Case Inpgi, polemiche a colpi di mattone

gatto mattone“Le case Inpgi” sono un tema molto agitato in questa campagna elettorale e sul quale spesso la confusione è strumentale. Sono nati comitati, avanzate richieste e proteste, sparate bufale. Quasi dimenticando che gli affitti e le vendite di appartamenti di proprietà Inpgi devono rispondere solo al mandato istituzionale: garantire il pagamento delle prestazioni previdenziali ai propri 60mila iscritti e, a monte, garantire la sostenibilità dei conti.
I fatti. La vendita a terzi è avvenuta a prezzo pieno per gli appartamenti liberi, mentre la vendita degli appartamenti occupati è stata scontata del 25 per cento, sia che l’acquirente fosse l’inquilino sia che fosse un soggetto terzo.
Quando, nel primo semestre 2017, è partita la procedura

per vendere entro il 2021 una grossa fetta della proprietà – ossia fra un terzo e metà del patrimonio da 1,2 miliardi di euro – si sono scatenate le polemiche. In particolare a Roma dov’è concentrata la maggioranza delle abitazioni e dei negozi. Da una parte inquilini giornalisti che volevano uno sconto più elevato rispetto agli inquilini “normali”, dall’altra colleghi che all’opposto accusavano l’Istituto di chiedere cifre troppo basse…
La risposta negativa alla richiesta di supersconti sta nell’ovvia constatazione che l’Inpgi ha l’obbligo di ottenere i migliori ricavi nell’interesse di tutti gli iscritti, senza privilegi per alcuni. La risposta invece alle accuse di valutazioni fuori mercato l’ha data lo stesso mercato, che ha subito acquistato un terzo degli appartamenti, sia liberi che occupati. Il resto l’hanno per lo più comprato gli inquilini stessi, mentre una piccola parte di appartamenti viene (per ora) mantenuta sfitta per poterla vendere a prezzo pieno.
Per gli amanti delle statistiche il catalogo è questo:
Il patrimonio immobiliare è valutato 1,2 miliardi di euro. Il business plan Inpgi prevede che entro metà 2021 se ne venda una grossa fetta: fra i 450 ed i 650 milioni. Di questa fetta ad oggi, anzi a fine 2019, se ne è venduta oltre metà: con 696 rogiti sono stati incassati 283 milioni. Altre 776 proposte per altri 339 milioni sono in corso di perfezionamento finale. Il resto del patrimonio invece continua ad essere affittato. I contratti in essere in tutta Italia sono 940, di cui 332 intestati a giornalisti. Che in numero di 132 abitano in stabili non in vendita e invece in 149 casi in stabili in vendita. Questi ultimi sono colleghi che hanno deciso di non comprare ed ai quali è stato rinnovato il contratto per otto anni.
È tutto: noioso, temo, ma chiaro, spero.

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