Freelance, un record negativo

di Saverio Paffumi
LA NOTIZIA: Alle elezioni lombarde dei rappresentanti freelance, su 770 invitati, votano in 12 di cui 9 di Senza Bavaglio, che quindi fanno cappotto; con l’eccezione di una giovane collega in quota Stampa Democratica (Fernanda Snaiderbauer) proposta dalla stessa Simona Fossati, in base, è lecito supporre, a qualche accordo. Gli altri due erano Antonio Armano (Unità sindacale) e il sottoscritto (NI).
CRITICHE & AUTOCRITICHE…, ma invertiamo l’ordine: E’ ormai un dato politico generale quello dell’astensionismo di massa, che alle ultime amministrative ha sfiorato e in taluni casi superato il 50%. Ma questo è niente di fronte all’astensionismo che si registra

nelle elezioni del nostro sindacato. Può consolare solo in parte, osservare che non è un fenomeno degli ultimi tempi, ma piuttosto una tradizione consolidata. Un record – superato solo dall’ultimo referendum sul contratto, quando in Lombardia votarono in una trentina di colleghi su migliaia di aventi diritto – è stato toccato con l’elezione della Commissione Lavoro Autonomo. A Milano, su 770 inviti diffusi via email e per lettera dall’Associazione Lombarda dei Giornalisti, si sono presentati in 12 colleghi (1,5%): l’appuntamento era fissato per le 10 del mattino nella sede del sindacato, venerdì 29 maggio.
Il dato è ancora più impressionante se si considera che 9 dei dodici appartenevano alla componente (Senza Bavaglio) che ha sempre radicalmente contestato le politiche della FNSI per quanto riguarda le problematiche del lavoro autonomo e che non aveva mai riconosciuto gli organismi di rappresentanza che la dirigenza della Federazione ha pensato e varato, ovvero la Commissione Nazionale Lavoro Autonomo (Clan) l’Assemblea Nazionale Lavoro Autonomo (organismo più largo che si riunisce più raramente) e le Commissioni Lavoro Autonomo delle associazioni regionali. Per la prima volta, e questo a mio avviso è l’unico fatto positivo di questa tornata elettorale, Senza Bavaglio ha capito che pur mantenendo legittimamente i dubbi sulla forma di rappresentanza vigente (che peraltro nessuno considera perfetta) l’atteggiamento più costruttivo e incisivo è partecipare. Una comprensione subito premiata dai numeri, perché nove su dodici sono una maggioranza schiacciante, anche se le cifre assolute sono tragicamente ridicole. Messe insieme, tutte le altre componenti sindacali presenti nel direttivo, che sono 8, hanno portato 3 colleghi freelance: Saverio Paffumi (Nuova Informazione), Antonio Armano (Unità Sindacale), Fernanda Snaiderbauer (Stampa Democratica). Nemmeno comparsi all’orizzonte, o segnalati dai radar, colleghi non appartenenti a correnti sindacali.
I numeri assoluti non sono stati molto diversi nelle altre regioni, anche se da un punto di vista percentuale il dato milanese è il peggiore in assoluto. Una differenza importante è che mentre in altre regioni si è andati a una conferma – salvo avvicendamenti fisiologici – dei colleghi che già facevano parte degli organismi, a Milano tutti candidati (e quindi gli eletti) sono nuovi, salvo uno, Matteo Bazzi, che figurava già nella Commissione regionale.
Vale la pena di chiedersi, dopo anni di parole spese dal sindacato a sostegno dei freelance, il perché di questa debacle della rappresentanza. La risposta è semplice: le parole non bastano.
Come sempre, in Lombardia hanno pesato fattori soggettivi ed elementi oggettivi di contesto, riferibili al dato nazionale.
Chi scrive non è esente da critiche, anzi “autocritiche”, avendo ricoperto l’incarico di componente della Commissione Nazionale Lavoro Autonomo e di responsabile (nominato dal Direttivo ALG) della Commissione Regionale. Cominciamo pure da qui.
Autocritiche
Vi sono errori che ne generano altri. Andando alla radice, il mio errore principale fu accettare il ruolo quando le condizioni da me individuate e poste ripetutamente, sia alla componente che al sindacato nel suo complesso non furono accettate.
Il passato remoto è d’obbligo, perché io ho avuto ben chiaro quale lavoro occorrerebbe fare in Lombardia fin dal convegno di Autonomia a Cittiglio, quando per la prima volta ne parlai con alcuni dirigenti di Nuova Informazione e di Autonomia, nel 2009. C’è perfino un documento di Nuova Informazione, scritto in quell’occasione che fa riferimento alla necessità di un “impegno a tempo pieno”, o quasi, quindi non su base esclusivamente volontaria, vista la mole di lavoro da fare in Lombardia. Non parlo di “sportello”, di “patronato”. Parlo di sindacato, in un territorio inesplorato in cui era necessario partire da zero.
Ero poi contrario alla costituzione della CLAN e delle sue articolazioni prima della creazione di un movimento. Spiegai a molti di Nuova Informazione la mia visione. Non ha senso creare la rappresentanza senza aver prima dato corpo a una base, a un movimento. Se non hai una base, infatti, chi rappresenti?
Ero per mettere all’opera pochi funzionari a livello nazionale (4 o 5) nominati e non eletti, che lavorassero a tempo pieno sul territorio (riunioni in carne ed ossa, attività virtuale in tutte le salse 2.0, censimento dei collaboratori, elaborazione, studio, confronti con tutti i Cdr, rapporti con le istituzioni per attività e strutture a supporto). Tempo due anni (nel 2009 immaginavo un futuro 2011) si sarebbe arrivati a una sorta di “Costituente” del Movimento dei Freelance che avrebbe potuto generare gli organismi veri e propri. Quali organismi? Il sindacato di base era un’ipotesi. Ma anche la CLAN poteva funzionare, purché davvero rappresentativa: con un responsabile eletto da quel movimento, che come tale entrasse di diritto nella segreteria FNSI, meglio se con il ruolo di vicesegretario. E una CLAN con una buona autonomia, non la nursery sotto tutela con un ruolo solo consultivo, presieduta da colleghi con contratto ex art. 1 (Stigliano) o addirittura pensionati (Ferri e Rossi).
Non essendoci le condizioni per lavorare come sarebbe stato necessario, non avendo per ragioni personali, di lavoro o peggio di “non lavoro” (negli anni della Grande Crisi), alcuna possibilità di dedicare il tempo e l’impegno necessario a costruire il sindacato tra i freelance, e prendendo atto che in sostanza NESSUNO era seriamente intenzionato a dare manforte (neppure gli altri colleghi della Commissione regionale, a loro volta in seria difficoltà), avrei dovuto farmi da parte prima, molto prima.
E questo è stato il “padre” dei miei errori”.
Rivendico però due attenuanti: la prima è che abbiamo fatto un grande, a mio avviso ottimo lavoro con il coordinatore Maurizio Bekar e gli altri colleghi della CLAN a livello nazionale, dando vita a un’elaborazione senza precedenti in materia . Un patrimonio che è a disposizione della futura Clan e del sindacato se solo quest’ultimo sarà in grado di valorizzarlo. Anche se è stato un lavoro spesso controcorrente, rispetto agli orientamenti della dirigenza FNSI. La seconda è che passare la mano, in Lombardia, avrebbe significato lasciare la palla ad altri, perché in Nuova Informazione un ricambio valido, con volontà e disponibilità di tempo, non si è mai manifestato. Non si è manifestato un ricambio valido, per una ragione o per l’altra, neppure nelle altre componenti. Tanto valeva andare avanti e fare il possibile, ho pensato, probabilmente sbagliando.
Se non si semina, infatti, non si raccoglie. Sono stato un discreto agronomo, ma un pessimo contadino, all’atto pratico. Senza lo stipendio né i permessi sindacali di cui gode un contrattualizzato, in una situazione lavorativa da freelance sempre più difficile, non ho potuto materialmente svolgere quel lavoro costante e certosino di presenza sul campo, di contatti diretti, personali e non solo “social”, di trasferte nei territori, di confronto con Cdr e redazioni, di raccordo con il resto del sindacato e con gli ambienti politici locali e regionali. Sfido chiunque a immaginare che tutto ciò si possa fare in età lavorativa “nei ritagli di tempo” su base esclusivamente volontaria (salvo essere molto ricchi di famiglia). Forse in Valle d’Aosta”, non in Lombardia. Ma questo spiega solo in parte il deserto di una cosiddetta “assemblea freelance” di 12 persone.
Critiche
Ma poi. Che OTTO componenti sindacali non riescano a mobilitare più di TRE freelance iscritti al sindacato… che Nuova informazione non porti nessuno oltre a me nonostante i ripetuti avvertimenti e appelli in lista e sui social network, deve far riflettere al di là dei limiti contingenti.
Nuova Informazione avrebbe dovuto capire e sostenere prima, con ben altro vigore, le mie proposte a a favore dell’azione sindacale dei freelance. Per tre anni di seguito ho chiesto che lo 0,99% del bilancio ALG fosse destinato a un budget per compensare almeno “a prestazione” un po’ di lavoro sindacale svolto dai freelance (non solo da me, l’ho spiegato più volte): niente. Al muro di gomma della vecchia e in ultimo della nuova presidenza dell’ALG, ha fatto riscontro una tiepida comprensione da parte dei dirigenti di Nuova Informazione e Autonomia, che solo ultimamente – mi pare – è diventata una convinzione di alcuni a livello locale e nazionale.
Troppo tardi, mi viene da dire. Anche se non è mai troppo tardi, anche se mi auguro ci siano altre stagioni, come fa sperare la mozione approvata con un solo voto contrario al congresso di Chianciano, che sul punto recita: “Il sindacato deve investire risorse umane ed economiche per rendere effettiva e incisiva, a tutti i livelli, la rappresentanza dei non dipendenti, tenendo conto che gli autonomi impegnati in attività sindacali oggi non godono delle tutele né dei permessi retribuiti spettanti ai colleghi contrattualizzati o pensionati.” Ancora parole o fatti? In Lombardia solo parole, per adesso.
Ci sono poi le mancate semine a livello politico sindacale. Per l’ennesima volta i colleghi freelance sono stati la cenerentola del contratto, sono stati presi in giro da chi ha concepito l’equo compenso (letteralmente escluse le partite IVA). Un “iniquo compenso” poi annullato dal Tar del Lazio in quanto in contrasto con la legge che lo istituiva, esattamente come sosteneva – inascoltata – la Commissione Nazionale Lavoro Autonomo. Non mi dilungo nemmeno sulla Carta di Firenze e il suo sostanziale sabotaggio (non solo da parte della FNSI, anche dagli ordini regionali: il discorso è più complesso e attiene i rapporti fra contrattualizzati e non contrattualizzati, non occorre essere Carlo Marx per capirlo: mi risulta che solo l’ex direttore del Giorno abbia ricevuto un avvertimento ex Carta di Firenze, neanche fosse l’unico “colpevole” d’Italia). Questo, di delusione in delusione, certo non ha creato consenso e voglia di fare tra i colleghi freelance e specie fra i giovani, che non mostrano il minimo interesse per il sindacato: non si iscrivono o, se sono iscritti, non partecipano neppure alle elezioni degli organismi di rappresentanza. Godere della loro stima, in definitiva, non porta voti: un bel paradosso, non c’è che dire, per chi vorrebbe rappresentarli.
Avrei volentieri continuato a contribuire all’elaborazione in Commissione Nazionale, mentre preso finalmente atto dell’impossibilità di dare l’impegno necessario, avevo già ritirato ogni disponibilità per il ruolo di coordinatore regionale, ruolo che spetterà a un collega indicato dal Direttivo ALG il prossimo 19 giugno. Altra grave inadeguatezza, a mio avviso, che sia il Direttivo a “nominarlo” e non i freelance ad eleggerlo, speculare a quanto avviene a Roma con il Presidente della Commissione Nazionale. E’ appunto il concetto della nursery a cui mi riferivo prima.
A parte tutto ho augurato sinceramente ai colleghi eletti di impegnarsi e lavorare bene, possibilmente meglio di quello che hanno potuto fare i colleghi della Commissione regionale che li ha preceduti, soprattutto di avere più tempo e più voglia. Staremo a vedere.

I RISULTATI:
Eletti senza contrari o astenuti:

Per la Commissione Nazionale LA:
Ferdinando Baron
Ottavia Molteni

Per la Assemblea Nazionale LA:
Ferdinando Baron
Ottavia Molteni
Paolo Crespi
Matteo Bazzi
Fabio Basilico
(primo dei non eletti il nostro Andrea Tortelli, assente giustificato)

Per la Commissione Regionale LA:
Cesare Barbieri
Nicoletta Contardi
Elena Barassi
Fernanda Snaiderbauer
(Primo dei non eletti il nostro Andrea Tortelli, assente giustificato)

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