Ciao Piero. Amico, collega, compagno

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4 Commenti

  1. Guido Besana
    Pubblicato il 11 settembre 2019 alle 20:11 | Permalink

    Da sempre mi pare di vivere in un mondo in cui Piero è presente, o è appena passato.
    Prima gli anni settanta della politica e dell’informazione militante, quando ero un ragazzino che bazzicava Lotta continua, poi gli anni in cui ho lavorato in radio, dove tutto era segnato dalla sua impronta anche se Piero era già rientrato alla Rai, poi l’importanza dei suoi lavori quando mi è capitato di lavorare sugli anni della strategia della tensione. Quando sono entrato nel sindacato dei giornalisti l’ho trovato appena trasformato dallo statuto che Piero aveva contribuito a scrivere, e con quelle regole ho vissuto da allora. Andare all’ultimo congresso Fnsi del febbraio scorso accompagnati da Piero è stata un’esperienza preziosa e affascinante.

  2. Guido Besana
    Pubblicato il 11 settembre 2019 alle 20:13 | Permalink

    Le parole di Beppe Giulietti:
    “Ci ha lasciato Piero Scaramucci, fondatore di radio popolare e del gruppo di Fiesole, dirigente della federazione della stampa e dell’Usigrai, autore di straordinarie inchieste sulla “Strage di Stato”., inviato della Rai, sempre dalla parte degli ultimi, degli oscurati,degli invisibili.
    Antifascista da sempre , nemico di ogni prepotenza, aveva nel cuore la Costituzione e il suo articolo 21, anche a Lui su deve la nascita della nostra associazione.
    Sino alla fine ha portato il suo contributo alle istituzioni dei giornalisti, partecipando come delegato eletto a Milano nelle liste di Nuova informazione e, anche in quella occasione, ci ha invitato a procedere sulla strada della tutela della Costituzione antifascista e antirazzista, senza nulla concedere al pessimo “Spirito dei tempi” e al silenzio complice degli opportunisti di ogni natura e colore.
    Sarà nostro dovere, insieme al Sindacato Lombardo dei giornalisti,alla sua comunità,ad Articolo 21, trovare il modo migliore per ricordarlo, legando la sua memoria ad una inziativa che duri nel tempo e che sappia “Onorare” chi ha davvero dedicato una vita alla libertà e alla tutela della dignità, “Senza distinzione di fede,etnia,condizione sociale, colore della pelle”
    Un abbraccio alla sua compagna Mimosa Burzio e sua figlia Marianna,”

  3. Marina Dotti
    Pubblicato il 11 settembre 2019 alle 23:41 | Permalink

    Collega e amico dagli anni 70. Ho sempre pensato a te come a un perfetto esempio di coerenza e onestà intellettuale. Merce sempre piu rara. E poi la tua ironia, il tuo senso dell’umorismo, la tua contagiosa vitalità.. L’ultimo incontro nella sede della Radio. Qualche tempo fa. Ti ho intervistato per un documentario su RP ed è stato bello sentirti raccontare quella storia. Col tuo stile, senza retorica e senza toni nostalgici. Addio grande Piero

  4. Gabriele Porro
    Pubblicato il 12 settembre 2019 alle 08:09 | Permalink

    Una cosa soprattutto distingueva Piero Scaramucci (mi verrebbe da chiamarlo il mio amico Piero, perché era così, ma ho ancora dei pudori antichi, sarà l’età), oltre alla sua straordinaria incisività e immediatezza di comunicatore (in radio prima di tutto, basta risentire i collegamenti da Genova per il tragico G8; e ho ascoltato ieri con piacere Antonio di Bella che diceva in modo affettuoso e divertente che nei tempi in cui lavoravano insieme in Rai, quando usciva di stanza cercava di rubare i suoi nastri per copiarne il timbro, il ritmo vocale), la sua pulizia morale, politica e giornalistica, l’eccellente caratura di reporter (sono stati fatti tanti esempi, soprattutto italiani, ma per esempio lui fu sul fronte della guerra Iran-Irak, e se le bio passate ieri non mentono, è stato il primo giornalista italiano, televisivo almeno, ad entrare in Cambogia dopo la fine del sanguinario regime di Pol-Pot), l’impegno e la serietà con cui ha affrontato grandi snodi storici della nostra storia, come piazza Fontana, l’omicidio (si può dire? forse preterintenzionale suggerirebbe di aggiungere Piero) dell’anarchico Pino Pinelli: è stata sempre la sua straordinaria capacità critica.
    La voglia di smontare le verità ufficiali del governo, fin dai tempi della morte, pure quella non accidentale di Enrico Mattei, di cui si occupò in Rai, e poi via via dalle bombe neo-fasciste allo stato di polizia instaurato dal pure lui neo-bonapartista Gianfranco Fini, dagli uffici della questura di Genova nel luglio 2001, personaggio poi rivalutato da molti perché litigò con Berlusconi (le valutazioni politiche della sinistra sono spesso non di corto, ma di telegrafico respiro).
    Ma il pensiero che applicava a smascherare le versioni dei fatti del potere, per ricostruire dinamiche, motivazioni delle cose, accadimenti, con grande precisione e senza mai “tirar va”, ancor di più Piero lo usava nelle discussioni e nel lavoro condotto dentro la sua area di riferimento, quel pensiero e quel popolo progressista che incredibilmente sta resistendo a decenni di classi dirigenti proprie francamente scadenti. Ricordo anni fa un’accanita discussione, con Assunta e Mimosa, in una circostanza triste, un giornata trascorsa nella casa di campagna di Valeria per ricordare la morte (un’altra, di un amico) di Aldo, suo marito. Si era in pieno boom iniziale del M5S e gli anatemi da sinistra fioccavano. Piero ci disse, con la sua calma di modi (ma le parole erano taglienti, nette, a volte, quando ci voleva): “Si, non si dichiarano di sinistra. Si, ci sono tanti giovani inesperti, forse anche un po’ ignoranti nelle loto fila, anche come dirigenti (ahimè, come aveva ragione). Si, in qualche modo oggi li vediamo un po’ come concorrenti. Ma guardate che il loro e il nostro popolo (non sono certo del vocabolo, riporto a braccio, meglio dell’asettico “elettorato”) hanno tante idee, cose in comune con noi, sull’ambiente, la povertà, il sociale e altro. Non so, forse sarebbe più intelligente parlare che litigare con loro, qualche volta almeno”. Dopo anni di insulti e “non se ne parla” o “piuttosto smetto con la politica” è quel che oggi dicono e forse anche pensano Renzi e Zingaretti. E ci stiamo facendo un governo assieme (a proposito: che Dio ce la mandi buona!). Piero aveva (e lo condivido tantissimo, anche per i miei studi filosofici, mia figlia sarà contenta) uno spirito davvero cartesiano. dubitava, analizzava tutto, perché anche la verità all’apparenza più lampante si può vedere anche da un’altra angolazione, da un’altro sistema di riferimento (scomodo la teoria della relatività, ma non si applica solo ai pianeti e agli elettroni) e può mostrare cose e suggerire comportamenti impensabili a prima vista, inattuabili all’apparenza.
    Piero fu così in tutti gli anni di una più intensa militanza politica, il pre e post 68, diciamo, e poi nella sua gestione della radio, che ho sempre visto dall’esterno, con qualche incursione occasionale e sporadica, sempre gioiosa comunque. Lui si “sporcava le mani” nel tentare di unire gente che si accapigliava per una sigla, un posto nel corteo o nel volantino di convocazione, cercando disperatamente di spiegare a tutti una lapalissiana verità. Che divisi si perde e uniti forse si può vincere. Nella chiarezza dei temi e dei propositi, ovviamente, ma passando anche sopra tutto il resto. Fu Piero (con Giulietti e altri geniali nostri dirigenti) a immaginare a fine anni Novanta che la ormai lunga egemonia delle correnti di centro destra in seno alla Fnsi (craxiani, destra romana, il peggio) si poteva spezzare, rovesciare, alleandosi con Stampa Democratica. Detto ora, dopo un bel po’ di anni di gestione comune di Associazione Lombarda, Federazione e gli altri enti, sembra ovvio, facile. Ma allora Giorgio Santerini presso molti di noi era il male assoluto, quello che grazie alle sue alleanze aveva consegnato la Fnsi a Craxi (ed era poi anche vero, dato che un po’ craxiano, anche se anomalo, lo era). Piero ci spiegò che toccando le corde giuste anche i patti politici (o politico-sindacali) si possono rompere, gli equilibri si possono spostare, soprattutto se una base convinta e numerosa (allora il Gruppo di Fiesole era questo) preme perché si volti pagina. E fu così.
    Insieme al mio amico Filippo, che pure lui non c’è più da anni, avevamo coniato per festeggiare affettuosamente queste capacità di Piero di modificare le situazioni in essere, il soprannome di “Scaramopoulos”, perché ci evocava un’intelligenza e forse anche un tocco di furbizia un po’ levantina. Ma in effetti lo ammiravamo per questo, anche perché funzionava, e noi ne siamo e ne eravamo del tutto sprovvisti. Quanto ci mancherà anche questo, e non solo nelle dinamiche sindacali.
    Non sono tanto bravo a parlare ed esprimere sentimenti e relazioni, vorrei però solo aggiungere che Piero è una di quelle persone che ho davvero ammirato, da cui ho imparato tanto pur non avendo praticamente mai lavorato insieme a lui, a cui ho voluto davvero bene anche perché la sua capacità di stringere relazioni era particolare. E immediata. L’ho conosciuto nel 1976, ai tempi in cui il passaggio soprattutto delle frequenze di emissione del segnale radio da Radio Milano Centrale, dove lavoravo e avevo un qualche ruolo dirigente, a Radio Popolare, agevolò la nascita di un’impresa davvero straordinaria per qualità e longevità, soprattutto considerando la sua collocazione a sinistra. Da allora carsicamente, ma molto di più negli ultimi vent’anni per motivi sindacali (anche se non solo) l’ho frequentato sempre davvero con piacere, in privato e in pubblico. L’ultima volta al Congresso trentino della Fnsi, quest’inverno. Era ancora uno dei più prensili, intelligenti, spiritosi, tutti volevano stare con lui, ascoltare il suo punto di vista, i suoi racconti. E anche lì, aveva quasi sempre ragione.
    Un grande, affettuosissimo abbraccio a Mimosa e Marianna

    Gabriele

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