Per tre giorni Palermo capitale autonoma

Dal 28 al 30 giugno, si discute a Palermo di sindacato e lavoro giornalistico autonomo. L’Associazione Siciliana della Stampa, con il patrocinio e il sostegno dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia e dell’Ente Regionale per gli Studi Universitari (ERSU-Palermo), organizza presso la sala conferenze del Pensionato Universitario San Saverio  (nella foto) in via Di Cristina 7 un workshop di ambito nazionale sulle tematiche riguardanti il lavoro autonomo e la precarizzazione nel giornalismo.

Condividiamo la nota di  Saverio Paffumi su questo incontro:

I movimenti sono una galassia

ma è l’unione che fa la forza

Tra i temi in discussione a Palermo ci sarà certamente una riflessione sul futuro di quello che a tutti gli effetti si sta delineando come un movimento dei freelance e precari del giornalismo. Su questo aspetto mi preme fare alcune sintetiche considerazioni.

La FNSI e i coordinamenti
Negli ultimi due anni abbiamo assistito a una copiosa fioritura di sigle e coordinamenti locali, che in qualche caso si sono legati fra loro (ma non “tutti iniseme”) in modo abbastanza stabile grazie a siti o pagine facebook.
Tutto ciò viene visto con timore da una parte del sindacato dei giornalisti, la FNSI. Al contempo una parte dei freelance e/o precari che animano i movimenti vedono con diffidenza un sindacato che storicamente si è occupato dei giornalisti protetti dal Contratto nazionale di lavoro, trascurando gli altri.

Liberisti scatenati e falsi libertari
Si rischia perciò di perdere una grande occasione, quella di fare leva sulla freschezza e la potenziale forza di qualcosa che sta nascendo, pur fra qualche contraddizione, per aumentare la spinta al cambiamento. Dove per cambiamento è chiaro in questa sede cosa si intende: la necessità di dare dignità al lavoro del giornalista anche quando non si tratta di un lavoro a tempo indeterminato, la necessità di proteggere l’informazione da una deriva liberista e per certi aspetti falsamente libertaria. I pezzi, le foto, i video pagati poco o niente sono il perfetto contraltare del concetto “siamo tutti giornalisti”, “siamo tutti videomaker”, “siamo tutti fotografi”. E il dilagare di questo fenomeno è anche l’acido corrosivo che dopo aver intaccato tutti i gusci protettivi, sta riducendo all’osso le redazioni.

Informazione libera o precaria?
Così, se la direzione dei media resta saldamente in mano a una quota, purtroppo sempre più esigua, di colleghi contrattualizzati, l’informazione sul campo è sempre più raccolta ed elaborata da precari o freelance nei fatti precarizzati. Come si sta ormai ripetendo da qualche tempo nei nostri slogan, sappiamo che un’informazione precaria non è un’informazione libera. Quindi sappiamo e dobbiamo comunicare con forza che il problema del precariato nel giornalismo è un problema di democrazia, in questo Paese.

Qual è il sindacato che scegliamo?
Ma qual è il soggetto sindacale che deve sostenere una lotta, se occorre una lotta articolata in tutte le forme possibili per affermare i principi e i diritti che ci stanno a cuore? Quando un ministro della Repubblica fondata sul Lavoro dice che il lavoro non è un diritto – come ha dichiarato Elsa Fornero – risulta evidente che senza una lotta sindacale seria e possibilmente vincente difficilmente si faranno passi avanti in questa direzione.

Se c’è chi pensa che non sia la FNSI il sindacato giusto, dovrebbe dire quale altro soggetto dovrebbe o potrebbe svolgere questo ruolo. L’Ordine? Ma l’Ordine non è un sindacato e non può fare il sindacato, anche se può fare molto, come si è dimostrato con l’approvazione della Carta di Firenze (cui però non sono seguiti procedimenti o sanzoni, il che deve far riflettere). Tocca allora ai singoli movimenti o a un coordinamento dei coordinamenti? Non credo di dover spendere molte parole per spiegare quanto sarebbe avventuroso e faticoso un percorso simile: con quali forze, quali finanziamenti, quali concrete possibilità di diventare interlocutori di Fieg, Parlamento e altri soggetti si potrebbe intraprendere un cammino del genere?

Sono convinto che la FNSI ha bisogno dei movimenti e coordinamenti territoriali almeno quanto i coordinamenti hanno bisogno della FNSI.

Perché bisogna iscriversi alle ARS
Con il suo congresso di Bergamo nel 2011, cui anche queste giornate palermitane si richiamano, la FNSI ha definitivamente sancito la volontà di occuparsi di questa parte della categoria. Ma se questa parte della categoria non entra in massa nella FNSI attraverso le Associaioni regionali di stampa, iscrivendosi e iniziando a influenzare i meccanismi decisionali, difficilmente si potrà accelerare oltre una certa misura il rinnovamento delle poliche sindacali e della scala di priorità. Non dimentichiamo che qualsiasi sindacato, qualsiasi associazione risponde soprattutto alla sua base sociale. E se ci pensate bene è giusto, è inevitabile che sia così.

Il prezioso ruolo della Commissione Nazionale Lavoro Autonomo
Non solo, se la galassia dei movimenti e dei coordinamenti non si sentisse in qualche modo rappresentata dalla Commissione Nazionale Lavoro Autonomo della FNSI, o almeno non avvertisse quest’ultima come la naturale cerniera fra movimenti territoriali e sindacato nazionale di “tutti” i giornalisti, verrebbe meno proprio la funzione di raccordo e si verificherebbe una cesura, un distacco, un progressivo allontanamento. Come ho già avuto modo di dire, i membri della Commissione diventerebbero una sorta di “consulenti esterni” della Giunta federale, ovviamente – se mi è concessa una battuta – non retribuiti.

Nessuno è perfetto: cerchiamo di migliorare
La CLAN non è lo strumento perfetto, anzi secondo me ha varie lacune strutturali e statutarie, ma non è questo il punto. Ci saranno altri congressi della FNSI. Si terranno nuove elezioni dalla CLAN e i movimenti potranno essere meglio rappresentati al suo interno rispetto a quanto oggi avviene già (sempre a patto che i colleghi si iscrivano al sindacato e poi si candidino). L’Assemblea nazionale dei freelance potrebbe diventare qualcosa di diverso, qualcosa di simile a quanto si è visto a Firenze, o qualcosa di simile alla conferenza dei CdR, e si sa che per far parte di un CdR non è necessario essere iscritti alla FNSI.

Il campalinismo malattia infantile…
Ma non ho dubbi che la galassia dei coordinamenti dovrebbe guardare alla Commissione, in vista anche di un suo futuro rinnovamento, come l’elemento di unificazione nazionale che non solo non inibisce le iniziative autonome locali, ma al contrario offre la sponda per ottenere lo sbocco nazionale delle rivendicazioni.

Se cominciasse una strana gara campanilistica tra tifoserie regionali piuttosto che fra soggetti in cerca di maggior gloria o primogeniture, sarei certo di una rapida sconfitta dei movimenti, di un prevedibile riflusso, di una crescente difficoltà, da parte della FNSI, a rapportarsi con essi.

Sarebbe invece un grande successo delle giornate palermitane se da qui iniziasse questo percorso unitario e confluente.

Auguro a tutti buon lavoro

Saverio Paffumi

Consigliere dell’Ordine nazionale dei giornalisti
Membro della Commissione Nazionale Lavoro Autonomo
Responsabile Commissione Lavoro autonomo della Lombardia

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