Condé Nast chiude 4 testate: la redazione annuncia 4 giorni di sciopero

Con una nota pubblicata sui siti delle testate del gruppo, i giornalisti di Condé Nast hanno espresso la loro posizione contro la decisione dell’azienda di chiudere 4 testaste ( Vogue Bambini, Uomo Vogue, Vogue sposa e Vogue gioiello) e l’annuncio di 40 esuberi da gestire con incentivi all’esodo ed eventuali licenziamenti. I giornalisti hanno deciso di proclamare lo stato di agitazione, affidando un pacchetto di 4 giorni di sciopero al Cdr, e richiesto un incontro con l’azienda. Ecco di seguito il testo integrale del comunicato, pubblicato sui siti delle testate del gruppo, seguito dalla nota dell’Associazione lombarda giornalisti. L’assemblea dei giornalisti della Condé Nast, che si è riunita con la partecipazione della Fnsi e della Alg, dice NO alla chiusura annunciata di quattro testate (su cui lavorano 14 giornalisti) e NO ai circa quaranta esuberi prospettati dalla casa editrice, vincolata attualmente a un contratto di solidarietà difensiva.In occasione di un incontro convocato in gran fretta venerdì 28 luglio, alla vigilia della chiusura estiva, l’azienda ha infatti comunicato al Cdr (che per inciso si era appena insediato) di voler procedere in questo senso: chiusura di testate, incentivo all’esodo e poi eventuali licenziamenti individuali o collettivi. La Condé Nast ha usufruito in questi anni di ammortizzatori sociali (il secondo biennio di solidarietà si conclude a fine 2017): ha utilizzato e continua a utilizzare cioè soldi pubblici che, in base alla legge, devono essere impiegati proprio per evitare i licenziamenti e rilanciare le testate. Ma a tutt’oggi l’azienda sembra non aver saputo o voluto rilanciare niente. Anzi, a 5 mesi dalla fine della solidarietà, preannuncia alle rappresentanze sindacali che i cosiddetti esuberi sarebbero aumentati fino ad ammontare adesso a un terzo dell’intero corpo redazionale. Peccato che nell’accordo sindacale di solidarietà gli stessi fossero stati quantificati nel numero di venti e che nove giornalisti siano già usciti, facendo sì che gli esuberi da gestire siano oggi teoricamente 11. La franchigia stabilita nell’intesa è stata inoltre superata, ma l’azienda, malgrado la richiesta pressante del sindacato, invece di abbassare la percentuale dell’ammortizzatore, come dovrebbe fare, annuncia una nuova stagione di incentivi, dismissioni e tagli. Di fronte a questi eventi, i giornalisti Condé Nast non possono che farsi tante domande. Quali sono oggi le reali intenzioni dell’azienda e del nuovo amministratore delegato che sarà in carica dal primo settembre? Perché l’azienda, che avrà anche visto una diminuzione dei profitti negli anni, ma non ha certo il bilancio in rosso, continua a gonfiare gli esuberi? È possibile che il taglio di posti di lavoro sia l’unica strada individuata per fare quadrare i conti? In cosa consiste questa politica di incentivazione all’esodo: in un’opportunità per i colleghi interessati o in un pressing continuo e pervicace perché i giornalisti accettino soldi e se ne vadano, dopo che sono stati espressamente minacciati di licenziamento? In cosa consiste il nuovo corso dell’azienda? Nello spingere l’acceleratore sulla crisi della carta e sulla dismissione delle testate per andare verso una commistione sempre più forte con la pubblicità, fuori dalla deontologia garantita dai giornalisti? D’altra parte, da quello che abbiamo potuto vedere fino ad oggi, al taglio del costo del lavoro dei redattori ha fatto da contraltare solo l’assunzione di numerosi consulenti esterni e di figure apicali e manageriali, senza una corrispondenza con piani editoriali di lungo respiro. All’odierna assemblea hanno partecipato per la prima volta anche i rappresentanti sindacali interni dei colleghi grafici editoriali, che hanno espresso le medesime preoccupazioni. È dunque con forza che l’assemblea di redazione di Condé Nast invita l’azienda a soprassedere da questa politica dei tagli che trasforma i giornalisti stessi in ammortizzatori sociali, in barba a quanto prevede la legge per intervenire nei casi di reale sofferenza economica delle aziende. L’assemblea chiede inoltre un serio piano di rilancio delle testate e chiede ragione di quattro anni di scelte strategiche che, sulla fine della seconda solidarietà difensiva consecutiva, si sono evidentemente rivelate sbagliate e che non possono di nuovo essere scaricate sulle redazioni. Per tutti questi motivi, l’assemblea di Condé Nast proclama lo stato di agitazione e affida al Cdr un pacchetto di 4 giorni di sciopero. Fnsi e Alg, insieme al comitato di redazione, chiedono inoltre all’azienda un incontro urgente e si augurano che questo venga effettivamente fissato a strettissimo giro.
L’Assemblea dei giornalisti Condé Nast

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