Partita a tre: Inpgi, ministero e welfare da tutelare

Nei giorni scorsi abbiamo letto sul Sole 24 Ore che la riforma varata dal cda dell’Inpgi a luglio sarebbe stata bocciata dal ministero del Lavoro. L’articolo fa riferimento al parere che il ministero guidato da Poletti avrebbe inviato al ministero dell’Economia. Per quello che abbiamo potuto ricostruire si tratta di un parere preliminare e ancora in fase istruttoria. All’Inpgi infatti non è arrivato ancora nulla di ufficiale: il via libera o meno alla riforma dovrà arrivare infatti in forma congiunta da parte dei due ministeri. Per il momento quindi dobbiamo basarci su quello che riporta il Sole 24 Ore. Il ministero fa una lunga premessa sullo stato di salute del settore e sulle conseguenze della crisi sui bilanci

dell’Inpgi, tutte cose a noi ampiamente note. Ci dice anche che la riforma non appare sufficiente a riportare il sistema in equilibrio e chiede alcune correzioni alla manovra. Il criterio che ispira il ministero sembra quello di avvicinare sempre di più le prestazioni dell’inpgi a quelle del sistema generale, una cosa che il cda dell’Inpgi aveva cercato di limitare il più possibile. Infatti le due principali correzioni richieste riguardano l’età pensionabile e il coefficiente di rivalutazione delle nostre pensioni. L’intenzione sembrerebbe quella di applicare anche all’Inpgi le regole della riforma Fornero sull’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita (quindi il ministero indica ogni anno a che età si può andare in pensione e non ci consentirebbe di fissare un “tetto” a 66 anni come avevamo previsto). Quanto al coefficiente di rivalutazione il ministero chiederebbe di portare l’aliquota massima dal 2,30 previsto nella manovra (oggi è il 2,66) al 2 per cento. In pratica chiedono di essere ancora più aggressivi nei confronti delle pensioni future, quelle di chi ha cominciato a lavorare da poco o lo farà nei prossimi anni, un’altra cosa che la manovra varata a luglio cercava di fare con il massimo dell’equilibrio possibile.
Allo stesso tempo però, sempre secondo quanto riportato soprattutto nelle schede che accompagnano l’articolo del Sole, il ministero considera attuabili fin da subito una serie di aspetti della manovra non meno rilevanti. Per esempio l’aumento di tutte le aliquote contributive che potrebbe partire già dal primo gennaio di quest’anno. Allo stesso modo sembra di capire che il ministero salvi l’impianto di ridefinizione delle medie retributive su cui si calcola la pensione, a patto che si scenda dal 2,30 al 2 di rivalutazione. In entrambi i casi si tratta di misure molto rilevanti ai fini dell’impatto effettivo della manovra: si tratta infatti di circa 30 milioni l’anno di maggiori entrate su un “valore” totale della riforma che a regime dovrebbe raggiungere gli 80-90 milioni. E non si farebbe cenno alle clausole di salvaguardia che sono state pensate e introdotte per evitare il rischio di esodati in un momento in cui le aziende tendono a spingere le uscite il più possibile.
Se questo fosse confermato parlare di bocciatura sarebbe forse forzato: l’impianto complessivo infatti ne uscirebbe tutto sommato confermato con la richiesta di essere più severi nei confronti dei trattamenti futuri.
Un discorso a parte merita il contributo di solidarietà che ha suscitato molte polemiche. In questo caso il ministero sembra farsi carico delle preoccupazioni di una parte della categoria e suggerisce al cda una grande cautela: dal momento che la misura non deriva da un atto di legge, dobbiamo stare attenti perché potrebbe essere oggetto di un contenzioso importante. L’intenzione del cda era quella di introdurre nella manovra un elemento di equità chiedendo un sacrificio, importante ma tollerabile, anche a chi il traguardo della pensione lo avesse già raggiunto. E lo aveva fatto tenendo conto dei pronunciamenti della Corte costituzionale in materia e quindi definendo il contributo “temporaneo e progressivo”.
In conclusione, siamo di fronte al parere preliminare di uno dei due ministeri e non al giudizio definitivo sulla manovra.
Dobbiamo aspettare l’esito finale delle istruttorie ministeriali e prepararci all’idea che il prossimo cda, visti i tempi ormai stretti per il rinnovo della cariche, debba fare delle correzioni nella direzione di un maggiore allineamento dei trattamenti Inpgi a quelli della previdenza generale. Sarebbe importante in queste ore che la categoria esprimesse con una voce sola l’intenzione di difendere non tanto trattamenti privilegiati rispetto al resto del mondo ma un sistema che garantisce welfare e tutele a tutti, anche ai più giovani e ai più deboli e che in questi anni ha consentito una gestione delle crisi un po’ meno cruenta di quella che sarebbe potuta essere.
Questo è stato lo spirito con il quale la manovra è stata pensata e scritta e di questo dovremmo essere tutti orgogliosi.

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