Liberté, Qualité, Diversité

Un anno fa la strage che ha decimato la redazione di Charlie Hebdo a Parigi. Ci ripromettiamo di tombericordarlo sempre e per sempre, tutti i prossimi 7 gennaio. E con quegli undici assassinati dai terroristi ricordiamo i 112 colleghi uccisi nel 2015 e i 2200 morti negli ultimi venticinque anni (da quando la Ifj, la Federazione Internazionale dei Giornalisti, ne tiene il conto statistico). L’emozione è stata un’onda lunga che ha condotto milioni di persone a manifestare a Parigi e nelle città di mezzo mondo; lo stesso 7 gennaio 2015 c’era anche la Ifj, che rappresenta 600mila giornalisti, in Place de la Republique assieme ai suoi affiliati francesi (SNJ, SNJ-CGT e CFDT-giornalisti); l’8 era davanti alla redazione di Charlie Hebdo; l’11 gennaio,

con le famiglie delle vittime, alla grande manifestazione repubblicana.
“Nel 2015 abbiamo pianto 112 giornalisti in tutto il mondo” – elenca Jim Boumelha, presidente IFJ – “La Francia purtroppo guida questa classifica dopo il massacro di Charlie Hebdo (11 persone uccise), ponendosi di poco davanti a Yemen ed Iraq (10 morti), paesi in cui i giornalisti vivono una quotidianità sempre più a rischio”.
“C’è stato molto dibattito e riflessione sul ruolo editoriale di Charlie Hebdo nel mondo della stampa francese”, ha aggiunto Antonio Bellanger, segretario generale IFJ: “In Francia, il paese della Dichiarazione dei diritti dell’uomo, come pure in molti paesi del mondo, c’è una grande tradizione di libertà di espressione. Anche Charlie Hebdo ha il proprio posto nel panorama dei media. Si tratta di un settimanale satirico che deve essere, per definizione, non consensuale”. Il che, tradotto, significa: un giornale satirico ha il diritto di sbeffeggiare alcuni, di dispiacere a molti, di garantire la libertà di critica di tutti.
Fra pochi giorni, la IFJ pubblicherà il proprio rapporto sui giornalisti caduti nell’ultimo quarto di secolo. E si tratta d’un bilancio molto pesante: “Dal 1990, l’IFJ tiene il conto dei professionisti dei media morti in tutto il mondo nell’esercizio delle loro funzioni” – ha detto sempre il presidente IFJ -: “Piangiamo la perdita di quasi 2.200 giornalisti in 25 anni, la maggior parte in Medio Oriente, cioè due reporter ogni settimana! E’ un dovere dei governi di tutto il mondo garantire la sicurezza dei professionisti dei media e a combattere l’impunità dei loro assassini”.
Speriamo.

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