8 marzo, la violenza sulle giornaliste ha molte facce

Appello della Federazione Internazionale dei giornalisti (IFJ) e del suo Gender Council in favore dell’ingresso di un maggior numero di donne in ruoli di leadership nei sindacati e nei media, “affinchè possano giocare davvero un ruolo pieno e attivo nella società”. Non dimentica, l’IFJ, di sottolineare anche in questo 8 marzo la necessità di combattere la violenza contro le giornaliste, assicurando loro un ambiente di lavoro sicuro: senza minacce dall’esterno, molestie dall’interno, discriminazioni economiche ovunque.
Se i dati confermano il crescente processo di “femminilizzazione” del giornalismo

– il numero delle donne nelle università di giornalismo e nei media supera quello degli uomini – tuttavia si tratta d’una maggioranza numerica che non si rispecchia nei livelli dirigenziali sia dei media sia dei sindacati: “E’ questo il motivo per cui l’IFJ promuove tutte le misure atte ad assicurare l’equilibrio tra lavoro e vita familiare”.
Nel 2013, l’IFJ aveva lanciato la campagna “Stop Violence against Women Journalists” (#IFJVAW), incentrata sulle violenze fisiche connesse all’attività professionale (giornaliste uccise, minacciate, attaccate, molestate). La campagna, riguardava anche la violenza sui luoghi di lavoro (molestie morali e sessuali, bullismo, ineguaglianza salariale), nonchè la cosiddetta “violenza silenziosa”, che consiste nel tenere le donne lontane dalle posizioni dirigenti solo sulla base del genere d’appartenenza.
L’anno scorso, l’IFJ ha contato 12 giornaliste attaccate ed uccise, che hanno perso la vita svolgendo il proprio lavoro: due uccise in Afghanistan e nella Repubblica Centrafricana, una in Colombia, Egitto, Iraq, Libia, Paraguay e Filippine, tutte per attacchi mirati o in sparatorie. A loro si aggiungono due giornaliste morte in Bangladesh e Turchia a causa di incidenti connessi al loro lavoro.
“Sappiamo da alcune ricerche datate sulla violenza contro le donne”, dice Mindy Ran, copresidente del Gender Council, “che spesso le violenze su di loro e la loro stessa morte restano sconosciute, ma sono in arrivo nuove ricerche che ci forniranno una fotografia più veritiera del fenomeno”.
La collega Mindy Ran, scrivendo a tutti i sindacati dei giornalisti in occasione dell’8 marzo, li ha sollecitati a sostenere la proposta di “Convenzione contro la violenza di genere nei luoghi di lavoro” che verrà discussa dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO): “Se si vuole fare veramente la differenza oggi, bisogna agire subito, aumentare la consapevolezza, incoraggiare più donne a unirsi e partecipare pienamente. Avviare un processo per creare cambiamenti duraturi”.
Secondo UN WOMEN, nessun Paese ha ancora raggiunto l’uguaglianza di genere ed anzi in tutti i campi, pubblici e privati, persistono ineguaglianze significative tra uomini e donne.
“Passi avanti importanti, nella presenza di donne fra gli attivisti sindacali, sono stati fatti negli ultimi 10. Ma resta ancora molto da fare” – ha detto Beth Costa, Segretaria generale IFJ – “Vogliamo vedere le colleghe pienamente incluse nelle dirigenze dei sindacati e chiediamo ai leader di impegnarsi maggiormente sulla Piattaforma di Azione della Conferenza di Pechino del 1995”.
“Di fatto le donne sono ancora tenute a distanza dai movimenti organizzati, faticano a raggiungere posizioni dirigenti, non sono equamente rappresentate entro le organizzazioni. Non ci riferiamo al rispetto delle donne sulla carta – ha concluso la Segertaria generale – ma alla loro reale inclusione nella discussione sui temi fondamentali e nei processi decisionali. Questa è una questione di vero rispetto, di riconoscimento reale della parità con tutte le nostre differenze”.
L’IFJ invita tutti i colleghi, le colleghe, le organizzazioni a dimostrare contro la violenza sulle giornaliste e contro la diffusa impunità pubblicando post con l’astag #IFJAW

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