Lo strano caso del giornalista e dell’attore

di Saverio Paffumi
2006430179131046(ANSA) – TRIESTE, 5 APR – Nessuna azione disciplinare verra’ presa dall’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia nei confronti di Andro Merku’, che imitando Margherita Hack ha tratto in inganno Valerio Onida durante la ”Zanzara” a Radio24. Lo ha affermato il presidente regionale dell’Ordine, Pietro Villotta, interpellato dall’ANSA. ”Merku’ e’ un pubblicista – ha spiegato – e come tale e’ anche consigliere nazionale dell’Ordine, ma di professione fa l’attore. La sua esibizione radiofonica era in quest’ultima veste, e quindi come tale non e’perseguibile. Con l’attivita’ giornalistica tutto questo non c’entra; c’entra invece l’arroganza di chi non tollera lo scherzo, che nel nostro Paese – ha concluso – e’ ormai l’unico modo di trovare la verita”’. (ANSA).
Se c’è un caso che farà scuola in futuro, ammesso che in futuro ci sia ancora un Ordine dei giornalisti, sarà questo. Non fosse altro perché alla malcapitata vittima dello “scherzo” non mancano l’autorevolezza, la statura e gli strumenti per dire qualcosa di rilevante, nel nome della libertà, della Costituzione, del rispetto dei diritti, compresi il diritto alla privacy, quello di cronaca e alla corretta e informazione dei cittadini.
Non ho alcun dubbio che una figura di spicco ed emerita come il costituzionalista Valerio Onida, se si pronuncerà sullo “scherzo” lo farà a prescindere dal dispetto personale che intimamente deve aver provato nel cascarci.
Ma, in attesa di imparare qualcosa da Onida, la dichiarazione del Presidente dell’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia ci pone un problema grosso come una casa. C’è un bravo attore e imitatore che è anche un giornalista pubblicista. Di più, è Consigliere Nazionale dell’Ordine dei giornalisti.
Quello che Andro Merkù fa in quanto attore, spiega il presidente Villotta, non ha nulla a che fare con la sua identità di giornalista e Consigliere Nazionale dell’Ordine.
Come nello strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, il pubblicista (non il professionista, che ha l’esclusività della professione) può trasfigurare da uno stato all’altro quando meno te l’aspetti. Jekyll a un certo punto si rende conto della tragedia che lo colpisce e ne soffre tremendamente, fino al suicidio che chiude il romanzo. Il pubblicista invece, può dormire sonni tranquilli, senza alcuna conseguenza sul piano deontologico, neppure se l’attore, in quanto attore, fa il contrario di quel che dovrebbe fare il giornalista.
Perché nonostante l’equivoco assai diffuso fra la gente e fra i colleghi, nascondere o camuffare la propria identità, o riprendere e registrare di nascosto non sono comportamenti “normali” e pacificamente “leciti” per un giornalista, tantomento da assumere a modello.
La Carta dei doveri del 1993 (CNOG – FNSI) stabilisce che “Il giornalista rispetta il diritto alla riservatezza di ogni cittadino e non può pubblicare notizie sulla sua vita privata se non quando siano di chiaro e rilevante interesse pubblico e rende, comunque, sempre note la propria identità e professione quando raccoglie tali notizie”. Dal 29 luglio del 1998, poi, il Codice deontologico imposto dal Garante e approvato dal CNOG regola il trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica, con riferimento alla legge sulla privacy (31 dicembre 1996, n. 675). Vi si stabilisce che il giornalista rende note “la propria identità, la propria professione e le finalità della raccolta, salvo che ciò comporti rischi per la sua incolumità o renda altrimenti impossibile l’esercizio della funzione informativa”, inoltre “evita artifici e pressioni indebite.” (Art. 2).
Insomma, al giornalista non sembra essere consentito raccogliere notizie “di nascosto” se non in casi del tutto eccezionali e per un indubbio interesse pubblico di natura superiore.
Michele Serra, su La Repubblica di venerdì 5 aprile, osservava che Onida “ha espresso, in una conversazione che riteneva privata, sue private opinioni, poi rese pubbliche da chi gliele aveva carpite con l’inganno. La sola vera domanda che una comunità sana di mente dovrebbe porsi è se la trappola nella quale Onida (e altri prima di lui) è caduto sia lecita. Che non vuol dire banalmente legale. Vuol dire riconoscibile come accettabile prassi di informazione.” La risposta che Serra con lucido pessimismo si dà, nell’articolo intitolato non a caso “Il mobbing mediatico”, è purtroppo affermativa: “è considerata un’accettabile prassi di informazione da una parte importante, e molto attiva, del mondo mediatico. Che ritiene parte integrante del diritto di cronaca (o del diritto di spettacolo) anche l’uso estorto di immagini e parole.”
Noterete che si parla di “mondo mediatico”: qualcosa di più vasto del giornalismo, che comprende il giornalismo e insieme un diffuso, applaudito, esercizio abusivo del giornalismo a scopo di un entertainment border line, anch’esso alla Jekyll and Hyde, ora puro scherno goliardico, ora denuncia sociale, ora scoop da prima pagina, ora attacco personale in odore di vendetta, ora puro assalto alla concorrenza.
In tutto ciò l’Ordine dei giornalisti che ci sta a fare se non riesce o non è messo nelle condizioni di porre un argine a difesa dell’informazione intesa come tale?
L’Ordine regionale, titolato a prendere o non prendere provvedimenti sul giornalista, dice che il collega Merkù ha agito da attore. E con ciò chiude lo strano caso e rimuove il problema.
Il Presidente dell’Ordine nazionale, cioè di quel Cnog di cui Merkù è membro a tutti gli effetti, interviene su Facebook: “Pochi hanno notato che l’imitatore, Andro Merkù, è un giornalista pubblicista. Ha un presente (e un passato) di sfruttamento professionale che lo ha costretto a fare anche dell’altro rispetto a quello che sognava. Sono celebri le sue imitazioni di Tremonti. Non sono un giudice e non so se una trasmissione satirica debba seguire le regole classiche secondo le quali è doveroso dichiarare la reale identità prima di porre domande a un interlocutore. Ci sono eccezioni codificate, ma non credo che la Zanzara rientri tra queste. (…) Quel che è sicuramente inaccettabile è l’opinione dello stesso Onida, dopo il pentimento, che si tratti di ‘una grave violazione della libertà e segretezza delle comunicazioni’ “. Cosa doveva dire Onida? Che rispetto alla noia mortale delle “regole classiche” si è trattato di una divertente, provvidenziale intrusione nella sua sfera privata? Fino a prova contraria le intercettazioni sono autorizzate dalla magistratura e nemmeno gli inquirenti – fino ad oggi – hanno fatto uso di imitatori per carpire indizi e prove ad ignari indagati. Forse è roba da agenti segreti…ma di quelli per l’appunto ne avevamo già radiato uno, un giornalista professionista. Fosse stato un pubblicista gli avremmo dato una medaglia?
Sono un estimatore di Andro Merkù, bravo attore, persona simpatica e intelligente, ottimo imitatore. Ma può un Consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti fare uno “scherzo” del genere? Se intende esercitare senza limiti il mestiere di attore non dovrebbe almeno dimettersi dall’organismo creato a tutela della deontologia del giornalista? Possiamo noi in quanto Ordine, a Trieste come a Roma, legittimare questo modo di “fare informazione” senza venir meno al nostro compito istituzionale? Non sarebbe venuto il momento di pronunciarsi con chiarezza sul dilagare di quello che Michele Serra o chi ha fatto il titolo ha definito “Mobbing mediatico”?
Passino i dottor Jekyll, ma perché i mister Hyde ce li dobbiamo tenere nel nostro Ordine?

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