Inpgi: trasparenza o autogol?

Il voto per il rinnovo delle cariche Inpgi è anche una buona occasione per informarci sull’istituto il cui destino più di altri ci tocca (nelle tasche). Premessa: sul sito Inpgi nella sezione “trasparenza” sono riportate tutte le informazioni e tutte le delibere sulla attività istituzionale e gran parte di quelle relative agli immobili, ossia valori di conferimento e rendiconti semestrali del fondo. Ma a qualcuno non basta… L’Inpgi è stato accusato davanti al Tar del Lazio di “mancata trasparenza” nell’informare sulla gestione del patrimonio immobiliare e a sua volta l’Inpgi ha reagito ricorrendo al Consiglio di Stato. Infatti, se non viene chiarito l’equivoco all’origine della polemica – fra ciò che è pubblico, ciò che è pubblicabile e ciò che invece deve rimanere almeno pro tempore riservato -, il danno per l’istituto e dunque per gli iscritti potrebbe essere rilevante. Si pensi, esempio non casuale, alla diffusione di dati riservati nel bel mezzo di una trattativa per la vendita d’uno stabile: il candidato acquirente potrebbe a buon diritto fare un passo indietro giudicandola una “violazione dei patti di riservatezza tra parti commerciali”…

Difatti per legge l’accesso agli atti amministrativi di un istituto va riservato alle sue attività di pubblico interesse – ossia alle prestazioni che l’ente deve offrire ai propri associati -, mentre la gestione del patrimonio rientra nella sfera “privatistica” che regola i rapporti contrattuali fra il medesimo ente e soggetti terzi altrettanto privati. Quindi, sulla base del precedente esempio, se l’investitore Taldetali viene a conoscere il valore di perizia d’un certo immobile può utilizzare questa informazione a proprio vantaggio e dunque a danno dell’istituto.
Infine: non solo ogni iscritto può conoscere gli atti, scaricandoli nella sezione “trasparenza” del sito Inpgi, ma il loro iter è costantemente monitorato. Difatti, come tutte le casse di previdenza, anche l’Inpgi è sottoposto a otto livelli di controllo stringente.
Ossia da:
1- il Collegio sindacale (in cui siedono con propri rappresentanti il Ministero del Lavoro, che esprime anche il presidente del collegio medesimo, il Ministero dell’Economia e la Presidenza del Consiglio);
2- la società di revisione esterna, che cambia ogni tre anni con apposita gara;
3- il Ministero del Lavoro, che esprime anche un rappresentante in CdA;
4- il Ministero dell’Economia;
5- la Presidenza del Consiglio (anch’essa esprime un rappresentante in CdA);
6- la Corte dei conti;
7- la Covip per la parte relativa agli investimenti;
8- la Commissione bicamerale di controllo sugli enti.

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