Perchè il caso Fanpage non convince

Cosa pensiamo del caso Fanpage? Naturalmente, giornalisticamente parlando, perchè politicamente non penso ci sia da dire molto, salvo ribadire il disgusto etico. Va bene, bisogna rimanere ottimisti, ci saranno – spero – tempi migliori. Ciò detto, il problema, almeno per me, rimane. E’ giornalismo mandare uno – che giornalista non è – a contattare una controparte – oggi pubblica domani magari privata – proponendogli una combine truffaldina (appalti in cambio di tangenti) e poi avuta la risposta pubblicare il tutto? Ricordo che secondo i nostri principi deontologici

il giornalista deve sempre farsi riconoscere come tale. Unica deroga possibile è quando l’esercizio pubblico della professione potrebbe essere causa di pericolo mettendo a rischio l’incolumità stessa del giornalista. E’ proprio questo elemento che ha giustificato – e giustificherà – le inchieste in cui il giornalista si “camuffa” per potere raccontare quello che davvero accade in alcune realtà dove il pericolo è reale. Ma nel caso di Fanpage non c’è nulla di tutto questo. L’agente provocatore – non so come altro chiamarlo – non è un giornalista e apparentemente almeno non c’è una situazione di pericolo. E allora? Un amico – e collega – mi ha risposto che il discrimine è il fine, ossia smascherare il pubblico malaffare. Ho ribattuto che capivo, ma che trovavo questa giustificazione pericolosa. Molto pericolosa. Chi stabilisce i confini entro i quali la logica dell’agente provocatore è “giusta”? E chi sarebbe il giudice? Non so. Sono molto, molto, perplesso. Sarà l’età.
Michele

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3 Commenti

  1. Nuova Informazione
    Pubblicato il 18 febbraio 2018 alle 01:12 | Permalink

    Viste le tre parti pubblicate finora e condivido il pensiero di Michele sul ruolo del “camorrista”, la telecamera nascosta, i profili deontologici. Aggiungo che in base ai tre video non credo venga dimostrato alcun reato, che un ex boss della camorra che torna in attività, anche dopo lunga pezza, non sarebbe così approssimativo e ignorante sul funzionamento delle amministrazioni. Insomma una cosa del genere non la pubblicherei, e chiederei all’autore dove sia la ciccia. Anche perché lo stile con cui vengono fatte le riprese con camera nascosta si presta a qualsiasi trucco o tarocco.

  2. Nuova Informazione
    Pubblicato il 18 febbraio 2018 alle 01:15 | Permalink

    La questione è delicata. Il giornalista “rende note la propria identità, la propria professione e le finalità della raccolta, salvo che ciò comporti rischi per la sua incolumità o renda altrimenti impossibile l’esercizio della funzione informativa”; la seconda eccezione renderebbe legittimo il camuffamento in certe situazioni, al fine di svolgere il diritto dovere di informare, quando sia “altrimenti impossibile” farlo. (Allegato 1 al Testo Unico della deontologia- Codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica; articolo 2; nb: se non interpreto male la norma).
    Un conto però è informare, smascherare, un altro conto è tendere trappole per stimolare o produrre il reato. Nel caso di Fanpage, non avendo visionato bene i filmati – salvo gli spezzoni dei TG -, non mi pronuncio.
    Saverio

  3. Nuova Informazione
    Pubblicato il 19 febbraio 2018 alle 17:54 | Permalink

    Ringrazio chi ha dato voce, bene, a perplessità che ho avuto anch’io e ringrazio chi ha fornito dati sul reale contenuto. Quindi mi pare di capire che in questi giorni la maggior parte dei colleghi che “racconta” e “commenta” in effetti sappia poco o niente di quanto è davvero accaduto. Complimenti!

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