Rcs, anche Mondo e Abitare nel pozzo Uor

pozzo_senza_fondoTredici redattori del Mondo e cinque di Abitare sono gli ultimi ingressi dei giorni scorsi nelle Uor, le Unità organizzative redazionali di Rcs guidate da Simona Tedesco. Hanno raggiunto i 34 colleghi che già ne fanno parte dal 15 febbraio, quando è finita la cassa integrazione. Il settimanale economico ha chiuso i battenti il 28 febbraio (il direttore Enrico Romagna Manoja e il vice Fabio De Rossi lasceranno l’azienda a fine marzo), mentre il mensile di arredamento è in una fase di limbo con le pubblicazioni sospese (ma il sito non se ne è accorto e continua a proporre l’abbonamento cartaceo) in attesa di una nuova iniziativa, in occasione del salone del mobile. Di concreto, però, finora i redattori non hanno visto nulla e il salone parte l’8 aprile.
Per la testata economica c’è il riferimento, nell’accordo sindacale firmato a febbraio, ad una iniziativa congiunta con il Corriere Economia, che dovrebbe coinvolgere almeno cinque redattori. Ma neanche di questo progetto, nei corridoi ormai semideserti di via Rizzoli (dovrebbero essere riempiti dai colleghi della Gazzetta dello sport) si colgono segnali. E’ un fantasma che si dice sia chiuso nei cassetti del vicedirettore del Corriere della sera Daniele Manca.
L’operazione dell’ad di Rcs Mediagroup, Pietro Scott Jovane, ha rappresentato la più drastica e massiccia cancellazione di attività aziendali che si ricordi nell’editoria: ai tempi d’oro le testate periodiche sfioravano le 25 unità, oggi, dopo le chiusure (Max, l’Europeo, Yacht & Sails, Bravacasa e A) e le cessioni alla Prs di Alfredo Bernardini De Pace (Novella 2000, Visto, Astra, Ok Salute e il polo dell’Enigmistica), il conto è fermo a nove, compresa l’area infanzia della controllata Sfera ed escluse le attività spagnole. In compenso sono state inventate le Uor, dove finiscono i giornalisti che hanno perso la propria testata (senza mazzetta di giornali, con poche e contese copie del Corriere), e che agiscono (divise, ma solo nominalmente, per aree tematiche) come una specie di agenzia interinale aziendale. Attualmente i circa 160 giornalisti ancora in carico a Rcs, di cui 110 in attività nelle testate rimaste (Oggi, Io donna, Style, gruppo Sfera), sono infatti in contratto di solidarietà al 30%, che significa un taglio di 6,5 giorni di lavoro al mese e del 9% di stipendio (il 21% è a carico di Inpgi e Inps). Quindi i direttori coprono le esigenze di lavoro (o di malattia e maternità) con i colleghi delle Unità redazionali (sono otto-nove a Io donna, quattro-cinque a Oggi e due al Corriere). Ottimo esempio di flessibilità. Ma dal futuro quanto mai incerto. Nell’accordo sindacale, infatti, i 34 giornalisti appena rientrati dalla cassa integrazione sono definiti esuberi strutturali, gli altri 18 “temporaneamente congiunturali”, con una fantasia contrattualistica che non rappresenta però alcuna garanzia. Alla fine del biennio di solidarietà, che fine faranno i 50 “interinali” di Rcs?

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