Violenze e prove di comunità solidale

di Marina Cosi
Senza aspettare che la cosa degeneri. E’ il criterio di assoluto buonsenso che ha guidato la nascita del Protocollo Zeus fra la Questura di Milano ed il CPM di Paolo Giulini. Il primo in Italia, presentato oggi, non certo il primo in Europa. Il “Centro italiano per la promozione della mediazione” creato dal professor Giulini (criminologo, docente in Università Cattolica) già gestisce sia il Presidio territoriale del Comune di Milano, offrendo trattamenti gratuiti ad autori di violenze e loro parenti, sia il team che nel carcere milanese di Bollate lavora con/su gli autori di reati sessuali. Esperienze confluite nel libro dall’assai significativo titolo “Buttare la chiave?”.

Tornando al protocollo Zeus, così chiamato – racconta Alessandra Simone, la determinatissima ideatrice del progetto nonché dirigente della Divisione anticrimine della Questura di Milano – “dal nome di uno dei più famosi maltrattanti…”, si tratta di intervenire sull’autore di un singolo gesto persecutorio o di maltrattamento o di cyberbullismo prima che questo lo reiteri o peggio passi ad azioni più gravi. Come? Il primo atto impegna la polizia.
Spiega Marcello Cardona, questore di Milano, come l’accordo di fatto riempia un vuoto legislativo, introducendo “l’ingiunzione trattamentale” nei confronti delle persone ammonite. L’ammonimento è un provvedimento amministrativo di polizia già previsto dalla legge e viene indirizzato nei confronti dell’autore d’un gesto violento. Ora, assieme all’intervento di richiamo, verrà segnalato al persecutore anche l’esistenza dei trattamenti integrati di cui potrà fruire nel Centro, mirati a fargli “prendere consapevolezza del disvalore sociale dei suoi atti” e ad imparare a gestire le emozioni. Con un monitoraggio continuo ed aggiornamenti bimestrali il Centro di Giulini e la Divisione anticrimine della Simone seguiranno quindi i diversi casi “ammoniti”, annotando la disponibilità a partecipare agli incontri o invece il sottrarsi agli appuntamenti, sino a segnalare un eventuale riacutizzarsi delle tensioni aggressive o persecutorie.
Spiegazione tecnica sull’ammonimento del Questore: “Esistono tre tipi di ammonimento, quelli su richiesta della persona offesa o da atti persecutori o da cyberbullismo e quello che viene emesso di iniziativa del Questore per maltrattamenti.
1- L’ammonimento per stalking (atti persecutori) ex art. 8 della legge 38/2009: “Prima di proporre querela, la vittima di stalking può chiedere al Questore – da qualsiasi ufficio di Polizia e Carabinieri – di ammonire il suo stalker affinché termini il comportamento persecutorio. Perché si configuri il reato, la condotta deve essere reiterata, minacce o molestie che determinano nella persona offesa almeno uno tra i seguenti eventi: cambiare le sue abitudini di vita, temere per la propria incolumità o per quella di un prossimo congiunto e vivere in un perdurante stato di ansia o paura. Se la richiesta è fondata il persecutore verrà ammonito. Ossia gli si intimerà di cessare i comportamenti illeciti, diffidandolo dal replicare”.
2- Ammonimento per violenza domestica ex art. 3 della legge. 119/2013, introdotta per cercare di contenere il crescente numero di femminicidi: “Comprendendo la difficoltà della vittima di maltrattamenti a formalizzare una denuncia, il legislatore ha previsto che il Questore, a fronte di una segnalazione da parte di chiunque garantito dall’anonimato) di situazioni critiche che facciano immaginare maltrattamenti in atto famiglia, possa emettere ammonimento. In questo modo , in caso di reiterazione, sarà possibile procedere all’arresto in flagranza di reato”.
3- Ammonimento per Cyberbullismo ex art. 7 della legge.71/2017, in danno di minorenni o di suoi familiari attraverso molestie di ogni genere, diffamazione, furto di identità, trattamento di dati .
Eccoci al dunque. Il Centro interviene agli albori di questi comportamenti, dopo un primo episodio e prima che il comportamento degeneri. Gratuitamente e con un team di professionisti composto da criminologi, avvocati, psicoterapeuti, educatori, mediatori: “Non siamo istituzione – sottolinea Giulini – , ma associazione e quindi parte di una comunità che si fa carico della propria sicurezza”. A rendere legale l’invio al CIPM è quel passaggio nella legge per cui il questore “nell’ambito della procedura di ammonimento può indicare all’ammonito l’esistenza di Servizi specialistici finalizzati al trattamento”. Speriamo che altre città seguano l’esempio virtuoso meneghino, poiché – come ha sottolineato con enfasi Cardona, che ha operato nelle questure di mezza Italia, da Catania a Milano giustappunto – “altrove ci sono situazioni dirompenti e frustranti e questo non è più tollerabile per il nostro Paese”.

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