza per riequilibrare i conti dell’Istituto, come richiesto dalla norma di legge che prevede un contestuale provvedimento da parte del Governo e del Parlamento per l’allargamento della platea contributiva.

I Consiglieri di amministrazione giornalisti di maggioranza hanno pubblicato un comunicato riassuntivo:

l Cda dell’Inpgi è pronto ad adottare alcune misure eque e socialmente sostenibili volte al riequilibrio dei conti se, unitamente, in un percorso condiviso, il Governo adotterà misure strutturali per la salvaguardia dell’Inpgi. La strada per salvare le pensioni e l’autonomia dei giornalisti italiani non può che passare dall’anticipo della misura contenuta nell’art 16 quinquies del DL 34/2019 (Decreto crescita) che prevede, dal 2023, il passaggio all’Inpgi di quanti lavorano a vario titolo nell’ambito dell’informazione e della comunicazione. Leggi tutto »

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Finché c’è memoria c’è speranza

Oggi 27 gennaio 2021, Giorno della Memoria. Moltissimi e di qualità i contributi giornalistici. Solo alcuni: in tv iersera l’intervista di Monica Maggioni al lucidissimo Sami Modiano, oggi fra gli altri Paolo Mieli (coi documenti Cdec fra connivenze e rimozioni) e la toccante e “urgente” testimonianza di Edith Bruck (spunto, la presentazione del suo libro Chi ti ama così). Idem su giornali, riviste, siti. Fra tutti segnalo l’Ansa Leggi tutto »

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Storie di ragazzi fucilati e di un cappotto nuovo

Roba di trequarti di secolo fa, era un 14 gennaio e faceva un freddo della madonna. Nove giovanissimi vengono fucilati all’alba. Ogni generazione fa le sue battaglie, allora contro il fascismo, la mia contro la repressione di Stato, oggi contro la Dad che marginalizza. Certo, la differenza è che i primi si sono giocati la pelle. Qui sotto la ricostruzione, terribile, di quell’uccisione e poi d’un’altra simile, due settimane dopo. Però il particolare che meglio dice di quei ragazzi è la storia d’un cappotto. Ovvero come pensare agli altri sino all’ultimo minuto. Dunque al campo sportivo Giuriati di via Ponzio 34, il 14 gennaio 1945, venivano fucilati dai repubblichini di Salò nove ragazzi del Fronte della Gioventù, d’età tra i 18 e i 22 anni. I nove, che si erano costituiti in “gruppo patriottico”, avevano nascosto un arsenale di armi e altro materiale in un orto di via Pomposa. Nota molto a margine: quindi a ridosso di corso Lodi allora c’erano gli orti “di guerra” e ora sorgono solo palazzi (vedi via Gluck, … là dove c’era l’erba ora c’è una città). I nove avevano cominciato distribuendo volantini, poi erano passati agli agguati a soldati tedeschi e militi repubblichini isolati per portar via loro le armi, quindi in un crescendo s’erano dati ad atti di sabotaggio. Ma qualcuno li aveva traditi e così il Battaglione azzurro, con sede in piazza Novelli, li cattura nel gennaio 1945 portandoli direttamente a Palazzo di Giustizia. Leggi tutto »

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Sciopero delle firme al Sole24Ore in difesa di tre colleghi

Un allontanamento brutale, “chirurgico”: un allegato chiuso improvvisamente, tre colleghi buttati in cig a zero ore, la testata principale che si ribella e ritira le firme. Stiamo parlando del Sole24Ore, mica di un giornalino, ma del transatlantico confindustriale che in questi mesi ha pure ricevuto tanto denaro pubblico come “ristoro”. Il mensile è “IL“. Il Comitato di redazione invano ha chiesto all’azienda di riassorbire i tre colleghi nel Sole, peraltro palesemente sotto organico. Al diniego ha proclamato lo stato di agitazione, cominciando col ritirare le firme. Le firme dei colleghi in organico, naturalmente: non dei collaboratori, per evidenti motivi. A seguire, se non funzionasse, sono previste altre azioni di protesta.

Questo il comunicato del CdR, che si rivolge giustamente ai lettori (i nostri veri padroni, come si diceva una volta): “Care lettrici e cari lettori, il Sole 24 Ore e tutti i prodotti ad esso collegati, a partire da sabato 9 gennaio e per una settimana, usciranno senza le firme dei giornalisti del Sole 24 Ore, sia nella versione cartacea che in quella online. Le uniche firme che leggerete saranno di collaboratori. La redazione, già in stato di agitazione a partire da martedì 5, intende così esprimere tutta la sua solidarietà verso tre colleghi che, in questi giorni, stanno ricevendo dall’azienda un trattamento che nessun lavoratore meriterebbe. Altre iniziative di protesta potranno essere attuate poi nei prossimi giorni.  Leggi tutto »

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Turchia, tre giornaliste arrestate e una quarta malmenata

Appelli, appelli. Intanto la Turchia trattiene in carcere ben 70 giornalisti. A loro ieri si sono aggiunte tre giornaliste, arrestate, ed una quarta picchiata durante una manifestazione di protesta. Le Federazioni dei giornalisti, quella europea e quella internazionale, hanno protestato, ovviamente, lanciando un appello ad Erdogan che lascerà, come i precedenti, il tempo che trova. Questo il comunicato congiunto e le dichiarazioni della federazione europea e e dell’Unione giornalisti turchi:

Bruxelles, 7 gennaio 2021 – Tre giornaliste sono state arrestate e un’altra è stata picchiata dalla polizia il 5 gennaio durante una protesta, nella capitale turca Ankara, contro la scomparsa di uno studente curdo un anno fa. La Federazione internazionale dei giornalisti (IFJ), la Federazione europea dei giornalisti (EFJ) e la loro affiliata, l’Unione dei giornalisti della Turchia (TGS) hanno condannato la violenza e chiesto il rilascio immediato dei colleghi imprigionati. Habibe Eren e Oznur Deger, giornaliste dell’agenzia di stampa femminista Jin News e la giornalista freelance Eylul Deniz Yasar, erano tra le 18 donne arrestate mentre coprivano la manifestazione che ha segnato il primo anniversario della scomparsa dello studente curdo 22enne Gülistan Doku.
Alcuni resoconti dei media dicono che le donne potrebbero essere state torturate dalla polizia. Al momento non ci sono ulteriori informazioni sul luogo della loro detenzione. Nel bel mezzo delle proteste, il giornalista dell’Agenzia Mezopotamya (MA) Mehmet Günhan è stato picchiato dalle forze di sicurezza che gli hanno anche confiscato la tessera stampa Leggi tutto »

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Inpgi, il lavoro nero e le lacrime dei coccodrilli

Direttori e pensionati che, a loro dire, rappresentano “una fetta significativa della storia recente del giornalismo italiano” si appellano al Presidente della Repubblica per chiedere improbabili garanzie pubbliche per l’Inpgi e non per chiedere la tutela delle migliaia di giornalisti, ingabbiati in un precariato che, quello sì, sta pregiudicando il futuro della professione.
Ma, forse, farlo avrebbe imposto a molti di loro una doverosa autocritica dato che nelle testate, giorno dopo giorno, redazione per redazione, sotto i loro occhi e con il loro sostanziale beneplacito la macchina dello sfruttamento macina e azzera i diritti più basilari. Il comitato Precariato e sfruttamento: dignità del lavoro per salvare l’Inpgi, che in poco meno di due giorni è riuscito a raccogliere 1.000 firme di giornalisti – soprattutto precari e freelance, ma anche di precari diventati direttori, come Luciano Ceschia, o colleghe e colleghi, dipendenti o meno, in prima fila nella lotta alle mafie e alla criminalità da Amalia De Simone a Paolo Berizzi, da Sandro Ruotolo a Paolo Borrometi – ribadisce che sfruttamento, precariato ed egoismi stanno affossando la categoria. Non c’è previdenza senza lavoro regolare. Non ci saranno pensioni dignitose senza lavoro dignitoso.
Chiediamo ai Direttori che vogliono vedersi assicurata la pensione di pretendere dagli Editori la regolarizzazione dei giornalisti sfruttati: che si chiamino cococo, false partite Iva o cronisti “a pezzo” già oggi sono alle loro dipendenze ma “mascherati” da lavoratori autonomi, con un danno sociale e previdenziale per tutti. Siamo costretti di nuovo oggi, nel 2021, a denunciare la gravità della situazione in cui versa il lavoro nel mondo dell’informazione. E questo, duole dirlo, anche grazie a colleghi che oggi firmano appelli a tutela della loro pensione, mentre ieri erano ai vertici degli Enti di categoria dimostrandosi troppo egoisti per pensare a chi sarebbe arrivato dopo di loro. E’ inutile fare nomi, ma non passano inosservati Direttori e colleghi che, ai vertici degli Enti di categoria, hanno goduto dei tempi di vacche grasse, continuando a godere di  istituti iniqui e superati, a prescindere dalla sostenibilità economica. Non hanno lasciato nemmeno le briciole, soltanto macerie sociali.
E’, inoltre, in un certo senso ridicolo che a firmare certi appelli siano anche ex parlamentari giornalisti che hanno maturato la pensione Inpgi senza mai aver di fatto lavorato un giorno solo in redazione. Politici che, Leggi tutto »

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Emilia De Biasi, una di noi, una con noi

E’ morta stanotte Emilia De Biasi. Per un mese ha mancato di compiere 63 anni. Due volte alla Camera, una al Senato, all’avanguardia da presidente della Commissione sanità. A Milano è stata a Palazzo Marino quando il partito si chiamava Pds. E da sempre, prima dopo e durante, si è appassionata ai temi delle donne. Perché ne parlo qui? Mica solo perché s’era amiche. Ma per la sua sensibilità ai temi del giornalismo. Ci s’era conosciute ai tempi della Commissione Informazione, costituita dall’allora Pci con l’intento di coinvolgere “la società civile” come si diceva allora, ovvero quei colleghi “senza collare” ma impegnatissimi nello svecchiare il mestiere e nell’impegno sindacale. L’aggiornavo e mi aggiornava, mischiando pubblico e privato, lotte speranze racconti di ex mariti, andavo alle riunioni portandomi il bambino e lei lo imbottiva di dolcini e io m’incazzavo e insomma… Quando era nata Nuova Informazione ha seguito passo passo, ha chiesto di essere messa nel newsgroup: ok, ma le ho fatto giurare che sarebbe stata silente, una “guardona”. Mi sento in colpa perché lei ci avrebbe tenuto tanto a diventare pubblicista, ma ero rigida “non basta che scrivi, devi essere pagata, questo è un mestiere mica un hobby!”.  Più avanti si era tolta il sassolino dalla scarpa entrando nella Commissione vigilanza della Rai. E da Roma ha cominciato a scrivere le note dal Palazzo per Rolling Stone, bravissima davvero, tanto a dicembre era ad un passo dall’entrare nell’albo; ma si vede che non era destino. Altra cosa che ci univa era l’impegno con le donne. Da quando era segretaria del suo Circolo (prima: Sezione) ovvero Pci, Pds, Ds, Pd… Tonata a Milano ovviamente faceva parte della Conferenza delle donne del Pd. A questa cronaca manca il “perché”. Perché è morta? Leggi tutto »

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Inpgi – Parole chiare dal presidente del Consiglio

Inpgi e non solo: ok all’ampliamento della platea contributiva ai comunicatori, ok al varo dell’accordo sull’equo compenso contro il crescente precariato, impossibile invece un “soccorso” finanziario pubblico di garanzia poiché la legge non lo contempla. Così oggi, sui nostri temi caldi, Giuseppe Conte ha risposto ai colleghi durante la tradizionale conferenza stampa di fine anno della presidenza del Consiglio dei ministri. Dalla sua viva voce, nel brevissimo quanto chiaro estratto dalla diretta mandata in onda da RaiNews:

Giornalisti, Conte: “Allargare platea Inpgi ai comunicatori” – Video – Rai News

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Inpgi- Ma davvero credi ancora alle favole?

E’ in corso un negoziato molto delicato e difficile tra Inpgi e Governo, ma invece di studiare e capire c’è chi preferisce raccontare favole e creare confusione. Circolano in questi giorni documenti e appelli, al Governo, al Parlamento, al Presidente della Repubblica, che invocano per l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani l’intervento salvifico della mano pubblica che dovrebbe attingere ai bilanci dello stato per riequilibrare i conti dell’INPGI.
E’ la cosiddetta garanzia pubblica sulle pensioni. Ed è una favola, perché gli enti previdenziali privatizzati, tutti non solo il nostro, per legge devono operare senza oneri per lo Stato, e il Governo non intende modificare quella legge. Quindi lo slogan della garanzia pubblica in realtà maschera una cosa più semplice, il trasferimento dell’INPGI dentro l’Inps, dove diventerebbe una gestione separata nella quale si farebbero tornare i conti tagliando le prestazioni di circa un terzo.
Circolano anche strampalate ipotesi di tagli e risparmi che, su proposta del Governo o di qualche collega, risanerebbero i conti. E’ il cosiddetto Piano B. Ed è una favola, perché i tagli e i risparmi sono già stati fatti, resta forse da raschiare il fondo del barile, mentre il vero problema sta nel numero dei contribuenti che è sceso di oltre un quarto negli anni della crisi.
La legge ci impedisce di alzare i contributi, che sono già alla pari con l’Inps, e se pensiamo di chiuderci nel fortino delle redazioni e limare ogni anno le prestazioni forse dovremmo guardare a cosa è successo al Fondo Casella, commissariato nonostante avesse tagliato le pensioni in essere ormai dell’80% e più; semplicemente nel fortino dei poligrafici sono rimasti 2700 lavoratori in attività e 17000 pensionati. Un problema di platea contributiva, in stadio molto più avanzato del nostro.
Siamo chiusi dentro il fortino dalla legge sulla stampa del 48, dalla legge sull’ordine del 63, dalla legge sull’editoria dell’81. Oggi l’informazione è uscita da quei confini, e anche i nostri enti economici devono uscirne, come pure i nostri contratti e i nostri principi. Giornalista è chi lo fa, regole contratti e previdenza non possono rimanere rinchiusi in una legge di metà del secolo scorso.
Lo stato dell’arte è ben spiegato nel comunicato dei consiglieri d’amministrazione giornalisti di maggioranza dell’INPGI e nel comunicato della FNSI. Fanno entrambi il punto dopo le ultime interlocuzioni col Governo.
Tutto il resto sono favole. Questo Leggi tutto »

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