Il destino di 21 precari nella trattativa Rcs / Mondadori

di Valentina Strada
A parte il Manifesto, la Rete Redattori Precari e due o tre siti che seguono le vicende dell’editoria, nessun “giornalone” ha dato questa notizia che mi sembra opportuno segnalare. A partire dal prossimo 1° luglio RCS Libri, per ordine dell’Ispettorato del Lavoro, si è impegnata a trasformare i contratti di 21 lavoratori a progetto in contratti a tempo indeterminato. Mondadori invece ha annunciato che farà ricorso contro questo verdetto dell’Ispettorato (che pure la riguarda). Un verdetto che, riconoscendo dopo quasi due anni di ispezioni, la piena illegalità dei Co.co.pro largamente utilizzati e “abusati”

nelle aziende editoriali, ha intimato alle due capofila del mercato librario di sanare le situazioni dei precari impiegati con contratti fasulli.
Due atteggiamenti di segno opposto; forse perché Mondadori e RCS Libri hanno appunto interessi opposti nell’operazione che agita il mondo editoriale (l’acquisizione di RCS Libri da parte di Mondadori) e che, se conclusa, dovrebbe portare la casa editrice di Segrate a diventare il dominus incontrastato del mercato editoriale con una quota di mercato di circa il 40 per cento.
Mondadori infatti, fiduciosa di poter concludere l’acquisto dell’azienda concorrente (costretta a fare cassa a causa della pessima gestione che l’ha ridotta sul lastrico), non intende farsi carico di altri dipendenti (i suoi precari eventualmente regolarizzati per ordine dell’Ispettorato del Lavoro) né tantomeno intende accollarsi quelli di RCS Libri.
E RCS Libri, se vuole concludere al meglio l’operazione, ha tutto l’interesse (bieco) ad alleggerirsi in fretta dei suoi precari liquidando le rispettive vertenze entro il 29 maggio, data di scadenza del periodo di esclusiva concesso a Mondadori per approfondire termini e condizioni dell’operazione.
Quel che è certo è che ora si è messo in mezzo l’Ispettorato del Lavoro con la sua richiesta di regolarizzare i precari nei due grandi gruppi editoriali. Come? Se Mondadori non ne vuole sapere, per RCS Libri c’è anche l’opzione della conciliazione (i suoi 21 lavoratori a progetto hanno ricevuto in questi giorni dall’Ispettorato la convocazione per dare il consenso al tentativo di conciliazione). In caso di assunzione, invece, la questione potrebbe complicarsi: trattandosi di situazioni lavorative ante Jobs Act, il contratto di assunzione di chi lavora da anni con continuità, e come un dipendente, nella stessa azienda sarebbe giusto che fosse retrodatato, quindi ricadere sotto il vecchio regime, col riconoscimento della parte normativa (quel che resta dell’art. 18), economica (differenza di stipendio, tredicesima, TFR) e previdenziale (contributi) pregressa. Il nuovo contratto “a tutele crescenti” in teoria non dovrebbe riguardare questi lavoratori, ma sembra l’ipotesi più verosimile..
Temo quindi che la realtà sarà ben diversa e l’esito, secondo giustizia, di questa vicenda di diritti calpestati sarà poco probabile.

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Un Commento

  1. Nuova Informazione
    Pubblicato il 12 marzo 2015 alle 16:17 | Permalink

    Certo in questi giorni nella nostra discussione tiene banco la vertenza dell’Unità: giustissimo. Le sorti dei colleghi del (fu) glorioso giornale ci toccano da vicino, magari perché alcuni ci hanno lavorato o semplicemente perché era una testata alla quale molti di noi erano politicamente affezionati: come non essere d’accordo, quindi?
    Molto bene ha però fatto Valentina a portare alla luce il caso di altri lavoratori senza voce che, pur lavorando nelle due più importanti case editrici, sono stati tenuti per anni nella “Libri” come Co.co.pro senza che gli venisse riconosciuto un contratto adeguato, e ciò nonostante in gran parte facessero lavori di grande responsabilità.
    Bene (anzi male!), un’azienda come la RCS – e così anche la Mondadori, ma è una realtà che conosco meno – dopo aver fatto a pezzi la “Periodici”, si è comportata anche in questo caso in modo che dire vergognoso è usare un eufemismo!
    Giovanna

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