Dai freelance, lettera aperta a Renzi

renziLe parole del presidente del Consiglio hanno infiammato la discussione nella nostra lista. Non tanto in difesa del mantenimento dell’Ordine, quanto indignata per la negazione dello stato di precarietà e per l’umiliazione e lo sfruttamento in cui versa una massa crescente di giornalisti. La nostra (e non solo) sollecitazione al sindacato ed in particolare alla Clan, la commissione per il lavoro autonomo, ha prodotto

questa lettera pubblica a Renzi, aperta alle firme dei colleghi:
Signor Presidente del Consiglio,
in apertura del 2016 ci rivolgiamo a lei, da freelance attivi nella Fnsi – il sindacato dei giornalisti italiani – e nella sua Commissione nazionale lavoro autonomo, per esprimerle sconcerto per il tono liquidatorio da lei usato, durante l’incontro stampa di fine anno, sul tema dei giornalisti precari sottopagati.
Davanti al problema manifestato in apertura dal Presidente dell’Ordine dei giornalisti, lei lo ha negato, dando l’impressione di ignorare le reali condizioni di lavoro della maggioranza dei giornalisti italiani. Condizioni che dovrebbero esserle note, sia per il suo ruolo istituzionale, sia tramite il Sottosegretario all’Informazione ed editoria Lotti, che presiede la Commissione per l’equo compenso per i giornalisti non dipendenti.
I dati ufficiali dimostrano che i lavoratori autonomi e atipici sono oggi il 62,6% dei giornalisti attivi, e sono in rapida crescita. Spesso con redditi medi da 11.000 euro lordi l’anno, e nella metà dei casi di circa 5.000. Con spese a proprio carico, e con una netta disparità di diritti, tutele e forza di contrattazione rispetto ai colleghi dipendenti. E queste sono condizioni di oggettiva debolezza, di ricatto occupazionale e sfruttamento del lavoro, che ledono la libertà e la qualità dell’informazione.
Dovere deontologico dei giornalisti è di informare correttamente, senza subire condizionamenti. Ma per farlo serve anche non essere costantemente oggetto di ricatti economici ed occupazionali. Che è ciò che accade a gran parte degli autonomi, che contribuiscono significativamente, da collaboratori esterni – senza tutele, sicurezze e quasi sempre senza retribuzioni adeguate – al sistema informazione di questo Paese. E non stiamo pensando solo alle grandi testate, ma anche a quelle minori, alle realtà periferiche, a quelle a rischio come nelle terre di mafia, dove l’informazione riguarda la vita quotidiana dei cittadini.
Condizioni di lavoro, queste, che non vengono riequilibrate dai 20 euro lordi ad articolo, o dai 6 euro lordi per un lancio d’agenzia o di un articolo su web, così come individuati nelle pasticciate norme d’attuazione della legge 233/2012 sull’equo compenso giornalistico. Legge peraltro largamente inattuata, e spesso a fronte di retribuzioni anche di molto inferiori.
Tutti questi sono problemi che riguardano anche il Governo e i suoi poteri d’intervento.
Lo affermiamo con la consapevolezza di chi cerca di trovare nella contrattazione tra sindacato ed editori una risposta a dei temi cruciali per il futuro del settore. Ma proprio per questo ci permettiamo anche di suggerirle, signor Presidente del Consiglio, qualche tema che Governo e Parlamento potrebbero già da oggi utilmente affrontare:
– Contributi e agevolazioni pubbliche solo agli editori che dimostrano di pagare equamente e con regolarità i giornalisti
– Superamento dei contratti atipici nel mercato dell’informazione, supportando l’emersione dalla precarietà, il lavoro stabile, o comunque il “buon lavoro” equamente retribuito
– Garantire pari diritti e tutele al lavoro giornalistico sia dipendente che autonomo
– Rimettere urgentemente mano alla delibera d’attuazione dell’Equo compenso giornalistico per i lavoratori autonomi (ora sub judice del Consiglio di Stato, dopo la bocciatura del TAR del Lazio)
– Prorogare l’esistenza della Commissione per l’equo compenso, in scadenza nei prossimi mesi, senza la quale la legge 233/2012 che lo prevede sarebbe inapplicabile
– Emanazione da parte dal Ministero della Giustizia delle tariffe per la liquidazione giudiziale dei compensi giornalistici, come da Decreto ministeriale 140/2012 sui compensi professionali
– Imporre la tracciabilità e l’obbligo di firma di tutti gli articoli, per tutte le testate registrate, anche online, al fine di agevolare i controlli e far emergere il lavoro nero o non retribuito
Per queste ed altre ragioni, e per poter guardare a “un 2016 all’insegna della libertà di informazione”, sono necessarie risposte e impegni urgenti. E non solo dei giornalisti e delle parti sociali, ma anche delle Istituzioni locali, del Parlamento e del Governo.
Oggi sta a ciascuno fare la propria parte.
Con gli auguri di un produttivo e positivo 2016

Maurizio Bekar, rappresentante del Friuli Venezia Giulia e coordinatore della Commissione nazionale lavoro autonomo (Clan-Fnsi), del direttivo Assostampa Friuli Venezia Giulia
– Ferdinando Baron, rappresentante della Lombardia nella Clan-Fnsi, della Commissione Contratto Fnsi-Fieg
– Marco Bobbio, rappresentante del Piemonte nella Clan-Fnsi, del direttivo Assostampa Subalpina
– Susanna Bonfanti, rappresentante della Toscana nella Clan-Fnsi
– Claudio Chiarani, rappresentante del Trentino Alto Adige nella Clan-Fnsi, del direttivo Assostampa Trentina
– Candida De Novellis, rappresentante dell’Abruzzo nella Clan-Fnsi, del direttivo Sindacato Giornalisti Abruzzesi
– Livia Ermini, rappresentante del Lazio nella Clan-Fnsi
– Dario Fidora, rappresentante della Sicilia nella Clan-Fnsi, consigliere regionale Assostampa Sicilia
– Antonio Fico, rappresentante del Lazio nella Clan-Fnsi, del direttivo di Stampa Romana
– Luca Gentile, rappresentante della Sardegna nella Clan-Fnsi, del direttivo Assostampa Sarda
– Francesca Marruco, rappresentante dell’Umbria nella Clan-Fnsi, del direttivo Assostampa Umbria
– Ottavia Molteni, rappresentante della Lombardia nella Clan-Fnsi
– Laura Viggiano, rappresentante della Campania nella Clan-Fnsi, del direttivo Sindacato Unitario Giornalisti della Campania e presidente della Commissione regionale lavoro autonomo
Saverio Paffumi, componente consiglio nazionale di disciplina dell’Ordine e del direttivo della associazione lombarda dei giornalisti ALG
LA LETTERA E’ APERTA ALLE ADESIONI DI ALTRI GIORNALISTI Le adesioni (nome, cognome, qualifica professionale ed eventuali incarichi) vanno inviate a: giornalistifreelance@gmail.com

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Un Commento

  1. Nuova Informazione
    Pubblicato il 4 gennaio 2016 alle 13:39 | Permalink

    (martedì 29 dicembre 2015, alle ore 22.57, Saverio Paffumi ha dato il via al dibattito. Poichè sono giorni di ferie anche per chi cura questo sito, stavolta i principali interventi verranno postati tutti assieme). Ah, buon anno…

    di Saverio
    Se avete fretta leggete Ester in coda, altrimenti… in sequenza, si può ascoltare Renzi nel passaggio in cui nega l’esistenza di uno sfruttamento senza vergogna del lavoro giornalistico precario (che Iacopino poco prima aveva definito “barbarie” e “schiavitù”, criticando la legge sull’equo compenso) e un attimo dopo dice che per lui l’Ordine può essere anche abolito domani:
    RENZI / https://www.youtube.com/watch?v=l74jSreyR9g
    Poi si legge il comunicato FNSI in home page:
    FNSI/ http://www.fnsi.it/Contenuti/Content.asp?AKey=18034
    E riporto qui le 5 perentorie rivendicazioni:
    1) una norma contro le querele temerarie;
    2) una legge sulla diffamazione, che abolisca il carcere e renda effettivo il diritto dei cittadini a essere informati;
    3) nuove regole per i conflitti di interessi;
    4) riforma radicale dell’Ordine dei Giornalisti;
    5) rinnovo della Concessione 2016 insieme alla riforma complessiva della Rai Servizio Pubblico”.
    A me pare manchi qualcosa. Quel qualcosa che Ester Castano ha postato su FB e che leggete sotto.
    Vedete, non è una questione di “destra o sinistra”, secondo i vecchi canoni, che metterebbero Iacopino ed Ester agli opposti (e invece dicono le stesse cose). Forse è ancora una questione di “classe”, nel senso che i paria sono invisibili alle altre caste, o è comodo non guardarli, salvo diventi interessante usarli.
    Ovviamente la mia risposta è che, all’alba del 2016 ormai alle porte, bisogna rompere gli schemi e badare alla sostanza, al merito delle cose. E in questo caso dico che la risposta di Renzi sul precariato nei giornali è gravemente negazionista e spero che domani sui giornali i colleghi sappiano confutarla, per quanto concedetemi di dubitarne, salvo eccezioni.
    Spero che anche la FNSI, come bene o male fa l’Ordine, abbia il coraggio di aggiungere ai 5 punti di cui sopra, un sesto punto (last but not least) contro la precarietà della professione e a difesa della dignità dei compensi. E’ un punto dirimente. Non si può pretendere di rappresentare quella parte di giornalisti giovani (o meno giovani) e precari se non cambia la linea sindacale in materia e prima ancora il senso delle priorità e delle emergenze.

    di Ester Castano
    “Caro Matteo Renzi, è vero, come ha detto Lei oggi, che per un giornalista i 4.920 euro lordi guadagnati in un anno lavorando ogni giorno “non sono schiavitù”. E’ vero. Perché quella retribuzione non è schiavitù, è qualcosa di peggiore: è morte. E’ morte della voglia di scavare sino a trovare la verità, è morte della capacità di scrivere, è morte della passione messa nell’esporre. E’ morte di un lavoro svolto con precisione, senza sbavature e con la narrazione dettagliata dei fatti. E’ morte del mestiere, della professione. E’ morte della persona. Ho vissuto fino a giugno con quei 410 euro al mese, a volte (molte) anche meno. E come me innumerevoli colleghi ad ogni latitudine dello Stivale, isole comprese. Stessa cifra che oggi, caro presidente, alla conferenza di fine anno Lei ha detto non essere “schiavitù”, né “barbarie”. Forse, presidente, non sa cosa significa guadagnare 5 euro lordi ad articolo, e dover andare a fare la spesa comprando il detersivo per lavare i panni. Perchè il più economico costa 4.99, e quell’articolo da 5 euro lordi scritto su ricerche fatte durante un giorno e una notte non copre nemmeno il costo. Per me una delle immagini che più descrive il 2015 dei giornalisti precari, cioè la gran parte, è una collega che non vedevo da quattro anni. In gamba, lavoravamo assieme in una web tv. Ci siamo incontrate per caso in stazione Centrale a Milano: lei era vestita da uomo sandwich e vendeva biglietti andata/ritorno per gli aeroporti di Linate, Bergamo e Malpensa. La collega non è una schiava, è morta. E il carnefice è la barbarie di quello che Lei chiama ‘equo compenso’.”
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    di Giuliano
    Concordo con Saverio: la risposta di Renzi sul precariato deve essere confutata decisamente. E ritengo che il sindacato debba prendere una posizione netta e innovativa contro la precarietà e ogni forma di sfruttamento. Soprattutto concordo sul fatto che sia necessario “rompere gli schemi e badare alla sostanza e al merito delle cose”. Per questo non credo che i drammi della categoria possano essere risolti soltanto concentrando l’attenzione sull’equo compenso. Sono convinto che si debba passare attraverso un percorso di ripensamento della politica sindacale e ordinistica; lottando da un lato per un contratto innovativo e “inclusivo”, dall’altro, per una corretta riforma dell’ordine. Quindi, alla provocazione “con Renzi o con Iacopino” risponderei: con nessuno dei due; semplicemente con tutti quelli che in un modo o nell’altro esercitano la professione.
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    da mercoledì 30 dicembre
    di Guido
    Concordo anche io, e stamattina ho sollecitato presidente e coordinatore della Commissione Lavoro Autonomo della FNSI a battere un colpo.
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    di Stefania
    Concordo con Saverio ,il problema è serio ,molto serio e complesso.
    Renzi ha esternato senza tanti giri di parole il suo pensiero “ se dipendesse da me l’Ordine lo abolirei”,quindi sarà uno dei suoi prossimi obiettivi.
    Che ci piaccia o no.Non entro in merito a ciò che dell’Ordine andrebbe cestinato,modificato o sostituito,sostengo però che vada protetto.
    Non solo il nostro,tutti gli ordini dovrebbero essere protetti.In un momento come questo,di grande confusione,sarebbe un massacro.
    Assisteremmo impotenti a un mercato del pesce quotidiano,senza alcuna possibilità di difesa.I cani sciolti sono cibo prezioso per chi vuole imbavagliare ,ricattare,comprare.
    L’Ordine fu studiato ai tempi anche per salvaguardare la categoria dagli attacchi fascisti e repressivi che limitavano in ogni istante la libertà di espressione.
    Oggi stiamo tornando indietro a passi da gigante.Ogni giorno viene eroso un pezzettino di libertà individuale.Non entro più in merito a discorsi obsoleti legati a colori,correnti politiche o altro,
    viviamo sotto un attacco costante,ed è di questo che dobbiamo prendere atto.
    Alla luce dei fatti,quindi andrei cauta con l’idea di riformare,sostituire ,rivedere,ripensare,oggi credo che ci si debba solo difendere,tutti uniti e tutti compatti.Solo così si potrà arrivare al gradino successivo delle modifiche o altro.
    Spero quindi che i colleghi,quelli con il microfono,quelli accreditati,quelli visibili,si comportino da giornalisti ,facciano sentire la loro voce a difesa di tutta la categoria e della libertà di espressione.
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    di Marina M.
    ..a me pare grave che Renzi sostenga che 4 mila e tot euro annui non siano compenso equiparabile a schiavitù..dopo questa uscita, gli editori ridurranno ulteriormente forti del consenso del premier..
    e mi pare grave pure che nessun cosiddetto intellettuale esprima qualcosa in merito, certo, Renzi viene dalla sinistra e guai a chi tocca la sinistra..però a voi sembra nei fatti che si comporti come uomo e politico di sinistra?
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    da giovedì 31 dicembre
    di Saverio con Vittorio Emiliani
    la CLAN non basta: bisogna sollecitare segretario e presidente della FNSI!
    Segnalo una lettura interessante da Articolo 21:

    di Vittorio Emiliani
    Non sono mai stato un sostenitore dell’Ordine dei Giornalisti. Mi sembrava una ambizione sbagliata per dei lavoratori soprattutto dipendenti come noialtri. Organizzammo anche una tavola rotonda molto critica, anni luce fa, con Umberto Terracini quale relatore generale. Ma la battuta sprezzante rivolta ieri da Matteo Renzi al presidente dell’Ordine Enzo Iacopino il quale aveva osato non dipingere in rosa le condizioni di lavoro dei giovani giornalisti o aspiranti tali denunciandone invece lo sfruttamento intensivo, mi porta a difendere persino l’Ordine dei Giornalisti e non il solo sindacato.
    Quando si parla di lavoro quanto mai difficile e di situazioni di impiego precarie il presidente del Consiglio subito scatta, come se si stesse commettendo un delitto verso questa sua personalissima Italia che va, si riprende, marcia, forse corre, risale e riacquista prestigio (?) in Europa e nel mondo. Ieri ha buttato là che lui, se ne avesse il potere, l’Ordine dei giornalisti lo abolirebbe anche domattina. Ma soprattutto ha detto di non conoscere le condizioni di sfruttamento denunciate da Iacopino. Ma certo, esse non rientravano nel suo autoelogio e quindi andavano immediatamente cancellate dalla scena. Lui non sa nulla delle collaborazioni pagate pochi euro, di contrattini che durano qualche mese e riducono a zero l’autonomia di quei poveri ragazzi, li educano al conformismo, all’asservimento, a non rischiare nulla per non perdere anche quella garanzia minima di lavoro. Non sa nulla delle testate costrette a chiudere. Mai una volta che, magari per sbaglio, Renzi si metta dalla parte dei lavoratori. Sta sempre dall’altra parte.
    Se una battuta del genere un qualunque presidente del Consiglio l’avesse detta dieci, anche cinque anni fa, sarebbe successo il finimondo. Ora non succede praticamente nulla. Siamo già molto avanti nel processo di cloroformizzazione.
    http://www.articolo21.org/2015/12/giornalisti-la-battuta-sprezzante-di-renzi/
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    di Paola
    Sogno un mondo in cui di fronte ad affermazioni così gravi di un premier la categoria unita chessó fa sciopero oppure tutti i giornali pubblicano in prima pagina e tutti i Tg leggono un comunicato del sindacato di protesta, ma sto sognando credo.
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    di Marina M.
    …perché dobbiamo solo sognarlo un mondo così e non proviamo, invece, a crearlo?
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    di Franco
    Cari colleghi giornalisti, Renzi era Renzi anche prima di attaccare i giornalisti, evidente come un manifesto: come è possibile che dei giornalisti non se ne siano accorti?
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    di Oreste
    Se le parole hanno un senso, schiavitù è qualcosa di diverso dallo sfruttamento denunciato da Iacopino e se si chiamano i “morti” allora bisogna chiamarli tutti e ovunque, muratori, braccianti (esistono ancora), commessi, magazzinieri e giornalisti di tutte le età. Mi amareggia di più la condizione di un operaio ultracinquantenne con famiglia a carico in mobilità (sentito Mattarella) di quella di un appassionato giornalista di fresca nomina e “precario”: non c’è dubbio che il secondo possiede qualche freccia in più per il suo arco. Lo dico perché credo nella necessità del realismo. Non siamo corporativi e dovremmo ben sapere che cosa significano l’onda lunga del neoliberismo anni ottanta novanta, il mercato, l’eterna consuetudine italiana con il “nero” e il sommerso, l’insoluta crisi economica e la crisi particolare (crisi di cambiamento per via delle nuove tecnologie) del sistema dei media, senza contare la brillante novità del jobs act, riforma che ha trovato cultori (avrete letto il Corriere della Sera). Si può cambiare? Non lo so. Ma so che se si vuol cambiare qualcosa, bisogna scoprire altre parole: lotte, unità, solidarietà. E poi sciopero, mobilitazione, partecipazione. Anche per costruire un sindacato che abbia forza. Ce lo ricorda la storia più che secolare del movimento sindacale nelle campagne padane o nei castagneti calabri. Peccato che quelli che dovrebbero essere in prima fila neppure si fanno vedere, neppure quando non c’è da rischiare proprio nulla e c’è solo da schiacciare un bottone (vedi l’affluenza alle urne nelle nostre varie elezioni…) . Come scrive Emiliani, “siamo molto avanti nel processo di cloroformizzazione”, anche quando prevede tra i suoi regali individualismo ed egoismo.
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    di Saverio
    Schiavitù è una metafora forte ma calzante. Conosciamo le differenze. In tutti i sensi. Uno schiavo avrebbe un costo superiore, se gli si garantissero vitto e alloggio e cure mediche al pari dei cavalli. Vale per i giornalisti e vale per altri sfruttati in modo indegno. E poi se si parla di un tema non vedo perché bisogna parlare sempre anche di tutti gli altri. Allora prima degli operai e dei muratori ci sono gli affamati della Terra e troveremo sempre qualcuno che sta peggio. L’attacco questa volta è rivolto a noi. Giusto difendersi, anzi doveroso. O è la morte del sindacato. Che non è la morte quella vera, ma pur sempre una cosa che poi non è più essere davvero in vita.
    Per il resto concordo con le conclusioni di Oreste.
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    da venerdì 1 gennaio 2016
    di Marco
    Il “caso Renzi” probabilmente si risolverà da solo, come è accaduto con altri casi del passato, senza bisogno del nostro “aiuto”. Difficile prevedere se ciò che verrà dopo sarà meglio o peggio, diciamo che l’esperienza degli ultimi 25 anni non mi rende ottimista . Il problema della rappresentanza del sindacato invece dobbiamo risolverlo noi (e per “noi” intendo tutti i lavoratori o gli aspiranti lavoratori) . Come, francamente non lo so. Di certo però non si risolve alla Tafazzi o fingendo che possano esistere ancora le avanguardie rivoluzionarie care al compagno Vladimir
    —————
    di Saverio
    La sollecitazione di Guido (e non solo) ha intanto prodotto una lettera aperta della CLAN approvata all’unanimità

    DAI FREELANCE, UNA LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
    Signor Presidente del Consiglio,
    in apertura del 2016 ci rivolgiamo a lei, da freelance attivi nella Fnsi – il sindacato dei giornalisti italiani – e nella sua Commissione nazionale lavoro autonomo, per esprimerle sconcerto per il tono liquidatorio da lei usato, durante l’incontro stampa di fine anno, sul tema dei giornalisti precari sottopagati.
    Davanti al problema manifestato in apertura dal Presidente dell’Ordine dei giornalisti, lei lo ha negato, dando l’impressione di ignorare le reali condizioni di lavoro della maggioranza dei giornalisti italiani. Condizioni che dovrebbero esserle note, sia per il suo ruolo istituzionale, sia tramite il Sottosegretario all’Informazione ed editoria Lotti, che presiede la Commissione per l’equo compenso per i giornalisti non dipendenti.
    I dati ufficiali dimostrano che i lavoratori autonomi e atipici sono oggi il 62,6% dei giornalisti attivi, e sono in rapida crescita. Spesso con redditi medi da 11.000 euro lordi l’anno, e nella metà dei casi di circa 5.000. Con spese a proprio carico, e con una netta disparità di diritti, tutele e forza di contrattazione rispetto ai colleghi dipendenti. E queste sono condizioni di oggettiva debolezza, di ricatto occupazionale e sfruttamento del lavoro, che ledono la libertà e la qualità dell’informazione.
    Dovere deontologico dei giornalisti è di informare correttamente, senza subire condizionamenti. Ma per farlo serve anche non essere costantemente oggetto di ricatti economici ed occupazionali. Che è ciò che accade a gran parte degli autonomi, che contribuiscono significativamente, da collaboratori esterni – senza tutele, sicurezze e quasi sempre senza retribuzioni adeguate – al sistema informazione di questo Paese. E non stiamo pensando solo alle grandi testate, ma anche a quelle minori, alle realtà periferiche, a quelle a rischio come nelle terre di mafia, dove l’informazione riguarda la vita quotidiana dei cittadini.
    Condizioni di lavoro, queste, che non vengono riequilibrate dai 20 euro lordi ad articolo, o dai 6 euro lordi per un lancio d’agenzia o di un articolo su web, così come individuati nelle pasticciate norme d’attuazione della legge 233/2012 sull’equo compenso giornalistico. Legge peraltro largamente inattuata, e spesso a fronte di retribuzioni anche di molto inferiori.
    Tutti questi sono problemi che riguardano anche il Governo e i suoi poteri d’intervento.
    Lo affermiamo con la consapevolezza di chi cerca di trovare nella contrattazione tra sindacato ed editori una risposta a dei temi cruciali per il futuro del settore. Ma proprio per questo ci permettiamo anche di suggerirle, signor Presidente del Consiglio, qualche tema che Governo e Parlamento potrebbero già da oggi utilmente affrontare:
    – Contributi e agevolazioni pubbliche solo agli editori che dimostrano di pagare equamente e con regolarità i giornalisti
    – Superamento dei contratti atipici nel mercato dell’informazione, supportando l’emersione dalla precarietà, il lavoro stabile, o comunque il “buon lavoro” equamente retribuito
    – Garantire pari diritti e tutele al lavoro giornalistico sia dipendente che autonomo
    – Rimettere urgentemente mano alla delibera d’attuazione dell’Equo compenso giornalistico per i lavoratori autonomi (ora sub judice del Consiglio di Stato, dopo la bocciatura del TAR del Lazio)
    – Prorogare l’esistenza della Commissione per l’equo compenso, in scadenza nei prossimi mesi, senza la quale la legge 233/2012 che lo prevede sarebbe inapplicabile
    – Emanazione da parte dal Ministero della Giustizia delle tariffe per la liquidazione giudiziale dei compensi giornalistici, come da Decreto ministeriale 140/2012 sui compensi professionali
    – Imporre la tracciabilità e l’obbligo di firma di tutti gli articoli, per tutte le testate registrate, anche online, al fine di agevolare i controlli e far emergere il lavoro nero o non retribuito
    Per queste ed altre ragioni, e per poter guardare a “un 2016 all’insegna della libertà di informazione”, sono necessarie risposte e impegni urgenti. E non solo dei giornalisti e delle parti sociali, ma anche delle Istituzioni locali, del Parlamento e del Governo.
    Oggi sta a ciascuno fare la propria parte.
    Con gli auguri di un produttivo e positivo 2016
    – Maurizio Bekar, rappresentante del Friuli Venezia Giulia e coordinatore della Commissione nazionale lavoro autonomo (Clan-Fnsi), del direttivo Assostampa Friuli Venezia Giulia
    – Ferdinando Baron, rappresentante della Lombardia nella Clan-Fnsi, della Commissione Contratto Fnsi-Fieg
    – Marco Bobbio, rappresentante del Piemonte nella Clan-Fnsi, del direttivo Assostampa Subalpina
    – Susanna Bonfanti, rappresentante della Toscana nella Clan-Fnsi
    – Claudio Chiarani, rappresentante del Trentino Alto Adige nella Clan-Fnsi, del direttivo Assostampa Trentina
    – Candida De Novellis, rappresentante dell’Abruzzo nella Clan-Fnsi, del direttivo Sindacato Giornalisti Abruzzesi
    – Livia Ermini, rappresentante del Lazio nella Clan-Fnsi
    – Dario Fidora, rappresentante della Sicilia nella Clan-Fnsi, consigliere regionale Assostampa Sicilia
    – Antonio Fico, rappresentante del Lazio nella Clan-Fnsi, del direttivo di Stampa Romana
    – Luca Gentile, rappresentante della Sardegna nella Clan-Fnsi, del direttivo Assostampa Sarda
    – Francesca Marruco, rappresentante dell’Umbria nella Clan-Fnsi, del direttivo Assostampa Umbria
    – Ottavia Molteni, rappresentante della Lombardia nella Clan-Fnsi
    – Laura Viggiano, rappresentante della Campania nella Clan-Fnsi, del direttivo Sindacato Unitario Giornalisti della Campania e presidente della Commissione regionale lavoro autonomo
    – Saverio Paffumi, componente consiglio nazionale di disciplina dellOrdine e del direttivo della associazione lombarda dei giornalisti ALG

    LA LETTERA E’ APERTA ALLE ADESIONI DI ALTRI GIORNALISTI Le adesioni (nome, cognome, qualifica professionale ed eventuali incarichi) vanno inviate a: giornalistifreelance@gmail.com
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    sabato 2 gennaio 2016
    di Bianca
    Come spessissimo, condivido le analisi di Oreste, i suoi argomenti e i toni che usa nell’esprimersi. Condivido il pessimismo della ragione nella possibilità che in tempi non biblici ci sia lo scatto che sarebbe necessario per cominciare a vedere qualche lucina in fondo al tunnel e purtroppo mi sembra che anche la strada dell’ottimismo della volontà sia molto in salita. E’ importante l’ottimismo della volontà, ma non basta. Sembrerà una bestemmia, ma penso che non sia tanto grave che Renzi abbia detto quello che ha detto, ma che l’abbia detto perchè sapeva bene che non avrebbe pagato pegno, che dava voce a sentimenti e opionini diffusi e radicati sui giornalisti (corporativi), sull’informazione(che non dice mai la verità) eccetera, eccetera. Per questo è tutto più difficile. E’ importantissimo che il sindacato faccia il suo mestiere bene e un passo avanti importante è stato fattto (forza Giulietti!). Sull’Ordine non ho parole. Ma è il silenzio che ci sta intorno a spaventarmi di più.
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    di Giuliano
    Renzi molto probabilmente, come dice Marco, scomparirà al pari di tutte le “comete” apparse nell’ultimo quarto di secolo; ma la domanda da porci è quanto tempo ci vorrà per vederlo sparire oltre l’orizzonte e quanto per annullare gli effetti della coda che si lascerà alle spalle. Possiamo continuare ad aspettare, limitandoci a guardare al nostro orticello, come se i nostri guai non discendessero da quelli dell’intero sistema?
    Credo che si debba, una volta per tutte, uscire dall’equivoco.
    Renzi non è e non è mai stato di sinistra. Lo dice chiaramente la sua storia. Poi, per quanto ci riguarda, non è mai stato “amico” dei giornalisti.
    Renzi è infastidito da ogni Sindacato – lo ha ben dimostrato – e adesso ci ha detto che è contro l’Ordine. Non ci voleva molto a immaginarlo e di sicuro non lo ha detto per caso: lo ha fatto sapendo bene di poter contare sull’approvazione di gran parte del suo possibile elettorato e anche di molti giornalisti.
    D’altro canto è evidente l’avversione di Renzi per ogni forma di libera informazione, perché lui nel suo ruolo di “uomo solo al comando” è allergico a qualsiasi dialogo e contraddittorio, perché non vuole sentire alcuna critica al suo progetto di “Partito unico della nazione”.
    Chiari sono pure i motivi per cui ha anche negato l’esistenza drammatica di un precariato e di uno sfruttamento gravemente lesivo delle persone e della qualità dell’informazione: un simile neo canceroso non doveva macchiare la sua immagine e costituire una nota stonata nella sua comunicazione autocelebrativa.
    Renzi è un arrivista avido di potere, per il potere a qualsiasi costo e con ogni mezzo.
    Molti del popolo di sinistra si sono allontanati da lui e dal Partito che lui ha scalato con modi certo non ortodossi e non consoni a un partito realmente democratico, avvalendosi del sostegno di un mondo che con la sinistra non ha mai avuto nulla da spartire.
    Molti hanno creduto che il suo neoliberismo e il suo “populismo mite” potessero essere un utile viatico per un partito privo della forza per vincere da solo. E lo hanno sostenuto, in molti casi tappandosi il naso. Quanti di questi e per quanto ancora reggeranno il suo gioco?
    Molti altri, come sempre accade, sono saliti sul suo carrozzone per occupare o conservare poltrone o cadreghini. Dubito che lo seguiranno anche quando il suo trono comincerà a vacillare.
    Ma, intanto, oggi, abbiamo a che fare con lui e con il suo Governo. Come vogliamo schierarci se davvero intendiamo fare gli interessi di chi realmente esercita la nostra professione? Su quali strade pensiamo di muoverci e quali lotte dobbiamo affrontare per la sopravvivenza di un Ordine e di un Sindacato capaci di essere utili alla categoria e dai quali i giornalisti si sentano correttamente rappresentati?
    Per quanto riguarda l’Ordine, mi sembra doveroso ricordare che non soltanto Renzi e molti politici (anche di sinistra) lo ritengono un inutile carrozzone: noi stessi da tempo sosteniamo che “o si cambia o si chiude”. Dunque, che cosa vogliamo e possiamo concretamente fare per cambiare?
    Sul fronte sindacale, a mio avviso, la situazione non è poi tanto diversa. Così come è il sindacato è destinato all’estinzione. Cominciando dal rinnovo del contratto, che è una battaglia nodale, abbiamo le idee e gli strumenti per invertire la rotta?
    Penso che nelle “speranze” di Guido, nelle note di Oreste e nella lettera della Clan ci siano indicazioni importanti. E ritengo sia chiaro a tutti che non possiamo guardare indietro, ispirandoci ad antichi sogni “rivoluzionari”.
    La sfida, a mio avviso, è: lavorare per “ripoliticizzare” la nostra categoria ricreando una cultura sindacale e riconquistando la partecipazione ormai ridotta al lumicino.
    So bene che è più facile dirlo che farlo, ma si potrebbe partire da una chiara identificazione delle debolezze e delle contraddizioni attuali, per arrivare a proporre quello che potrebbe essere un nuovo modello di sviluppo del nostro settore, all’interno di quello auspicabile a livello generale.
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    di Valentina
    Giustissimo parlare dei problemi della nostra categoria, ma quando un governo fa a pezzi i diritti di tutti i lavoratori che cosa ci possiamo aspettare noi giornalisti, che siamo sempre meno, meno autorevoli e per nulla ascoltati, fastidiosi come un moscerino entrato in un occhio…..
    Della scarsa considerazione di cui godiamo (si fa per dire) siamo anche noi responsabili. Per esempio, quanti giornali, in materia di lavoro, hanno sottolineato un fatto gravissimo come l’entrata in vigore dal 1° gennaio 2016 di una nuova norma ammazzadiritti, contenuta nel decreto attuativo del Jobs Act sul riordino dei contratti?
    Questa norma premia due volte le aziende che trasformeranno i vecchi, illegali contratti a progetto in contratti a tempo indeterminato “a tutele crescenti” (una presa in giro): oltre agli sgravi fiscali, sia pure inferiori rispetto al 2015, a beneficio delle aziende e a carico della collettività, questi datori di lavoro “onesti” beneficeranno di una sanatoria sugli illeciti amministrativi, contributivi e fiscali commessi in precedenza ai danni del lavoratore che intendono assumere, il quale sarà tenuto, contestualmente all’assunzione/burletta, a firmare una rinuncia tombale ai suddetti diritti pregressi (per esempio, tredicesime, Tfr, differenze contributive ecc).
    Qualcuno ha detto qualcosa?
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    da domenica 3 gennaio 2016
    di Letizia
    Grazie Oreste per la tua consueta lucidità e grazie a tutti voi che intervenite in lista con dibattiti sempre stimolanti. Non c’è dubbio che Renzi disprezzi i giornalisti di opinione contraria alla sua, ma la battuta sarcastica a Iacopino è intollerabile.
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    di Saverio
    con Ester Castano e Beppe Giulietti
    Ha firmato stamane l’appello anche Ester Castano, che in un certo senso è stata la prima “indignada” ad aver sollevato la protesta virale sui social network.
    E avrete già notato, sulla pagina FB di Nuova Informazione, la presa di posizione di Beppe Giulietti, che vi riporto qui:
    di Beppe Giulietti
    “Siamo tra quelli che non sopportano l’uso in libertà delle parolee soprattutto l’abuso di termini che andrebbero maneggiati con cura e con grande parsimonia, per evitare che determinate espressioni perdano il loro significato originario, e persino la loro capacità evocativa. Per questo non abbiamo mai sopportato l’uso della parola “olocausto” per indicare qualcosa di diverso dal genocidio programmato, come fu quello deciso da Hitler contro gli ebrei.
    Allo stesso modo non si possono usare le espressioni “lager” o “gulag” fuori dal contesto del regime nazista o stalinista.
    La parola “deportazione” non può essere applicata al trasferimento degli insegnanti da una regione all’altra, perché altrimenti si manca di rispetto a chi è stato deportato nei vagoni piombati o nei camion della morte.
    La parola “schiavitù” indica uno stato di deprivazione totale dei diritti politici e civili, la trasformazione della persona in una cosa di proprietà di un padrone e per questo non può essere impiegata per definire il lavoratore precario, rischia persino di essere offensiva. Proprio perché non accettiamo un uso improprio di queste parole, ed il loro svuotamento, non possiamo accettare neppure la banalizzazione di questioni essenziali. Ci riferiamo, in questo caso, alle parole del presidente Renzi sul lavoro precario nel settore dell’informazione.
    Evitiamo pure la parola“schiavitù”, ma come definire condizioni di lavoro che spesso prevedono l’uso di ragazze e ragazzi sottopagati e comunque in condizioni di precariato tale da dover sostanzialmente rinunciare ai diritti contrattuali? La Costituzione italiana prevede il “diritto alla giusta retribuzione”, la dottrina sociale della chiesa parla di “giusta mercede”, una legge dello Stato ha introdotto l’equo compenso. Nonostante i passi in avanti, ed il continuo impegno di tanti comitati di redazione, delle associazioni regionali, della Federazione della stampa, questo traguardo deve ancora essere conquistato per centinaia e centinaia di giornaliste e di giornalisti precari ed autonomi.
    Se al presidente Renzi non piace la parola “schiavitù”, potremmo usare il termine “sfruttamento”, situazione che si realizza ogni qual volta si determini un iniquo scambio tra prestazione e remunerazione, come accade anche, e non solo nel settore dell’informazione. Quale espressione si dovrebbe utilizzare di fronte a redditi che non superano i 5 mila euro l’anno e a una flessibilità totale e senza diritti sostanziali?
    Per questo, al di là di ogni polemica strumentale e corporativa, sarà il caso che, insieme alla trattativa contrattuale, si riprenda il filo della trattativa su modi e forme di applicazione della legge sull’equo compenso. Per raggiungere questo obiettivo ci sarà bisogno della convinzione e dell’apporto di tutte e di tutti, e magari di qualche polemica strumentale in meno, fuori e dentro la professione e i suoi istituti di rappresentanza”.

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