Morire di coltello e di giornalismo superficiale

E’ stata bella e commovente, illuminata dal tremolio delle fiammelle, oltre che gelida, la serata milanese in memoria di Stefania Noce. Tante candele, tante donne, qualche raro uomo e però diversi bambini, molto compresi nel loro ruolo di difensori delle fiammelle dalle folate di vento, in piazza Mercanti. Sulla balaustra lo striscione di Giulia, in cima alle scale quello dell’Università delle donne. E da in cima alle scale ha parlato Lea Melandri, che sul rapporto malato tra amore e violenza s’interroga da tempo e ha scritto un bel libro.

Ha parlato senza megafono, ma il silenzio e l’attenzione erano tali che si sentiva chiaramente. Come giornalista Lea, che fa parte di Giulia, ha sottolineato la responsabilità della stampa quando tratta questi delitti in cronaca, come casi di “nera”, episodi slegati fra loro, frutto di “raptus”, di follia, mentre sono un fenomeno sociale, l’espressione “attiva” di una cultura dominante, maschile, per la quale la donna è corpo – corpo sessuato o corpo materno – ed è un corpo “di” qualcuno… E in questa visione dunque anche i sentimenti, i rapporti primari interni alla famiglia, obbediscono alla tessa regola. Per questo, dice Lea, diciamo noi Giulie e diceva il volantino di SnoqMilano – “Se non ora quando”, che ha organizzato la veglia nelle città d’Italia, a partire da Catania dov’è stata uccisadi Stefania Noce – non si può più tollerare questa strage “per cui la prima causa di morte per le donne fra i 16 ed i 44 anni è l’aggressività maschile, che si consuma soprattutto fra le pareti domestiche”.

Ed è il momento giusto per accendere non le candele ma i fari sul Consiglio regionale della Lombardia, dove sono indiscussione 4 diversi progetti di legge per il contrasto e la prevenzione della violenza di genere e sui minori. Noi giornaliste/i abbiamo un dovere di cronaca e una responsabilità civile altissima, su questa scacchiera. E dobbiamo giocare per vincere.

Marina Cosi

L’intervento di Lea Melandri

Intervista alla giornalista Adriana Amedei (GiULiA)

Intervista a Marina Cosi (del coordinamento di GiULiA)

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