Condè Nast ingorda di utili a spese dei giornalisti

A certuni i tagli non bastano mai… “Noi facciamo businness” e lo strumento per farlo sono le 14 testate (Vanity Fair, Vogue Italia, L’Uomo Vogue, Glamour, GQ, GQ Style, Wired, AD, Traveller, Vogue Bambini, Vogue Gioiello, Vogue Accessory, Vogue SposaSposabella

e i suoi giornalisti abbiano sopportato pesanti sacrifici. E non solo i “suoi”. Se per due anni i colleghi Condé Nast, tagliandosi gli stipendi, hanno potuto consentire alla società di “risparmiare” 6 milioni di euro, nello stesso periodo, tutti i giornalisti italiani, tramite l’istituto di categoria Inpgi, hanno supportato economicamente i colleghi in solidarietà…

Riuniti in assemblea giovedì 12 marzo, i giornalisti di Condé Nast si sono, dunque, trovati a dover discutere non lo sperato rientro nella normalità, ma addirittura un raddoppio degli esuberi virtuali identificati solo due anni prima. Era quanto l’azienda da qualche giorno aveva comunicato al Comitato di redazione e ai vertici sindacali lombardo e nazionale.

Questo il documento votato:

“L’assemblea ritiene inaccettabile che a due anni dall’accordo di solidarietà difensiva, in presenza di un fatturato rimasto sostanzialmente inalterato dal 2013 al 2014, di un utile aumentato di oltre il 50 per cento e di un organico giornalistico sceso di sei unità, l’Azienda ritenga di poter considerare superfluo oltre il 40 per cento dei giornalisti dipendenti e dichiari di prendere in considerazione qualsiasi strada (compresi i licenziamenti individuali e collettivi) per ridurre in modo drastico l’organico.
“Tutto questo appare ancora più grave alla luce del fatto che i giornalisti Condé Nast hanno accettato una sensibile riduzione dello stipendio (che ha consentito un risparmio sul costo del lavoro di oltre 6 milioni di euro in due anni) e che l’Inpgi ha “finanziato” con le integrazioni salariali l’Azienda nell’ottica di un rilancio delle attività editoriali e di un mantenimento dei livelli occupazionali, mentre l’Azienda ha deciso di investire risorse in nuovi settori (comunicazione, eventi, digitale, area video) nei quali non prevede l’utilizzo di giornalisti.
“Condé Nast d’altra parte non è intenzionata, per sua stessa ammissione, a chiudere testate o a variarne la periodicità. Ci si domanda dunque come potrebbe con una forza lavoro decimata continuare a garantire gli standard qualitativi che da sempre la caratterizzano, senza far esplodere il ricorso a contratti atipici.
“L’assemblea respinge con forza questo quadro, rifiutando in primis l’affermazione di un raddoppio degli esuberi. I giornalisti invitano l’Azienda a desistere dall’idea di ricorrere a soluzioni traumatiche e la esortano a tenere aperto un dialogo con le parti sindacali per concordare una gestione condivisa delle eventuali criticità.”
Milano, 16 marzo 2015
L’assemblea dei giornalisti Condé Nast

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