3 – Chi eravamo e chi saremo

di Michele Urbano
“Nuova informazione” oggi, qual è la sua identità, il suo progetto fondante? Certo, l’immagine riflessa e consolidata (seppure soggetta a una progressiva erosione di consensi) è ancora quella di una corrente di “sinistra”. Definizione che non ha più quel netto e visibile marchio delle origini che al centro aveva una certa “purezza” professionale rispetto sia alla deontologia che ai diritti sindacali coniugati – ecco un’altra sua originalità – in funzione anche degli interessi del lettore. Il concetto era: una informazione “pulita” ossia senza condizionamenti economici o politici, come base indispensabile di una coscienza civica “pulita”. Cosa rimane oggi di quella vocazione progettuale? Onestamente non lo so più. E proprio per questo penso che per riprendere il filo di una discussione senza sconti bisogna cominciare da qui, dalla dolorosa ridefinizione di una “anima” che è, insieme, messa a punto di un progetto e ricerca di una nuova area di rappresentanza. Impresa, sia chiaro, che non ha un risultato prevedibile.
Qualche tempo fa sulla “lista” di Nuova informazione ci fu una discussione sul ruolo della pubblicità. Scoprii che non tutti erano favorevoli al principio di quella separatezza e riconoscibilità che pure in un (lontano) passato avevano visto la categoria con Nuova informazione in prima fila, impegnata in difficilissime lotte sindacali. Mi chiedo allora se in un ipotetico, futuro, manifesto programmatico di “Nuova informazione” (o come diavolo si vorrà chiamare) ci sarà posto

per il concetto di “notizia pulita”, non inquinata, cioè, da altri interessi. Un’affermazione che, peraltro, ha come retroterra culturale (e sindacale) la convinzione che l’informazione ha un valore proporzionale alla sua qualità.
Comprereste le mele da un fruttivendolo che vende frutta bacata? E fuor di metafora: “comprereste” una notizia da chi non vi fidate?
Lasciamo in sospeso la domanda, ma è chiaro che se Nuova informazione vuole ritrovare la sua anima deve necessariamente partire da una serie di “no” e di “si” che diventeranno i suoi, visibili, e discriminanti, confini identitari.
Lo ricordo perché – non è un segreto – in Nuova informazione c’è un dissenso che è lentamente cresciuto fino a debordare, decretandone pubblicamente la crisi, nel corso delle elezioni all’Ordine.
I primi malumori erano emersi, non molti mesi fa, sull’elezione del nuovo presidente dell’Inpgi e sul suo compenso. Cosa, obiettivamente, alquanto stravagante considerando che in un mondo normale avrebbe dovuto essere occasione di festeggiamento l’elezione da una brava collega che era anche espressione di Nuova informazione e che aveva pure chiarito come il suo compenso non sarebbe stato superiore a quanto guadagnava precedentemente, come redattore capo di un grande quotidiano economico.
Ma non sottilizziamo, e andiamo avanti. E infatti, poi venne l’elezione alla Casagit con seguito di pasticci mostruosi, sconfitte devastanti e infiniti super mugugni.
E quindi le elezioni dell’Ordine (nazionale e regionale) con il tradizionale rituale, tra i protagonisti del duello elettorale, di sgambetti e polemiche, pregiudiziali e voltafaccia, che stavolta, però – ecco la novità – fanno breccia dentro Nuova Informazione che si scompone pubblicamente in almeno due gruppi, con la creazione di un’inedita alleanza elettorale con quelli che erano (e sono) i propri avversari alla Fnsi, alla Lombarda, all’Inpgi.
Una gran confusione. Dove recitano a soggetto Stampa Democratica, con i suoi contorcimenti storici, Giuseppe Gallizzi, con la sua eterna fame di posti, Franco Abruzzo, con il suo senile egocentrismo, i Senza Bavaglio, con il loro ribellismo interessato, Daniela Stigliano, e la sua opposizione a prescindere.
Tutti protagonisti di una commedia, dove però stavolta si rappresenta un’altra inedita patologia di Nuova Informazione. E’ evidente infatti che anche gli alleati e gli avversari definiscono una identità. E quella di Nuova informazione nemmeno su questo fronte ormai è chiara: alleata con X all’Ordine di Milano che però è acerrimo avversario all’Inpgi. E ancora: alla “Lombarda” rimane la sintonia con Y, che pure era avversario all’Ordine… così via in un intreccio abbastanza … confondente.
Ma forse il guaio vero è che in “Nuova informazione” si confrontano posizioni che rendono impossibile una sintesi.
Esempio: cosa si vuole fare dell’Ordine, inteso come modello organizzativo e normativo espressione della legge del ’63? Lo si vuole abolire? Lo si vuole riformare radicalmente? Lo si vuole tenere così com’è? Dalla retorica elettorale sviluppata attorno ad una riforma presentata come vittoria epocale, sembrerebbe che la risposta giusta sia la terza, ma grattando appena appena, si scopre facilmente che così non è.
E ancora: qual è il giudizio sulla Casagit? In una stagione di vacche magre come si posiziona Nuova Informazione rispetto al modello di welfare dei giornalisti? E cosa dice sull’Inpgi? Come far fronte alla progressiva riduzione delle entrate contributive derivante dalla interminabile crisi del settore editoriale? L’Inpgi, dove la sfida tra modernità e conservazione raggiunge l’apice, evidenziando tutte le contraddizioni e i ritardi del mondo dell’informazione. Ovvio, è vitale, per l’Inpgi, allargare la base contributiva, facendo entrare nelle sue stanze quelle nuove figure professionali che grazie al web hanno – e sempre più avranno – un ruolo decisivo nell’industria dell’informazione.
Peccato che la legge del ’63 – quella che stabilisce chi è giornalista e chi no – non lo permetta. La domanda allora ritorna: Nuova Informazione è interessata a sviluppare una battaglia per il riconoscimento delle nuove forme di giornalismo? E’ interessata a un’azione che implichi un pubblico requiem per la legge del ’63, e contemporaneamente una vigorosa azione per dare rappresentanza a queste nuove figure? Termino qui: si è chiuso un ciclo e se ne apre un altro. Con nuovi soggetti, nuove sensibilità, nuove professionalità. Solo così la sua eredità non andrà dispersa.

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