La (brutta) storia dell’Uspi, minuto per minuto

La vicenda dell’Uspi raccontata, dall’interno e nei particolari, da Guido Besana, vicesegretario Fnsi e soprattutto coordinatore del Dipartimento sindacale della Giunta federale.
di Guido Besana
Come noto a fine maggio del 2018 venne firmato il contratto
con Uspi per i periodici locali, nelle testate online prettamente local
e nelle testate no profit. Doveva essere un contratto di emersione, Uspi
vantava oltre 2000 imprese associate in cui fino ad allora erano stati
inquadrati meno di 300 “collaboratori redazionali”, una specie di
articolo 2 previsto da un precedente accordo, non un vero e proprio
contratto, firmato nel 2010. Quando finalmente è arrivato il contratto vero e proprio abbiamo avuto
l’amara sorpresa di scoprire che in un anno e mezzo circa le assunzioni,
o regolarizzazioni, erano state appena un centinaio. Come se questo non
bastasse ci siamo trovati di fronte a dei cuculi, come il piccolo sito
Today.it che aveva avuto il via libera a contrattualizzare qualche
collaboratore con una deroga e poi era cresciuto fino a diventare un
colosso nazionale, con il nome di Citynews, e pur fatturando decine di
milioni di euro continuava a inquadrare i colleghi come collaboratori di
redazione, o Open, la testata on line no profit di Mentana

sulla quale il profit lo fa Cairocommunication, o Fanpage, che si fece
dare una deroga impegnandosi a fare assunzioni mai arrivate.

Quindi abbiamo disdettato il contratto, che comunque scadeva a maggio di
quest’anno, e abbiamo spiegato a Francesco Saverio Vetere, il boss
dell’Uspi, che eravamo disposti a rifarlo ma con una corposa revisione
sia economica sia normativa, a partire dalla revisione del perimetro di
applicazione.

Pandemia e lockdown hanno rallentato le cose, poi a agosto le aziende
hanno realizzato che se non si rinnovava il contratto avrebbero dovuto
pagare i contributi previdenziali corrispondenti alle retribuzioni del
contratto Fieg, e si sono date una mossa.
Da un lato hanno avviato un battage contro la Fnsi, “convincendo”
diversi colleghi a sottoscrivere dei documenti che imputavano al
sindacato la perdita di posti di lavoro. In seguito a uno di questi
episodi Il sindacato dei giornalisti campani ha avviato una causa per
comportamento antisindacale a carico di un editore particolarmente
impegnato a estorcere firme. Dall’altro Uspi ha pensato bene di tornare
al tavolo di trattativa.

Abbiamo cominciato a stringere su una ipotesi di accordo ponte, ma tra
una riunione e l’altra, il 17 ottobre, arriva una notizia bomba: Uspi ha
firmato un contratto per i giornalisti con Cisal, un sindacato autonomo
del terziario.

A questo punto abbiamo mandato a quel paese Vetere e abbiamo stretto i
tempi con Fisc e Anso. Il 29 ottobre abbiamo firmato l’accordo
contrattuale, prevedendo anche un sia pur minimo ritocco alle retribuzioni,
20 euro al praticante, 40 al redattore di prima nomina, 60 al redattore
ordinario e 80 al coordinatore redazionale.

Nota in coda: Il segretario della Cisal, Francesco Cavallaro, è un
giornalista pubblicista iscritto all’Ordine della Calabria, come pure
Francesco Vetere, segretario dell’Uspi. Nel Dicembre del 2017 su spinta
dell’allora Segretario Generale Aggiunto della Fnsi Carlo Parisi, per
oltre 15 anni segretario del sindacato dei giornalisti calabresi, Fnsi e
Cisal sottoscrissero un patto di alleanza analogo a quelli firmati negli
anni con Cgil, Cisl e Uil. All’epoca Cavallaro era consigliere nazionale
della Fnsi, eletto in Calabria.
La Giunta Esecutiva Fnsi il 19 ottobre ha discusso la situazione nel suo
complesso e ha deciso la revoca con effetto immediato del patto di
alleanza sottoscritto con la Cisal l’11 dicembre 2017, invitato al
Consiglio direttivo del Sindacato Giornalisti della Calabria a deferire
al Collegio regionale di probiviri il segretario generale della Cisal
Francesco Cavallaro per violazione dello Statuto federale, dato
mandato agli avvocati per verificare che il contratto sottoscritto da
Uspi e Cisal sia conforme alle previsioni di legge, alla correttezza dei
rapporti sindacali e soprattutto non arrechi pregiudizio ai giornalisti
e, in tal caso, attivare ogni azione necessaria a garantire il rispetto
delle regole.

Basti pensare che nel patto di alleanza sottoscritto con la Fnsi, la
Cisal si era impegnata a riconoscere nei contratti nazionali di lavoro
giornalistico stipulati dalla Federazione nazionale della Stampa italiana
«l’unico strumento adeguato a regolamentare i diritti contrattuali dei
giornalisti e a garantirne l’autonomia professionale».

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