Un programma per il Sindacato del futuro prossimo

Nuova informazione nasce nel 1986 per dare voce ai giornalisti che credono in una stampa libera, al servizio dei cittadini, espressione di quell’articolo 21 della Costituzione che tutela la libertà di pensiero.

Trentadue anni dopo la sfida è ancora aperta, carica di nuovi e drammatici problemi.

Da una parte la recessione economica, dall’altra lo sviluppo del web e di nuovi canali informativi, hanno prodotto radicali trasformazioni del settore editoriale e della professione.

Cambiamenti che in questi trentadue anni hanno portato a imporsi fenomeni che si autoalimentano: la precarizzazione e la frammentazione e,  parallelamente, una modifica strutturale dei ruoli e delle tecniche professionali.

Di fronte a questi cambiamenti gli organismi rappresentativi della categoria non sono stati in grado di adeguarsi se non in piccola parte dovendo fronteggiare la fallimentare miopia degli editori e l’indifferenza interessata di un potere politico che a un giornalismo autonomo e libero ne preferisce uno debole e controllabile.

La crisi e la destrutturazione del settore con il calo degli occupati hanno indebolito il sindacato dei giornalisti (Fnsi)  e inevitabilmente le casse dell’Inpgi, della Casagit e del Fondo complementare.

L’Ordine è fermo a una legge del 1963, quando l’Italia  aveva due canali televisivi in bianco e nero.

Una situazione allarmante che non riguarda solo il settore editoriale e i suoi attori. La precarietà a la crescente indeterminatezza dello status di giornalista sono terreno fertile per un inquinamento informativo  che incide sempre più pesantemente sulla formazione della pubblica opinione. Per questo riteniamo urgente una mobilitazione per un’informazione libera,  unico antidoto contro le derive antidemocratiche, xenofobe e razziste.

Dopo 32 anni Nuova Informazione vuole continuare la sua battaglia civile.

Per questo vi chiediamo di sostenere, con il voto, il nostro programma.
Un voto per dare vigore e rilanciare la battaglia a difesa dell’autonomia dei giornalisti è condizione decisiva per un’informazione libera.

Riconoscere la dignità di giornalista alle nuove figure professionali.
La professione è cambiata e devono cambiare anche le regole di accesso. Serve una legge che ridefinisca la figura e il ruolo del giornalista -a partire dall’obbligatorietà  della via universitaria –  come risultato di un’azione coordinata degli Enti di categoria e un confronto con il Parlamento. Bisogna spalancare le porte di accesso a chiunque faccia della trasmissione di notizie ai cittadini la propria attività prevalente.

Trasformare l’Ordine nella “casa”  dei giornalisti del terzo millennio.
L’Ordine deve essere radicalmente rinnovato. La distinzione tra giornalisti professionisti e pubblicisti non ha più senso soprattutto quando esclude dalla “casa dei giornalisti” migliaia di nuove figure professionali  che la rivoluzione tecnologica ha creato. La loro inclusione darà nuova dignità  e maggiori garanzie deontologiche a quanti, in particolare,  operano negli uffici stampa, nei siti d’informazione web, nel mobile journalism, nei social media e nelle streaming Tv.

Un sindacato aperto.
La rivoluzione tecnologica ha prodotto nuove figure professionali che devono trovare legittimo riconoscimento in tutti gli enti di categoria. A partire dal sindacato che deve trovare spazi e forme nuove di rappresentanza.  Problema questo che Nuova informazione porrà con forza al prossimo congresso FNSI.   Pensiamo tuttavia che già oggi si devono trovare modi e forme per permettere a una rappresentanza  di questi nostri colleghi di portare la loro concreta testimonianza e le loro proposte di cambiamento al congresso.

Una legge che definisca il tetto alle concentrazioni di fatturato e diffusione.
Non è più rinviabile una  definizione legislativa dei tetti alle concentrazioni editoriali (fatturato e diffusione) superando anche qui le vecchie distinzioni tra carta stampata, emittenza locale, emittenza nazionale, tlc). Una decisione propedeutica all’intervento pubblico a sostegno del pluralismo dell’informazione che, al contempo, risolva una volta per tutte il problema delle false cooperative editoriali.

Una nuova normativa per le risorse pubbliche a favore dell’informazione.
E’ urgente riaprire il confronto con il legislatore per una nuova normativa sulle risorse pubbliche a favore del sistema informativo che superi la logica dei settori (carta stampata, emittenza locale, emittenza nazionale, tlc) ponendo con forza, come rigida discriminante, la presenza di operatori professionali dell’informazione, ossia i giornalisti.

L’equo compenso.
Non si può perdere altro tempo. Occorre superare lo stallo sull’equo compenso, riunificando il percorso della legge di settore con quella generale per le professioni e la norma sui compensi delle pubbliche amministrazioni; i pronunciamenti del Tar del Lazio e del Consiglio di Stato vanno a sostegno della proposta originaria della Commissione Nazionale Lavoro Autonomo della FNSI, il compenso a giornata, e non v’è motivo per perdere ulteriore tempo.

Basta con le querele temerarie.
Le querele temerarie sono uno strumento di intimidazione che col passare degli anni ha assunto una dimensione ricattatoria inaccettabile. Si sono perse le tracce di un disegno di legge che puntava a modificare alcune norme sulla diffamazione a mezzo stampa. La Fnsi deve aprire subito il confronto con tutte le forze politiche.

Uffici stampa pubblici: la Legge 150 va attuata.
Per gli uffici stampa della pubblica amministrazione occorre rapidamente giungere all’attuazione della legge 150, tenendo fermo il valore del CNLG Fnsi-Fieg come approdo di trattative che non potranno essere smontate unilateralmente dalle amministrazioni firmatarie.

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