Piero e noi

Se n’è andato Piero Scaramucci, dopo una vita da generoso protagonista e dopo un agosto di sofferenze, ad 82 anni. Nato a Praga e cresciuto umbro, ha poi preso stabilmente possesso del capoluogo meneghino. Un vero milanese, insomma… piero in rai

Lotta Continua, Rai3, Radiopop, Gruppo di Fiesole e Nuova Informazione, Anpi, Articolo21 …: sono stati molti gli strumenti delle sue battaglie civili. Alcuni preesistenti; ma se lo strumento non c’era, no problem, se lo creava. Per noi di Nuova Informazione è stato più che un collega ed un compagno, più che un dirigente sindacale, più che un amico. E’ stato un fratello maggiore. “Maggiore” anche per chi in fondo aveva pochi anni di differenza. Qui accanto, sull’home page, l’articolo scritto ormai dieci anni fa da Piero e qui mantenuto proprio per la sua straordinaria attualità. E non ha mai smesso di dirci la sua – ascoltatissima – opinione: lo scorso febbraio ha guidato la nostra delegazione di Nuova Informazione al 28.mo Congresso Fnsi, a Levico. Val la pena allora ripubblicare la composizione di volti costruita per l’occasione e che non a caso ha lui al centro:

I CANDIDATI DEFINITIVO

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18 Commenti

  1. Nuova Informazione
    Pubblicato il 11 settembre 2019 alle 14:25 | Permalink

    Mi è toccato dare ai colleghi di Nuova Informazione una notizia terribile. Che la nostra comunità aveva appena perso il suo fondatore. E la comunità ha risposto con affetto e dolore. Marina Cosi

    Ore 14,25 dell’11 settembre 2019:
    Pochi minuti fa è mancato Piero Scaramucci, il papà di Nuova Informazione, nonché di Radiopop nonché colonna Rai3, nonché nonché nonché….
    Più che un amico. Un abbraccio a Mimosa e alla figlia.
    Non trovo altre parole…
    Marina

  2. Nuova Informazione
    Pubblicato il 11 settembre 2019 alle 18:18 | Permalink

    di Beppe Ceccato

    Ciao Piero. Ho avuto la fortuna di vivere l’ultimo congresso della Fnsi con te e con gli amici di NI. Abbiamo discusso (tanto), parlato di sindacato e di politica, sorseggiato grappe e scherzato sul mondo. Grazie per tutto.

  3. Nuova Informazione
    Pubblicato il 11 settembre 2019 alle 18:57 | Permalink

    La notizia e i ricordi sulla “sua” Radiopop

    https://www.radiopopolare.it/2019/09/e-morto-piero-scaramucci/

  4. Nuova Informazione
    Pubblicato il 11 settembre 2019 alle 19:37 | Permalink

    Ci ha lasciato Piero Scaramucci, fondatore di radio popolare e del gruppo di Fiesole, dirigente della federazione della stampa e dell’Usigrai, autore di straordinarie inchieste sulla “Strage di Stato”., inviato della Rai, sempre dalla parte degli ultimi, degli oscurati,degli invisibili.
    Antifascista da sempre , nemico di ogni prepotenza, aveva nel cuore la Costituzione e il suo articolo 21, anche a Lui su deve la nascita della nostra associazione.
    Sino alla fine ha portato il suo contributo alle istituzioni dei giornalisti, partecipando come delegato eletto a Milano nelle liste di Nuova informazione e, anche in quella occasione, ci ha invitato a procedere sulla strada della tutela della Costituzione antifascista e antirazzista, senza nulla concedere al pessimo “Spirito dei tempi” e al silenzio complice degli opportunisti di ogni natura e colore.
    Sarà nostro dovere, insieme al Sindacato Lombardo dei giornalisti,alla sua comunità,ad Articolo 21, trovare il modo migliore per ricordarlo, legando la sua memoria ad una inziativa che duri nel tempo e che sappia “Onorare” chi ha davvero dedicato una vita alla libertà e alla tutela della dignità, “Senza distinzione di fede,etnia,condizione sociale, colore della pelle”
    Un abbraccio alla sua compagna Mimosa Burzio e sua figlia Marianna,
    Beppe Giulietti

  5. Nuova Informazione
    Pubblicato il 11 settembre 2019 alle 19:39 | Permalink

    “La coerenza di Piero”, di Barbara La Porta

    La coerenza di Piero Quando firmammo insieme il manifesto di convocazione di un gruppo di giornalisti che da volontari volevano trovarsi per cambiare il loro sindacato (sarebbe poi diventato il gruppo di Fiesole) io e Piero Scaramucci decidemmo di studiare le origini delle nostre famiglie per capire se eravamo parenti. Non lo eravamo, anche se lui trovo’ che un ramo degli Scaramucci di Norcia si era trasferito nel 700 nelle Marche, da cui provengo io. Ci divertiva l’idea perche’ ci accomunavano molti ideali, soprattutto la voglia di una informazione libera, autorevole, documentata, dalla parte dei piu’ deboli. Piero fu fondamentale per far nascere Fiesole e l’Usigrai. Un collega di una coerenza rara, inattaccabile, che e’ riuscito ad essere un grande inviato della Rai e poi l’animatore di una grande realta’ di informazione radiofonica come Radio Popolare, senza mai scendere a compromessi, sempre e solo a schien dritta. Quando ascoltavi un intervento di Piero imparavi sempre qualcosa, anche perche’ aveva una cultura straordinaria, abbinata alla curiosita’ e al rigore del controllo delle fonti. Ci mancherai tanto.

  6. Nuova Informazione
    Pubblicato il 11 settembre 2019 alle 19:40 | Permalink

    Un privilegio averlo incontrato, un piacere averlo avuto come compagno di lavoro nel sindacato. Un esempio per il rigore, l’indipendenza e la coerenza che ha sempre avuto.
    Bianca Mazzoni

  7. Nuova Informazione
    Pubblicato il 11 settembre 2019 alle 19:42 | Permalink

    Abbiamo appreso con profondo dolore la scomparsa di Piero Scaramucci, apprezzato e stimato giornalista. Negli anni ’60 e ’70 Scaramucci, come giornalista della Rai ha seguito vicende di cronaca, sindacali e politiche dalla morte di Enrico Mattei ai fatti del ’68, dalle vicende della banda Cavallero ai conflitti sociali, dall’alluvione di Genova al processo di Catanzaro per la strage di Piazza Fontana.
    Negli anni ’80 per le rubriche del TG1 ha svolto inchieste e reportage, come quelle della guerra Iran-Iraq e il primo reportage dalla Cambogia del dopo Pol Pot.
    Nel 1987 ha seguito per il TG2 l’alluvione in Valtellina effettuando la diretta sulla tracimazione. E’ stato inviato della trasmissione Samarcanda con dirette dai luoghi critici della mafia. Al TG3 nel 1991 ha condotto l’edizione della notte nel periodo della prima guerra del Golfo. Nel febbraio del 1992 ha assunto la direzione di Radio Popolare, che aveva contribuito a fondare del 1976, incarico che ha ricoperto fino all’ottobre del 2002. Piero ha pubblicato il bellissimo libro -intervista con Licia Pinelli “Una storia quasi soltanto mia” .
    Piero ha seguito con grande attenzione e competenza tutto il periodo della strategia della tensione e le vicende legate alla tragica fine di Giuseppe Pinelli.
    A Scaramucci il Comune di Milano ha conferito l’Ambrogino d’Oro nel 2001.
    Pietro, sempre politicamente attivo, era attualmente Vicepresidente della Sezione Anpi Almo Colombo, del quartiere Isola, alla quale ha dedicato, con passione ed impegno la propria attività.
    Sono sempre state per noi fondamentali le sue analisi, approfondite, stimolanti e mai banali sulla situazione politica, economica e sociale del nostro Paese.
    Ci siamo visti l’ultima volta lo scorso 10 agosto, in piazzale Loreto, nella ricorrenza del 75° anniversario dell’eccidio dei 15 Martiri e ci siamo ripromessi di riprendere con slancio l’iniziativa della nostra Associazione per contrastare il risorgere dei movimenti neofascisti e il crescente clima di odio e di intolleranza che sta investendo il nostro Paese.
    Ricorderemo sempre Piero con commozione ed affetto.
    Alla moglie Mimosa, alla figlia Marianna, ai familiari esprimiamo l’affettuosa vicinanza di tutta l’Anpi.

    Roberto Cenati
    Presidente ANPI Comitato Provinciale di Milano

  8. Nuova Informazione
    Pubblicato il 11 settembre 2019 alle 19:47 | Permalink

    Da FNSI e ALG:
    Ci ha lasciato Piero Scaramucci, fondatore di Radio Popolare, protagonista del Gruppo di Fiesole, per anni inviato Rai, autore di inchieste sulle stragi di Stato, anti-fascista sempre in prima linea contro censura e bavagli, in difesa della Costituzione.
    Sino alla fine impegnato nel sindacato, aveva partecipato anche all’ultimo Congresso nazionale della Stampa italiana come delegato della Lombardia eletto nelle liste di Nuova Informazione, che aveva contribuito a fondare, e anche in quella occasione aveva portato il suo spirito libero, critico, ironico, che ha segnato la sua vita professionale, sindacale e privata.
    Scaramucci, nato a Praga nel 1937, è morto a Milano all’età di 82 anni. Lascia la moglie Mimosa Burzio e la figlia Marianna. In Rai dal 1961 al 1992, poi direttore di Radio Popolare fino al 2002, anche dopo le dimissioni dalla direzione è sempre rimasto legato alla radio.
    È stato membro del Consiglio nazionale della Fnsi e membro del Direttivo dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti. Ha insegnato alla Scuola di giornalismo dell’Ordine della Lombardia, alla Radiotelevisione della Svizzera Italiana e allo Iulm di Milano.
    La Federazione nazionale della Stampa italiana e l’Associazione Lombarda dei Giornalisti si stringono attorno ai familiari in un affettuoso abbraccio.

  9. Nuova Informazione
    Pubblicato il 11 settembre 2019 alle 19:58 | Permalink

    di Paolo Maggioni
    La Rai e Radio Popolare. Le due case di Piero Scaramucci hanno sempre avuto un forte collante: il servizio pubblico, inteso nel senso più alto. Nato a Praga nel 37, Scaramucci entra in Rai nel ‘61, con quel gruppo di precari -allora si chiamavano “abusivi”- che farà strada. Tra loro c’è anche Beppe Viola. Segue la politica milanese ed è in quel gruppo di cronisti più attivi, dopo la strage di piazza Fontana, nell’indagare oltre le verità ufficiali. È un atto di puro giornalismo civile: scrive a quattro mani un libro con Licia Pinelli, la vedova di Pino, il ferroviere anarchico precipitato durante un interrogatorio in questura. Quel testo -“una storia quasi soltanto mia”- contribuirà alla completa riabilitazione di un uomo innocente, per tutti la diciassettesima vittima della strage in cui l’italia perse l’innocenza. Nel mezzo dei turbinosi anni Settanta Scaramucci si regala alcuni mesi di aspettativa da una Rai ancora molto ingessata e dà corpo ad un sogno: una radio libera, Popolare, che sapesse svecchiare i linguaggi e fare un giornalismo nuovo, non filtrato, quello che oggi -con mezzi diversi- chiamiamo citizen journalism. Monta la radio direttamente in una stanza di casa, il mitico Metrocubo. È un successo: in onda irrompono le telefonate degli ascoltatori. Opinioni, dibattiti, racconti in presa diretta, partecipazione e laboratorio culturale via etere: nasce una comunità che ancora oggi -pur di garantire a radio popolare una Completa indipendenza- la sostiene economicamente con oltre 18 mila ascoltatori abbonati. Quei microfoni battezzano gli esordi di alcuni tra i più apprezzati giornalisti, autori e conduttori radiotelevisivi italiani lanciando un messaggio caro al suo fondatore: il giornalismo non può essere equidistante, ma deve sempre essere equanime. Non fare sconti, non accettare verità precostituite, seguire la realtà non avendo la pretesa di spiegarla, ma di offrire nuovi dubbi, punti di vista diversi è una voce a chi non ce l’ha. Diede un forte contributo anche al sindacato dei giornalisti, prima nell’ideazione della Carta di Fiesole, sui valori del pacifismo, e in una altra stagione fu tra i fondatori di articolo 21.
    E si ritorna all’inizio, al valore pubblico del giornalismo: essere sempre al servizio dell’ascoltatore. “Il maltempo non esiste” era una delle prime lezioni che Piero regalava ai suoi giovani cronisti invitandoli a precisare e a lasciare le espressioni più abusate “chi ti ascolta vuole sapere se incontrerà un acquazzone, un alluvione, un uragano o una frana. Non perdere altro tempo, e cerca di spiegarglielo”.

  10. Nuova Informazione
    Pubblicato il 11 settembre 2019 alle 23:41 | Permalink

    di Marina Macelloni

    Molto di quello che ho imparato in questi anni lo devo a Piero. I suoi pensieri, le sue idee, il suo modo di ragionare e confrontarsi con tutti mi accompagneranno per sempre. Abbiamo riso insieme al congresso pochi mesi fa e sono felice di averlo abbracciato. Ciao Piero

  11. Nuova Informazione
    Pubblicato il 11 settembre 2019 alle 23:57 | Permalink

    di Adriana Fracchia

    Addio grande Piero Scaramucci… Sono negli Usa e ho letto ora la notizia su Internet😪

  12. Nuova Informazione
    Pubblicato il 12 settembre 2019 alle 09:47 | Permalink

    di Giampiero Rossi

    Oltre a tutto ciò che avete detto in molti, io ricordo anche un collega (direttore) gentile e cordiale con tutti, anche con i pivelli. Grande perdita, grande dolore

  13. Nuova Informazione
    Pubblicato il 12 settembre 2019 alle 11:49 | Permalink

    di Rita Musa

    A volte il dolore è così profondo che non si riescono a trovare le parole….
    Ciao Piero. Un abbraccio grande a Mimosa.

  14. Nuova Informazione
    Pubblicato il 13 settembre 2019 alle 11:31 | Permalink

    di Valeria Tegami

    Un’immensa tristezza e, essendo impossibile un ultimo abbraccio posso solo far sapere alle due donne della sua vita che fra i moltissimi che lo stimano, lo ricorderanno sempre e che gli hanno voluto bene ce n’è una in più. Ciao Piero.

  15. Nuova Informazione
    Pubblicato il 13 settembre 2019 alle 15:59 | Permalink

    di Oreste Pivetta
    Il 10 agosto era un’altra volta in piazzale Loreto, per partecipare alla commemorazione dei quindici martiri, vittime dei nazifascisti. Un’altra volta Piero Scaramucci aveva voluto testimoniare la propria fedeltà agli ideali della Resistenza, manifestare il proprio impegno politico, impegno di una vita. L’altro giorno, martedì, ci è giunta la notizia della sua morte, dopo un mese di ricovero in ospedale. Non si sapeva nulla del malanno che lo aveva colpito, un aneurisma. Piero aveva 82 anni. L’avevamo incontrato poco tempo fa, ad una manifestazione del sindacato della stampa e poi la sera, quando ci si riuniva per discutere qualcosa del futuro congresso della Federazione nazionale: come sempre sorridente, garbato, pronto a interloquire con il tono gentile e riflessivo di sempre, capace di considerare con intelligenza critica, quasi radicale, e sempre con lucidità i fatti del mondo… Lo ricordiamo così, ottimo giornalista, bella persona.
    Piero Scaramucci era stato alla Rai e negli anni sessanta e settanta aveva seguito una infinità di vicende politiche e sindacali e tanti episodi di cronaca, dalla morte di Enrico Mattei ai fatti del ’68, dalle rapine della banda Cavallero ai conflitti sociali, dall’alluvione di Genova al processo di Catanzaro per la strage di Piazza Fontana. Negli anni ottanta, per le rubriche del Tg1, aveva svolto inchieste e reportage, come quelli sulla guerra Iran-Iraq e sulla Cambogia del dopo Pol Pot. Nel 1987 aveva raccontato per il Tg2 l’alluvione in Valtellina. Era stato inviato della trasmissione Samarcanda con dirette dai luoghi critici della mafia. Nel 1991 aveva condotto l’edizione della notte del Tg3 nel periodo della prima guerra del Golfo.
    Dopo la Rai, la direzione di Radio popolare, un ritorno. Perché Piero, con la curiosità, l’intelligenza, la combattività che gli sono sempre state riconosciute, aveva partecipato alla nascita, molti anni prima, nel 1975, della radio che aveva rotto gli schemi dell’informazione politica e culturale, che aveva saputo cogliere più di qualsiasi altro media, giornale o radio o televisione, i cambiamenti in corso nella società italiana. Alla fondazione Piero Scaramucci ne era stato brevemente direttore. Sarebbe tornato nel 1992, per dirigerla lungo un decennio, rimanendo poi per tutti, dentro la redazione e tra gli ascoltatori, un riferimento.
    Piero Scaramucci si era impegnato anche nel sindacato dei giornalisti, alla fondazione, oltre un trentennio fa, nel Gruppo di Fiesole e poi in Nuova informazione. In un lungo articolo proprio per il sito di Nuova informazione, ricordava quei tempi ormai lontani: “Mi ha fatto impressione, riguardando le carte, che alcune questioni cruciali che indicavamo allora siano assai simili a quelle di oggi: la pubblicità che guida le scelte editoriali, il precariato, il controllo politico sui media, le clientele, i tentativi di delegittimazione del sindacato, il bisogno di etica”. Un quadro preciso del presente.
    Si deve ancora citare il suo lavoro nell’Anpi, in una sezione del quartiere Isola, a Milano, all’Anpi perché pensava che ci fosse ancora molto da fare di fronte all’insorgere dei turpi fantasmi del passato fascista. Ne ebbe una prova tangibile, quando invitato a Pavia dalla giunta di centrosinistra a celebrare in piazza il 25 Aprile, si vide “cancellato” da un commissario prefettizio, preoccupato di “possibili polemiche”. Vergogna cui cercò di rimediare Radio popolare diffondendo in diretta via etere il discorso di Piero, discorso che giunse grazie ad alcuni buoni altoparlanti anche nelle strade pavesi.
    Lascio per ultimo il bellissimo libro che scrisse raccogliendo le parole di Licia Pinelli, la vedova di Giuseppe Pinelli, il ferroviere anarchico che morì “precipitando” da una finestra della Questura di Milano, ingiustamente trascinato nell’inchiesta per le bombe fasciste di Milano e di Piazza Fontana. “Una storia quasi soltanto mia” è il titolo per un libro che andrebbe letto nelle scuole, bellissimo, su quei giorni bui, sul dolore nella solitudine di una moglie e delle sue figlie, sulla feroce ingiustizia di quel mondo impietoso nei confronti di chi non aveva potuto neppure difendersi da un’odiosa accusa, da un’orchestrata calunnia, un libro sulla battaglia per la verità di una donna, che si trovò all’improvviso al centro e vittima di un intrico politico e terroristico. Libro che andrebbe letto magari insieme con le pagine dedicate alla notte in cui morì Pinelli, scritte da un’altra grande giornalista, mi pare dimenticata, Camilla Cederna. Per sapere qualcosa del nostro paese e della tragedia che ci colpì tutti e del suo lungo corso. “Una storia quasi soltanto mia” dice molto di Piero, della sua passione civile, della sua sensibilità, di come si debba intendere il mestiere di giornalista. Aggiungerei, per semplicità, del suo cuore.

    https://www.strisciarossa.it/la-rai-radio-popolare-lanpi-cosa-ci-lascia-piero-scaramucci-giornalista-di-razza/

  16. Nuova Informazione
    Pubblicato il 13 settembre 2019 alle 17:38 | Permalink

    dall’Ordine di Lombardia: “Il saluto a Piero Scaramucci, cronista di grande valore, sindacalista rispettabile e rispettato”

    http://www.odg.mi.it/media-news-italia/il-saluto-piero-scaramucci-cronista-di-grande-valore-sindacalista-rispettabile-e-r

  17. Nuova Informazione
    Pubblicato il 14 settembre 2019 alle 17:29 | Permalink

    di Assunta Sarlo

    Tornati dal saluto a Piero, vi giro il ricordo che abbiamo pubblicato su Cultweek oggi. Con un abbraccio ulteriore a Mimosa, Marianna e a tutti noi.
    https://www.cultweek.com/la-lezione-di-piero/

  18. Nuova Informazione
    Pubblicato il 19 settembre 2019 alle 20:25 | Permalink

    di Matteo Maraffi

    Piero Scaramucci è stato anche un inviato speciale di grande qualità e reporter internazionale ai massimi livelli. Competente di politica estera e molto interessato ai movimenti per la liberazione dei popoli, aveva contatti in tutto il mondo con realtà spesso misteriose. Sono stato suo compagno di avventure, magari ne scriverò più diffusamente, per ora racconto soltanto due episodi, forse marginali, ma chi lo ha frequentato ne riconoscerà il tratto. Nei nostri viaggi abbiamo corso anche tanti rischi, ma Piero, con l’ironia ed un certo suo sereno e razionale fatalismo, aiutava a superare i momenti di paura.
    Nel Kurdistan iraniano, in piena guerra Iran-Iraq, stiamo percorrendo a dorso di mulo una valle stretta e pietrosa, davanti a noi cammina Abu, gigantesco peshmerga curdo che ci fa da guida e guardia del corpo. Ad un tratto un sibilo spaventoso, la granata esplode sulla cresta ad un centinaio di metri da noi, finita la ricaduta dei frammenti di roccia, una scheggia metallica di almeno trenta centimetri rotola ai nostri piedi, Piero mi guarda e dice: -Filmala
    Anch’io lo guardo, terrorizzato: -Sei matto, scappiamo!
    Allora lui, dopo uno sguardo circolare alle infinite montagne che ci circondano, mi chiede ineffabile: -Dove?
    A Phnom Penh, appena liberata da Pol Pot, siamo una sparuta pattuglia di giornalisti, unico altro italiano Tiziano Terzani, inviato di Der Spiegel. La città sotto coprifuoco deserta e spettrale, l’illuminazione pubblica spenta, unico locale aperto il Café de la liberté, vecchio bar coloniale dei francesi. La sera i soldati vietnamiti ci accompagnano lì e restano di guardia, ma Terzani è molto nervoso, teme uno spettacolare attentato dei khmer rouges in città.. Piero lo ascolta in silenzio fumando la sua pipa, poi con tono indifferente: -Se io fossi un terrorista khmer la bomba la metterei proprio qui al Café de la liberté, pensa al clamore di una strage di giornalisti e funzionari dell’ONU…
    A Terzani si drizzano i baffoni, accenna ad alzarsi, poi sorride e ordiniamo ancora da bere.

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