Se i giovani pagano e i vecchi si lamentano…

A proposito del contributo di solidarietà a carico dei pensionati previsto, per 5 anni, dalla riforma dell’Inpgi. Che tanti lai sta alzando fra alcune – non tutte va detto -pantere grige. Forse chi parla della riforma approvata dal CdA dell’Inpgi il 27 luglio scorso dovrebbe prima ripassare le varie forme di “prelievo”a carico degli iscritti. In primo luogo chi sostiene di essersi costruito la pensione versando “fior di contributi” durante la vita lavorativa sostiene il falso:

il sistema Inpgi 1 è a ripartizione, le pensioni vengono pagate da chi è al lavoro, e non a capitalizzazione individuale come l’Inpgi 2 o il Fondo pensione complementare.
Ai giornalisti in attività, per i quali non è previsto il massimale contributivo INPS e che quindi pagano i contributi su tutta la retribuzione anche se supera i 100.000 euro, si applica già dal 1992 una maggiorazione dell’un per cento sulle retribuzioni superiori ai 45.000 euro circa, poi si applica dal gennaio 2010 una trattenuta di cinque euro al mese per il fondo di perequazione delle pensioni e inoltre si applicherà, all’entrata in vigore della riforma, una aliquota dello 0,5% permanente, che ovviamente diminuirà la retribuzione netta.
I futuri pensionati, oggi al lavoro, andranno in pensione più tardi del previsto e avranno una pensione più bassa.
È comprensibile che siano un po’ infastiditi dal can can sul “crudelissimo contributo di solidarietà”…

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