1- Il prezzo della coerenza e l’Anomalia lombarda

Questo è il “cappellino” a quattro pezzi su quanto è avvenuto all’Ordine e quanto avverrà in Nuova Informazione. Il primo, qui sotto, di Beppe Ceccato. Come diceva quello della barzelletta sì abbiamo preso tanti schiaffoni, ma siamo rimasti in piedi. E dunque in cammino, con coerenza e dignità, merce rarissima, e pure pagata carissima, ma da dove ricominciare. Anzi proseguire. Le nostre porte sono da sempre aperte, tutto è visibile e argomentato, ma ora più che mai cammineremo con chi condivide i valori d’un’informazione sana e competente e la consapevolezza che il mondo del giornalismo è radicalmente cambiato, ma non sono cambiate le sue regole (autonomia dai poteri, libertà d’informare, pluralità e accesso alle fonti…) e pure i doveri. Un “mestiere” ormai atomizzato, che cresce fra blog e comunicatori e il cui peso cala nelle fortezze dei grandi quotidiani e dei gruppi radiotv. Va riconosciuto e difeso, anche con radicali modifiche e con una necessaria alleanza di intenti e di adeguamenti fra Ordine, Sindacato, Istituto previdenziale…
Ok, l’ho fatta lunga, ma serve a fare il punto su quanto è successo alle recenti elezioni dell’Ordine e sui diversi giudizi e scelte, che raccontiamo nei pezzi qui pubblicati. E quindi a condividere il nostro futuro, nuovo cammino. Breve “spiega” per orientarsi

sui tempi: 1 e 2 ottobre primo round elettorale, 8 e 9 ballottaggio, 16 riunione mensile di Nuova Informazione a Milano, 17 riunione postelettorale di Controcorrente (maggioranza di cui fa parte anche N.I.) a Roma.
I “pezzi”.
Partiamo dalla cronaca dell’incontro nazionale del 17 ottobre, qui a seguire: per noi ha partecipato Beppe Ceccato. Poi diamo voce, in ordine di arrivo, alle diverse interpretazioni, con tutta la schiettezza possibile e tutte rispettandole. Scritte dopo il confronto milanese della sera precedente, 16 ottobre. Per primo Oreste Pivetta, che personalmente credo ci rappresenti al meglio e senza veli. Quindi una puntuale analisi di Michele Urbano che da anni ragiona sulla necessità del cambiamento (dapprima solo e poi sempre più seguito). Infine l’intervento di Saverio Paffumi che ripercorre antefatti, confronto interno ed esiti elettorali, giungendo a conclusioni e dunque a proposte assai distanti da quelle degli altri tre colleghi.
Buona lettura,
Marina Cosi

Ordine, disordine, mezze verità e il Paradiso Perduto di Beppe Ceccato

Le recenti elezioni dell’Ordine in Lombardia sono diventate, inevitabilmente, un caso nazionale. Non tanto per chi ha vinto (le urne, fino a prova contraria, in un paese democratico hanno sempre ragione) quanto per quell’onnipresente Anomalia Lombarda che provoca nel sindacato italiano dei giornalisti un certo sospetto e anche un discreto disagio verso noi “lumbard”, come quando ti trovi di fronte a un pazzo che sfodera il meglio dell’irrazionalità comportamentale. Come scriveva Zygmut Bauman, “l’incertezza è l’habitat naturale della vita umana”. E l’altra sera, nella lunga riunione che si è tenuta nella sede della Federazione nazionale della Stampa a Roma, tutte le incertezze (e le contraddizioni) lombarde sono venute fuori prepotentemente.

Il punto, manco a dirlo, era capire come mai in Lombardia, Gabriele Dossena, candidato dalle forze di maggioranza con la condivisione di Controcorrente, il nuovo soggetto politico-sindacale nazionale, improvvisamente e a pochi giorni dal voto, viene tolto di mezzo da una parte della maggioranza lombarda per far posto a un altro nome, Pierfrancesco Gallizzi. Dossena, presidente uscente, s’era speso non poco per far approvare la legge di riforma dell’Ordine, lavorando gomito a gomito con altri presidenti regionali. La storia la conosciamo tutti: Stampa Democratica e Movimento Liberi Giornalisti cambiano le carte in tavola perché uno degli attori decide che, nella logica di spartizione di strapuntini, poltrone e comode scrivanie, quel posto doveva spettare a uno dei suoi, nella fattispecie, al figlio.

Candidatura imposta, dunque, senza una condivisione costruita attorno al nome. Un capriccio? Forse, o magari qualcosa di più. Poco importa. Quell’incoronazione familistica Nuova Informazione non l’ha accettata, staccandosi da Stampa Democratica e dal Movimento Liberi Giornalisti per correre insieme ai cattolici di Impegno Sindacale. Come da copione, la lista d’opposizione capitanata dal navigato Abruzzo, coadiuvato nella regia da Alberizzi e Stigliano, è andata a nozze…

Davanti ad attoniti colleghi provenienti da tutta Italia i “vecchi” capi bastone di storiche componenti meneghine hanno messo in scena uno spettacolo a cui noi siamo ormai assuefatti: la maggioranza che fa capo al nuovo movimento “Controcorrente” ha perso Milano perché Nuova Informazione ha cambiato le carte in tavola al ballottaggio, votando per “gli altri” (Peppino Gallizzi); il cambio di candidatura era legittimo, bisognava digerirlo perché la politica è fatta di sangue e merda (come diceva Otto Von Bismark ma anche Rino Formica e pure Giovanni Negri) e bisogna sporcarsi le mani per raggiungere risultati che possono non farci piacere ma sono necessari a mantenere uno status quo.

Da parte nostra, abbiamo fatto notare che la coerenza su un’idea, un programma e un comune sentire viene prima di meri calcoli matematici, prove di forza, affermazioni imposte, ricatti e maggioranze basate sul tenersi saldamente per gli attributi.

E il resto della platea in sala? S’è fatta un’idea precisa dell’Anomalia Lombarda. Perché martedì sera in Federazione è andata in scena quella vecchia logica di far politica, spregiudicata, da anni Ottanta del secolo scorso, completamente avulsa dal giornalismo e dai problemi dei giornalisti. I posti non si pretendono, si guadagnano per governare al servizio di un progetto e di una precisa idea di futuro per la professione. Su questo Nuova Informazione condivide il percorso Controcorrente. Alla fine, chiarezza s’è fatta: se si vuole sostenere la categoria, si deve cambiare logiche, fare squadra, costruire candidature condivise su un programma di lavoro, pur nel rispetto delle diverse anime. Perché il paradiso l’abbiamo perduto, forse per sempre…

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Un Commento

  1. Nuova Informazione
    Pubblicato il 20 ottobre 2017 alle 14:48 | Permalink

    COMMENTO INVIATO DA GEGIA CELOTTI

    Prendo a prestito la definizione che Paolo Pozzi ha dato nella riunione di lunedì per spiegare che cosa sia successo in queste ultime elezioni dentro a Nuova Informazione: “Ammutinamento” e lo dimostrano le 31 schede che portavano solo i nostri nomi, poche, pochissime. Una ribellione che è nata quando ci si è accorti che ci si chiedeva di guardare il dito e non la luna… Molti di noi hanno capito in quel momento che questo voleva dire lasciare la presidenza dell’Ordine lombardo a un politico, per eredità familiare fortemente ostile alla riforma, e non a un giornalista.
    Un’ipotesi che faceva capire quanto poco interesse ci fosse per l’istituzione Ordine da parte di alcuni noi e di quasi tutti quelli che con il politico si erano alleati. Si intuiva anche che perdere queste elezioni importava pochissimo, come se il più importante Ordine regionale (dal punto di vista dei numeri) si potesse lasciare senza fare nessuna battaglia o tentativo.
    Luisella ed io siamo state delle “miracolate” dalla rinuncia al ballottaggio di colleghi anche non nostri. Sansonetti lo ha spiegato e scritto pubblicamente. Riteneva che una componente storica come Nuova Informazione non potesse rimanere fuori dall’Ordine, non è stato costretto come ha detto qualcuno.
    I voti che sono arrivati a noi non sono solo nostri e dei cattolici (185 al primo turno) per arrivare a 536 sono anche arrivati molti voti trasversali di entrambi gli schieramenti. I tifosi affollano lo stadio quando sentono che la partita è decisiva. Questo è successo. Davanti a un’ipotesi Gallizzi duecento colleghi in più sono venuti a votare per scongiurare il pericolo. Noi “vasi di coccio”, dopo essere stati frantumati, ne abbiamo avuto dei vantaggi di riflesso.
    Dobbiamo però ragionare sul futuro di Nuova Informazione, se ci sarà. Cercare di capire perché i colleghi più giovani che avevano provato ad avvicinarci se ne sono andati dopo uno o due incontri in cui si parlava di seggiole e poltrone.
    Perché non siamo più nelle redazioni? NI è composta quasi esclusivamente di pensionati, di vertici e di rappresentanti degli enti di categoria. Dov’è la base? Rimangono fondamentali le domande di Michele. Nuova Informazione è favorevole o contraria all’abolizione dell’Ordine? Che cosa si immagina per Fnsi, Inpgi, Casagit? Vuole finalmente rendersi conto che la realtà della professione è soprattutto fuori dalle redazioni? Che i tutelati sono sempre più pochi e sempre meno tutelati, come dimostrano i sempre meno iscritti al sindacato?
    Senza risposte a queste domande il nostro futuro, anzi il presente, ci travolgerà.

    Gegia Celotti

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