Fequenze digitali, una torta mal spartita

Per chi la tv la guarda e basta, l’avvento del digitale terrestre è quel fenomeno che ha sconvolto la tranquilla quiete del telecomando (Rai1 sull’1, Rai2 sul 2…), per chi la tv la fa, invece, è stato ed è tuttora uno tsunami che si è abbattutto su medie e piccole realtà faticosamente tessute di equilibri locali. Guido Besana, responsabile settore “Emittenza nazionale e locale” della Fnsi, traccia il quadro del sistema televisivo italiano dopo lo switch off. Un sistema che non è mai stato regolamentato in modo coerente e strutturato, di cui il passaggio al digitale terrestre ha svelato tutte le debolezze.

Un’analisi puntuale e dettagliata – anche se nel sintetizzare un quadro complesso alcuni elementi sono, necessariamente, approssimati – che mette in luce la drammatica situazione di tanti colleghi e non. I giornalisti assunti con vari contratti e regolare contribuzione all’Inpgi nel settore dell’emittenza locale sono circa 2.600, gli altri dipendenti poco più. In totale, tra indotto e collaboratori, il cambiamento interessa circa 15.000 addetti (cifra stimata e non verificata) che vedono il proprio futuro lavorativo segnato da molti punti di domanda.

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