Ansa. Cosa aspetta il governo ad intervenire?

Un tempo la gente diceva “L’ha detto la televisione”, e dunque era vero. Un tempo i giornalisti dicevano “L’ha scritto l’Ansa” e dunque era una notizia certa, verificata, da cui partire per costruire il pezzo. L’Ansa è una società cooperativa fra quotidiani e, siccome ogni giornale ha una proprietà, si potrebbe dire che i padroni dell’Ansa siano gli editori. Ma, come dice il proverbio, tanti padroni nessun padrone. E il portabandiera di tale libertà fu il mitico direttore Sergio Lepri, bravissimo, corretto, indipendente, mai più eguagliato, che resse l’agenzia, anzi l’Agenzia, per trent’anni. Per cui è come se il “piano di riorganizzazione” della proprietà ci toccasse tutti, uno per uno. Una proprietà che in piena pandemia, quando cioè più che mai occorre un’informazione di base anti-fake news, decide di mandare tutti i giornalisti in cassintegrazione per 24 giorni da giugno e in aggiunta di sparare sulla croce rossa, cioè di tagliare d’un quarto il budget per i collaboratori, cioè per i colleghi più deboli e precari… L’inevitabile risposta è stato uno sciopero di 48 ore. Fatto, ma che non è bastato. E dunque i giornalisti dell’Ansa non solo chiamano tutti i colleghi alla solidarietà, ma chiedono al governo un intervento deciso ed il prima possibile. Con questo documento:

«I giornalisti dell’Ansa ringraziano tutti coloro che, nei giorni scorsi, hanno manifestato solidarietà alla redazione esprimendo apprezzamento per il lavoro che la nostra agenzia svolge quotidianamente nel sistema informativo nazionale. Non abbiamo assunto a cuor leggero la decisione di scioperare e di dare il via a uno stato di agitazione che dura tuttora. Proprio per il ruolo che l’Ansa ha, siamo consapevoli del grave disagio che arrechiamo alle istituzioni, ai colleghi della carta stampata, delle televisioni, delle radio, dei siti d’informazione e soprattutto ai cittadini che hanno il diritto di essere informati in maniera verificata come fa da 75 anni l’Ansa, la prima e più grande agenzia italiana la cui capacità operativa ora è messa a rischio». Inizia così la lettera aperta dei giornalisti ai soci editori, al governo e alle istituzioni affinché mettano in campo «ogni azione possibile per salvaguardare» il patrimonio rappresentato dall’agenzia di stampa.

«L’Ansa – proseguono – è una cooperativa dei giornali italiani nata dopo la guerra per restituire al Paese una grande agenzia di informazione che garantisse a tutti i media pluralismo e imparzialità. Per quotidiani, periodici, tv, internet, costituisce una fonte primaria. Il suo sito online è un punto di riferimento per milioni di italiani. Grazie al lavoro dei suoi giornalisti in questi mesi di pandemia, l’opinione pubblica è stata informata con puntualità, rigore, precisione, su tutto quello che riguarda la diffusione del virus e su quanto succede nel mondo, dalla politica all’economia, dalla cronaca agli esteri, la scienza, la cultura, lo spettacolo, il turismo, la moda, lo sport. Il ricorso alla cassa integrazione e il taglio del budget dei collaboratori, prospettato dall’azienda per far fronte a un calo dei ricavi legato all’emergenza sanitaria, avrebbero gravi ricadute sull’operatività della redazione, con conseguenze negative a cascata su tutto il sistema informativo nazionale, in una fase delicatissima per il Paese. A soffrirne sarebbero in particolare le sedi regionali ed estere dell’agenzia, già messe a dura prova da anni di crisi che ne hanno notevolmente ridotto gli organici. L’Ansa resta ancora, nonostante il ridimensionamento dovuto anche alla progressiva riduzione delle convenzioni con il governo e le Regioni, l’unica agenzia italiana con una significativa presenza sul territorio nazionale e nel mondo. Non ci siamo mai tirati indietro di fronte ai sacrifici, purché i sacrifici non mettano a repentaglio il notiziario e la qualità dell’informazione al servizio del Paese. Ulteriori interventi finirebbero con il minare definitivamente un presidio irrinunciabile per il sistema Italia».

Dunque i giornalisti chiedono «ai soci editori, al governo e a tutte le istituzioni di mettere in campo ogni azione possibile per salvaguardare questo patrimonio indispensabile per il corretto funzionamento del sistema democratico. Riteniamo che non sia più procrastinabile un intervento che, non solo metta in sicurezza i conti nell’immediato per consentirci di affrontare questa fase con le forze minime necessarie, ma che in prospettiva stabilizzi l’agenzia, garantendo le risorse adeguate a preservare la sua articolata struttura. Tutti i  grandi Paesi – concludono – hanno una agenzia di notizie che costituisce l’ossatura del sistema informativo. Privarsene, per l’Italia, sarebbe un grave danno. Tutelare l’Ansa è tutelare il Paese».

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