Solidarietà a Paolo Berizzi

berizzi primo pianoStriscioni d’insulti, minacce sul web, l’auto danneggiata con svastiche e scritte. Un crescendo che ha convinto la prefettura di Bergamo a mettere Paolo Berizzi sotto “sorveglianza dinamica” (cioè pattuglie passano a controllare sotto casa o altri luoghi da lui frequentati). Il collega di Repubblica però è persona tenace e non si lascia intimidire: da anni indaga la crescente galassia nera del Varesotto e della Brianza. Da Do.Ra. a Lealtà e Azione agli Arditi 2012. Fra gli altri è stato preso di mira dalla frangia nera degli ultrà del Varese Calcio. Questo uno degli striscioni

, ed è il più garbato dei molti…: berizzi striscione
Il giornalista bergamasco attraverso gli articoli sul quotidiano e col suo libro “Bande nere. Come vivono, chi sono, chi protegge i nuovi nazifascisti” (edito da Bompiani) ha mappato una realtà che da tempo le associazioni antifasciste, Anpi in testa, hanno denunciato. Monitorate dalla Digos, sono cresciute facendo proseliti soprattutto fra i giovani, nelle periferie, tra i tifosi ultrà, talora sotto forma di associazioni culturali, talaltra camuffandosi da centri sociali. Rese sempre più baldanzose da una diffusa sottovalutazione, come dimostra la recente irruzione milanese a Palazzo Marino.
Eppure Paolo Berizzi ne descrive da tempo la pericolosità. Questo è un esempio di quanto scriveva su La Repubblica, nel dicembre 2016, a proposito dei Do.Ra.:
“I Do.ra. – acronimo della Comunità militante dei dodici raggi (i raggi del Sole nero, simbolo del castello tedesco di Wewelsburg, sede operativa delle SS) – sono la più numerosa e organizzata comunità nazionalsocialista italiana. Quattro anni di vita sottotraccia. Formalmente “associazione culturale”. In pratica un micro pezzo di popolazione varesotta che, 71 anni dopo la fine del regime nazista, prospera sugli orrori incisi nella storia. “I veri eroi sono i nazisti che hanno combattuto. Noi possiamo solo contestare il sistema e vivere secondo le nostre regole Comunitarie”. Cose dell’altro mondo. Eppure Alessandro Limido, 34 anni, figlio di una ex hippie e di Bruno Limido, già calciatore della Juventus poi coinvolto in una vicenda di caporalato e fatture false, non fa una piega. Limido jr è “Ale di Varese”, il “presidente”. Vende piscine con la Almipool group di Azzate. Ma il senso della vita è la leadership di questa tribù marziana cresciuta sul modello del nazismo delle origini nel ventre della periferia di Varese.”.
Infine ed in particolare allarmanti sono gli ultimi insulti ricevuti attraverso Facebook, visto che a lanciarglieli è stato il tristemente noto neofascista Maurizio Murielli che, con Vittorio Loi, venne condannato (lui a 19 anni mentre il figlio del pugile a 18 anni) per l’omicidio dell’agente Antonio Marino, colpito da una bomba al petto il 12 aprile 1973 ai margini d’un violento corteo di MSI e Avanguardia nazionale contro i “luoghi rossi” (Casa dello studente, istituto Virgilio) e la stessa questura “rea” d’aver vietato, sia pure all’ultimo momento, la manifestazione.

Tutta la solidarietà di Nuova Informazione a Paolo, che va ad unirsi a quella del suo CdR e della Federazione:
http://www.fnsi.it/nuove-minacce-a-paolo-berizzi-fnsi-cosa-deve-accadere-ancora-prima-che-le-autorita-intervengano

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