Ultime notizie da un fronte impazzito

di Guido Besana
Sono giorni di spamming e mailbombing e propaganda, è normale in fondo quando si avvicinano tornate elettorali, ora l’Inpgi, tra poco l’Ordine, da poco il Fondo. Ma nel frattempo il mondo va avanti e la nostra categoria china il capo, come il giunco, mentre passa la piena. Si tira su la testa per ringhiare, tempo di mail e post e proclami, poi tutti a tirare la carretta sperando che non tocchi a noi. Oppure sperando in un liberatorio finale di partita. Così oggi nelle grandi redazioni, al Corriere come al Sole, si spera che gli accordi sempre più spericolati e fantasiosi possano far pagare il prezzo a qualcunaltro da noi, che siano i prepensionandi ipotetici o gli ancor più ipotetici neoassunti poco importa, mentre altrove sangue e merda scorrono.
Il Tempo di Roma, dopo tre lustri nelle mani di Bonifaci, che ci ha buttato qualcosa come 120 milioni di euro, finirà

forse nelle mani degli Angelucci, unico acquirente possibile a presentarsi davanti ai commissari del concordato preventivo. Peccato che voglia una redazione di quindici giornalisti su quarantaquattro, bontà sua che si rassegna a prendersi pure un direttore e un poligrafico.
Pessina pare abbia deciso che farsi carico dell’Unità non sia stata una buona idea, il socio di minoranza, tale PD, sembra voglia disfarsi della sua quota, chi ci andrà sicuramente di mezzo è la Nie, la vecchia casa editrice, che non riuscirà a chiudere in bonis la sua procedura concorsuale quando le fideiussioni si scioglieranno come neve al sole; e la maggior parte dei colleghi sono rimasti lì, nella Nie, in cassa a zero ore e con le spettanze di fine rapporto sempre più ipotetiche.
Giovedì si va al Ministero del lavoro, bisogna modificare gli accordi per la ristrutturazione della Poligrafici, Carlino Nazione e Giorno, è arrivato qualche altro posto per i prepensionamenti. Così in lista di attesa ne restano meno di quattrocento, se il governo trova centottanta milioni si può anche fare. In fondo per pagare tre mesi di cassa integrazione in deroga a tutti i dipendenti di tutte le aziende italiane di tutti i settori non industriali duecentocinquanta milioni li hanno trovati.
A Radio Popolare ci si prova, in base a un accordo biennale firmato nel giugno 2015 stiamo arrancando tra uno strumento e l’altro. Adesso ci saranno tre mesi di cassa in deroga, gli ultimi prima della cancellazione di questo ammortizzatore sociale. Poi proveremo a fare un accordo per un contratto di solidarietà di tipo b, quello che viene abrogato a fine giugno ma se i soldi bastano ti copre fino a dicembre. Poi forse ci sarà il nuovo “fondo di integrazione salariale”, ma solo perché sono tanti.
A differenza degli strumenti in deroga i nuovi ammortizzatori, quelli dei fondi di solidarietà e di integrazione salariale ti coprono solo sopra i cinque dipendenti. Quindi se non hai la copertura della legge 416, quotidiani periodici e agenzie, e sei piccolo, con tre o quattro dipendenti, non avrai altro che il licenziamento. Bene, le aziende iscritte all’Inpgi, quelle cioè che danno lavoro ai giornalisti, sono circa tremila ottocento. I giornalisti dipendenti sono meno di sedicimila. Numero medio di dipendenti, se vi spaventano le divisioni, circa quattro.
Intanto a Affari Italiani abbiamo dovuto fare l’ennesimo accordo per la cassa integrazione, e venerdì si va in Regione. Quello che si autodefinisce il primo giornale online nato in Italia ormai da anni non sta più in piedi. E questo dovrebbe farci riflettere sulla capacità di sviluppo e innovazione caratteristica del nostro mondo. Se chi nasce come nativo digitale si sta già trasformando in un dinosauro industriale, avviato verso l’estinzione, il confine lo stiamo toccando con mano.

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2 Commenti

  1. Nuova Informazione
    Pubblicato il 27 gennaio 2016 alle 18:16 | Permalink

    grazie Guido.
    Lucido sunto di una tragica situazione di cui non so quanti, tra politici e giornalisti, si rendano conto. Gli editori non so. Mi pare giochino al ribasso e a fare altro. Il caso Unità è storia a parte, ma mi sembra esemplare di cialtroneria e insipienza.
    ciao Oreste

  2. Nuova Informazione
    Pubblicato il 27 gennaio 2016 alle 23:34 | Permalink

    Nota congiunta di FNSI e Stampa Romana:

    Oltre al danno la beffa. La rischiano i lavoratori de l’Unità, dipendenti della Nie srl in liquidazione. La procedura concorsuale che ha previsto per tutti la cassa integrazione a zero ore, eccetto che per i 27 assunti dall’Unità srl che edita il quotidiano tornato in edicola, rischia di chiudersi con il licenziamento collettivo dei dipendenti. In pratica il commissario Paolo Cabras vuole chiudere la procedura e, per farlo, sacrifica la cassa integrazione e anticipa il licenziamento dei colleghi.
    Così, per esigenze di cassa (cercare di non pagare loro il mancato preavviso) questi giornalisti, questi lavoratori verrebbero privati dell’ammortizzatore sociale cui hanno diritto sulla base degli accordi sindacali sottoscritti dalle parti che hanno consentito l’avvio della procedura del Concordato preventivo in bianco. Per tutelare i diritti dei creditori chirografari si finiscono per negare quelli dei lavoratori dipendenti che sarebbero “creditori privilegiati” nei confronti della Nie in liquidazione. In realtà la soddisfazione piena del loro credito – stipendi non erogati, pagamento delle ferie non godute, Tfr, ecc – è subordinato alla capienza della Nie in liquidazione e le risorse al momento disponibili sono quasi completamente destinate alla copertura delle spese milionarie della liquidazione. Per i dipendenti sarà assicurato al momento solo il 21 per cento delle spettanze. Una vera beffa resa ancora più pesante dall’incertezza della data di convocazione dell’asta per la vendita dell’Unità ora in affitto. Dalla vendita arriveranno, infatti, le risorse per la chiusura in bonus del concordato e quindi per il pagamento dei creditori. Si accelera il licenziamento dei colleghi e non si procede alla rapida indizione dell’asta. Così a pagare il conto salato di questa accelerazione ipotizzata dal commissario Cabras saranno i colleghi e l’Inpgi. Fnsi e Stamparomana chiedono al Commissario liquidatore di fermarsi, riscrivere il piano, garantire le tutele del diritto al lavoro dei colleghi della vecchia Nie.

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