Testimoniare l’inferno. Cronache di Genova, 20 anni dopo

Fa ancora male pensarci, anche se non serve grande fantasia, perché molto venne ripreso dagli obiettivi o restò inciso nei taccuini dei colleghi arrivati da ogni parte a Genova per il G8. Impossibile dimenticare, visto che ogni tanto nuove scene di violenza istituzionale, carceraria ad esempio, ce lo impedirebbero. Così stasera dalle 18 alle 23, vent’anni dopo, i cronisti di allora assieme ai rappresentanti del Sindacato e dell’Ordine liguri, della Fnsi, a parenti di vittime, si troveranno in piazza, anzi ai giardini Luzzati, per ricordare e raccontare ancora. A distanza l’incontro potrà essere seguito in diretta su Good Morning Genova e sulle pagine social della Fnsi. Ci affidiamo alle parole del collega Zinola, ch’era stato testimone di quell’inferno e che al mestiere di giornalista ha sempre affiancato l’impegno sindacale per la categoria.

di Marcello Zinola

16 luglio 2021, i giornalisti tornano in piazza (dove sono tutti i giorni da testimoni spesso scomodi) a vent’anni dal G8. Cosa è cambiato in questi anni e quale lezione è arrivata venti anni fa? L’appuntamento è nell’arena dei Giardini Luzzati nel centro storico di Genova, con il CeSto e Good Morning Genova che manderà in diretta la serata dalle 18 sino alle 23.
Cosa è cambiato, cosa è rimasto o, meglio, dove eravamo rimasti? Ai giorni e alle notti della Diaz e del carcere provvisorio e speciale di Bolzaneto dove come nelle strade la democrazia fu sospesa e calpestata. Dalle istituzioni, dalle carenze della politica, dalle forze di polizia e dalla frangia violenta, indisturbata e mai indagata, che violentò Genova cancellando una generazione dalla politica.

Venti fa ero cronista nella città e in quello che accadeva con centinaia di altri colleghi e con altri colleghi dell’Associazione Ligure Giornalisti/Fnsi di cui ero segretario, pur lavorando, riuscimmo ad assistere 1200 colleghi, molti giovani, italiani e stranieri. Tutti appartenenti al mondo del lavoro autonomo. Ecco per la categoria fu una prima svolta. Ci credevano da prima in Liguria e in altre regioni, non tutti ne erano convinti nella categoria e nella stessa Fnsi ma quella intuizione condivisa con Paolo Serventi Longhi ha aperto la strada (ancora incompleta) di una diversa presenza, ruolo, peso di chi oggi rappresenta ormi i due terzi della “produzione” dell’informazione. Genova 2001 ha rappresentato una lezione da parte dei colleghi del giornalismo per immagini, fondamentale ieri e oggi, per documentare e testimoniare.

Genova è stata una drammatica palestra di violenza come ha ricordato in questi giorni Enrico Zucca, l’allora pm di molte indagini in cui spesso pezzi consistenti dello stato hanno pesantemente remato contro e ostacolato le inchieste: “Quando l’allievo è pronto appare il maestro. Forzando un po’ l’aforisma zen, si può dire che, maturate le condizioni, si è pronti a cogliere l’opportunità -ha scritto per Good Morning Genova-. Così spieghiamo lo scempio dei diritti al G8 genovese di vent’anni fa, confrontandoci con la realtà che l’uso sproporzionato della forza anche letale, gli arresti illegali di massa, la falsificazione delle prove, le tecniche di trattamento inumano e degradante dei detenuti, le torture, erano già nelle capacità e nello strumentario utilizzabile delle forze dell’ordine democratiche. “Mi sembra di capire che quella notte lo stato di diritto a Genova era sospeso”: notava sbigottito a Londra il Giudice che nel 2002 presiedeva all’assunzione delle testimonianze di alcune vittime della Diaz, ascoltando il racconto di Mark Covell, ridotto in fin di vita a manganellate e calci mentre si trovava di fronte alla scuola circondato da alcuni poliziotti, rimasti ignoti, nonostante le riprese filmate
della raccapricciante azione. Anticipando ciò che avrebbero confermato le alte magistrature nazionali e la Corte Europea dei Diritti Umani, Amnesty evidenziava la gravità delle violazioni occorse, non solo per la loro diffusione, ma perché dal dopoguerra non erano mai emerse in tal misura in un contesto di democrazia occidentale. Non erano neppure invocabili quelle situazioni di eccezionale stress che purtroppo si sarebbero verificate in sede internazionale dopo l’11 settembre e che avrebbero indotto a teorizzare a un certo punto quelle deviazioni dei corpi di polizia e sicurezza, financo la tortura, come il New Normal”

La violenza colpì, come colpisce oggi con le minacce e le intimidazioni, gli assassinii, tutti i giornalisti. E spesso gli obiettivi sono i colleghi con meno tutele, salvo poi essere sbandierati da direttori ed editori come eroi, tanto costano molto poco come costava poco ignorato per anni anche da morto, Giancarlo Siani.

L’appuntamento di venerdì 16 è stato organizzato dall’Associazione Ligure dei Giornalisti/Fnsi con l’’ordine dei giornalisti. “Nell’immediatezza dei giorni successivi al G8 uscimmo con un instant book ‘La penna è più forte della spada’ – ricorda il segretario dell’associazione dei giornalisti della Liguria Fabio Azzolini – oggi vogliamo verificare ancora quali spade si frappongono all’esercizio del diritto di cronaca nel nostro Paese. Secondo noi sono molte e sono diverse”. Al dibattito parteciperanno fra gli altri Paolo Borrometi, presidente di articolo 21, giornalista minacciato dalla mafia e costretto dal 2014 a vivere sotto scorta, i fotoreporter liguri, i colleghi dei comitati precari costituiti nei grandi gruppi editoriali. avvocati del Genoa social forum e rappresentanti del sindacato dei giornalisti tra cui Raffaele Lorusso, segretario generale della Fnsi.

In piazza ci saranno i fotoreporter liguri, i colleghi dei comitati precari costituiti nei grandi gruppi editoriali. Saranno queste due realtà ad aprire la serata, una scelta ieri, come oggi, non casuale. E, poi, Alessandra Ballerini, avvocata, già volontaria del Legal social forum, legale della famiglia di Giulio Regeni; Paolo Borrometi, presidente di articolo 21, collega minacciato dalla mafia e costretto dal 2014 a vivere sotto scorta; Alessandra Costante, vicesegretaria nazionale della Fnsi; Roberto Centi, presidente della Commissione Antimafia Liguria; Antonio Di Rosa, direttore de IL SECOLO XIX durante i fatti del G8, Raffaele Lorusso, Segretario generale della Fnsi; Attilio Lugli; presidente dell’Odg Liguria nel 2001; Marina Macelloni, presidente dell’Inpgi; Mattia Motta, presidente della Commissione Nazionale Lavoro Autonomo che siede al tavolo del confronto sulla legge per l’equo compenso; Enrico Scopesi, Presidente della Camera penale regionale Ligure; Paolo Serventi Longhi, segretario generale della Fnsi nel 2001; Marcello Zinola, segretario del sindacato dei giornalisti liguri nel 2001.

“Sarà un momento di riflessione importante sullo stato della professione – dice il presidente dell’ordine dei giornalisti della Liguria Filippo Paganini – e in particolare sulle norme che la regolano. Noi siamo convinti che serva una revisione generale della normativa sull’editoria: l’altro giorno c’è stata una pronuncia della corte Costituzionale che ha invitato il Parlamento a modificare la norma sulla diffamazione a mezzo stampa per la quale ancora si va in prigione. Noi non chiediamo che il reato sia depenalizzato, chiediamo che ci sia una modifica, una riforma che si adegui alla situazione europea e più in generale crediamo che ci sia bisogno di un intervento globale da parte della politica e del Parlamento che tenga conto anche delle sollecitazioni a riformare l’accesso alla professione avanzate dall’ordine dei giornalisti”.

Vent’anni dopo la strada è ancora impervia.

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