Quanto perde l’Inpgi con i “nuovi” prepensionamenti?

Già da soli i 120 prepensionamenti chiesti dalle aziende editoriali per questo 2020 comporterebbero 5 milioni di mancati tributi all’Inpgi… Perché, diciamolo, le aziende editoriali utilizzano i prepensionamenti – da un decennio, ma ora assai di più “grazie” alle recenti modifiche di legge – in parte per reale bisogno, ma in parte assai maggiore come improprio strumento di gestione. Un opportunismo non facile da contrastare, proprio perché ci sono di mezzo bisogni o interessi di colleghi. Il risultato comunque è un peso che si fa intollerabile per i conti (nota: conti in ordine! come certificato dai ministeri vigilanti) dell’Inpgi ovvero per l’oggi e per il futuro di tutti, attivi e pensionati. Ne parlerà la presidente Macelloni al premier Conte, nel confronto che inizia proprio oggi pomeriggio, 5 febbraio, a Palazzo Chigi, motivandogli quanto già dichiarato nei giorni scorsi: “La legge di Stabilità ha deciso di stanziare nuove risorse per finanziare i prepensionamenti della categoria: una misura che forse darà sollievo alle aziende editoriali, ma di sicuro appesantirà ulteriormente i conti dell’Inpgi”.

A dimostrazione gli uffici Inpgi hanno elaborato una tabella, semplice semplice ma chiarissima – la si trova sul sito – , che mostra l’andamento della spesa sostenuta per disoccupazione e ammortizzatori sociali da quando l’Istituto ha dovuto applicare queste nuove regole:

Partendo dall’analisi delle cifre che ne descrivono l’andamento evolutivo nel corso dell’ultimo decennio – è il commento che l’accompagna – emerge che il fenomeno ha fatto registrare un brusco incremento a partire dall’anno 2010 (anno dal quale le aziende hanno fatto ricorso in modo in modo massiccio ai prepensionamenti) a seguito del quale si è manifestata una progressiva crescita della spesa che ha raggiunto il suo apice nell’anno 2016, con un aumento per gli assegni per cassa integrazione, in quell’anno, pari al 550% circa e pari al 700% circa per i contratti di solidarietà. Dal 2017 si è invece verificata una diminuzione delle richieste e dei costi complessivi“.

*Dati provvisori da assestamento di bilancio 2019

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