Il caso Facci a due binari e le interviste a senso unico

di Michele Urbano
Detto tutto il male possibile del commento islamofobo di Facci, il problema al dunque è: l’Ordine può condannare un giornalista per i contenuti di un articolo che esprimono i personali convincimenti del giornalista medesimo? In effetti, se lo stesso articolo lo avesse redatto un esponente politico – o un privato cittadino – e che un giornale a diffusione nazionale lo avesse pubblicato, è probabile che le polemiche sarebbero state identiche ma con una differenza: nessuna censura da parte dell’Ordine sarebbe stata possibile a carico dell’autore. Certo, forse sarebbe potuta scattare una procedura a carico del direttore responsabile e forse, sempre in teoria, sarebbe potuta scattare una denuncia giudiziaria per istigazione alla violenza razziale. Ma questo,

oltre che a far parte del mondo delle ipotesi, non coglie la specificità del giornalista Facci condannato dall’Ordine per un suo commento sull’Islam.
Il guaio, in questo caso – che non è il primo – è l’esistenza di un doppio binario interpretativo: da una parte l’art.21 della Costituzione, dall’altra gli obblighi deontologici previsti dall’Ordine (peraltro liberamente accettati al momento dell’iscrizione).
Se ne uscirà mai? Non credo. Anzi, in una fase storica dove il giornalismo (non solo italiano) è intriso di opinionismo orgogliosamente sventolato, l’art.21, è uno scudo, in fondo coerente, con l’attuale modello d’informazione. Concludo: a mio parere, l’Ordine bene a fatto a sospendere Facci, ma è solo la mia opinione, ovviamente invocando l’art.21.
Approfitto di questa discussione per sollevare un altro problema: quello delle interviste. Che per ragioni tecniche ha una sua drammaticità deontologica soprattutto alla radio e alla televisione. Mi riferisco a quelle interviste – la stragrande maggioranza – dove l’intervistatore ignora le balle – mi scuso per il termine, ma onestamente non so come altro chiamarle – che l’intervistato spara come risposte. Un esempio. Se chiedo all’on. x cosa pensa dello “ius soli” e quello risponde che è contrario perchè sarebbe una legge a favore dell’immigrazione clandestina, forse l’intervistatore dovrebbe ribattere che la risposta non vale, che la “ius soli” riguarda figli di immigrati che frequentano le nostre scuole. Potrei fare altri esempi, tutti legati all’attualità della discussione legislativa o politica (e stendiamo un velo pietoso su Ruby nipotina di Mubarack riproposta nel salotto di Vespa come se nulla fosse). Non voglio fare l’anima candida. Quando si fa un’intervista si può lasciar correre per molti motivi: per stanchezza, per solidarietà, per impreparazione e anche per quieto vivere. Capisco tutto. Ma capisco anche che oltre un certo limite, quello che rimane della nostra faccia la perdiamo tutti.

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