Caltagirone, per soldi solo per soldi

caltagironeCaltagirone editore lascia dopo vent’anni la Fieg e, fra le motivazioni possibili, sceglie di indicare la più strampalata: “Fatti i doverosi distinguo, la (nostra) decisione ricorda quella assunta dal gruppo Fiat quando, alcuni anni fa, sulla base di diverse visioni sul futuro dell’industria italiana, non in sintonia con l’allora vertice della Confindustria, decise di abbandonare l’associazione degli industriali”. Ovvero, si scrive “Visioni sul futuro” e si legge “Sguardo al portafogli”. Per denaro, insomma, solo per denaro: è così che, con toni simili, hanno commentato la stessa Fieg, Carlo De Benedetti, i sindacati… Del Gruppo, quotato a piazza Affari, fanno parte Il Messaggero, Il Mattino, Il Gazzettino, Il Corriere Adriatico, il Quotidiano di Puglia, Leggo e tutte le relative edizioni on line.

Contestualmente si sono dimessi dal Consiglio Fieg i rappresentanti del Gruppo, inclusi i due Caltagirone, Francesco Gaetano che era nel Comitato di presidenza e sua figlia Azzurra, che era sia vice presidente Fieg sia presidente del settore Quotidiani nazionali. La Fieg ha però subito rintuzzato con un proprio duro comunicato la ricostruzione del Gruppo, ricordando che tale “scelta” di uscire era invece stata la conseguenza di un precedente “invito” rivolto all’unanimità – con una astensione – dal Comitato di presidenza Fieg a tre società dei Caltagirone (Messaggero, Mattino e Gazzettino) a “riconsiderare una iniziativa assunta al di fuori non solo delle scelte, ma anche delle logiche associative”.

L’iniziativa cui faceva riferimento la Fieg riguardava la decisione presa a fine febbraio e che, per ora, colpisce il personale poligrafico del gruppo, di cessione di ramo d’azienda per le aree produttive del Gazzettino di Venezia, del Mattino di Napoli e del Messaggero. Al fine, aveva dichiarato il Cda del gruppo approvando il consuntivo 2015, di “contribuire positivamente all’efficienza e all’equilibrio economico del gruppo». Tradotto: via il contratto poligrafico per applicare il molto più economico contratto del commercio. Nonostante lo sciopero nazionale attuato il 24 marzo dai sindacati confederali su Messaggero, Mattino e Gazzettino, il Gruppo è egualmente passato alle via di fatto, trasferendo il primo aprile (notare la data) i 77 addetti ai servizi – segreteria di redazione, personale, amministrativi e diffusione – all’appositamente costituita “Servizi Italia 15 srl”, una società che applica… il contratto del commercio. I lavoratori cosiddetti “produttivi” – stampa, prestampa, archivio, servizi tecnici informatici, area di preparazione, rotative – del Mattino e del Messaggero sono passati, invece, alle società nuove di zecca “Stampa Napoli 2015 srl” e “Stampa Roma 2015 srl”. Una decisione dunque portata avanti senza badare né alle proteste dei lavoratori né all’invito della Fieg a fare marcia indietro.

Nel comunicato della Slc (Cgil), oltre a sottolineare il reale obiettivo dei Caltagirone (ridurre i costi del lavoro), si indicano anche altre responsabiliutà: “Questa pratica è il frutto dell’assenza legislativa di un obbligo di applicazione di un contratto di lavoro, legata alla classe merceologica di attività delle singole aziende; un’assenza legislativa che consente alle aziende stesse di rivolgersi al “supermercato” dei contratti e applicare quello per loro più vantaggioso”.

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