TgR Lombardia, se il peggio ritorna

di Matteo Maraffi
Non è la prima volta che i telegiornali regionali si lasciano andare a dar conto di situazioni in cui si fa palesemente apologia del fascismo come fossero innocui episodi di cronaca o di costume. Un servizio di parecchi anni fa del TG Lombardia mi aveva sconcertato, allora ero in redazione e manifestai la mia indignazione affiggendo in bacheca queste parole:
Il servizio sui funerali di Nico Azzi ha ferito la mia sensibilità, come credo quella di molti altri cittadini e telespettatori. Per la mia generazione le imprese sue e dei suoi camerati, la violenza, gli attentati dinamitardi di quegli anni sono rimasti come segno indelebile su una giovinezza che non poteva essere spensierata, personalmente ricordo l’agente di Polizia Marino ucciso dalla bomba a mano lanciata dal mio compagno di banco alle elementari, che ha passato gran parte della sua vita in galera (la bomba gliel’aveva procurata Azzi, prese solo due anni)…
Un tipo dall’aspetto trucido e la testa rasata ha avuto voce su un canale di servizio pubblico per affermare che Nico Azzi non si può considerare un terrorista, perché “lo faceva” (attentati esplosivi, accoltellamenti… n.d.r.) “con il cuore”…
Dall’esterno non si levò nessuna voce e ottenni soltanto che la collega autrice del servizio mi togliesse il saluto per anni.
Ma non si possono comprendere le radici di un certo modo di proporre le notizie, al confine tra sciatteria e irresponsabilità, se non si fa un po’ di storia della testata giornalistica regionale.

Quando partì la terza rete i notiziari locali facevano parte del TG3, ma questa situazione non piaceva ai democristiani, che non volevano neanche formalmente dipendere dal comunista Curzi (che peraltro non interferiva affatto con le scelte dei capiredattore, da subito nominati dalla politica). Una testata ad hoc avrebbe offerto in più la ghiotta opportunità di una gerarchia nuova di zecca e una pletora di nomine dirigenziali, con i partiti pronti a coglierle come ciliegie. Fermo restando dunque che le redazioni regionali avrebbero continuato a rispondere, e corrispondere alla politica locale, venne creata prima Rai Regione, poi TGR, una contraddizione in termini: la testata nazionale delle autonomie regionali. I direttori via via nominati in epoca democristiana sono sempre stati personaggi di secondo piano, con una spiccata attitudine alla burocrazia più che al giornalismo, i piani editoriali generici e vaghi, nessuno li leggeva, si saltava direttamente ai nomi dei vicedirettori. Con l’ascesa di Berlusconi arrivò Vigorelli che si atteggiava come il cattivo di uno scalcinato spaghetti-western.

Il primo governo Prodi mandò a dirigere la Rai Zaccaria e Celli, che finalmente ebbero il coraggio di dire quello che tutti sapevano: non c’era nessuna ragione editoriale che giustificasse di tenere separate due testate sulla stessa rete, così le riunificarono e nacque il T3, ma durò poco, tornato al governo Berlusconi, la prima cosa che fecero fu di scorporare nuovamente la TGR e, dopo il lungo regno di Angela Buttiglione, una sicurezza per la curia romana, arrivò Maccari, affiancato dal prode Casarin, uomo di fiducia sia della Lega che di Berlusconi, prudente e ossequioso si ritrovò da solo al comando, quando la tempesta Minzolini fece dirottare Maccari al TG1. Dopo un anno però misteriosamente si dimise “per motivi personali”. Dall’anno scorso è tornato, la sua linea editoriale difficile da cogliere, forse perchè non ne ha una, la Lega a scanso di equivoci gli ha affiancato per il nord il più organico Pacchetti. Più che prudente pavido, il nostro ha sempre cercato di tenersi lontano dai guai, e quando arrivano rifilare ad altri una responsabilità che la legge attribuisce esclusivamente al Direttore. Di questo scaricabarile la TGR è da sempre terreno di coltura, la vaghezza della linea di comando non giustifica però il ridicolo di un Direttore che si dissocia (sic) dalla messa in onda del servizio sui fascisti di Predappio, lui che è il solo responsabile della testata.

Avete voluto la bicicletta TGR, con tutte le sue prebende? E allora pedalate.
Casarin deve solo dimettersi.

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