Il Mattino: ti stimo tanto, ma ti pago niente

10491995_10152577620729904_8213637358249826652_nNon sappiamo se faccia più male il taglio alle prestazioni o la presa per i fondelli. “Carissimo”, il tuo lavoro è “preziosissimo”, ma guarda caso devo tagliarti la retribuzione… Così al Mattino, ma è solo l’ultima di molte lettere di questo tenore inviata dai direttori di giornali ai loro collaboratori. Propendiamo per l’opzione “fa più male” il crollo degli introiti, visto che è con quelli che si paga vitto e e alloggio. E’ intervenuto l’Ordine della Campania (l’associazione, ossia il sindacato, in questo momento non esiste, crollata sotto il peso dei debiti. Evitiamo commenti…). Ed è intervenuto con una bella lettera aperta anche il collega Gianni Ruotolo. Le pubblichiamo entrambe.

Il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania sul taglio ai
compensi dei collaboratori de Il Mattino:
«Il direttore del Mattino via mail – dichiara Ottavio Lucarelli,
presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania – ha annunciato
il taglio delle retribuzioni a tutti i giornalisti collaboratori del
giornale. Non è questione di poco conto. Parliamo di colleghi che
lavorano giornate intere per scrivere diversi articoli al mese. Perché
affrontare le difficoltà, di cui parla il direttore nella lettera,
colpendo la fascia più debole di precariato? L’auspicio è che alla
mail non faccia seguito un concreto taglio dei compensi a giornalisti
che coprono l’informazione da ogni angolo della Campania garantendo
trasparenza, correttezza e professionalità. Il direttore ci ripensi.
Ne trarrebbe giovamento non solo ogni singolo giornalista
collaboratore, ma anche l’opinione pubblica della Campania per la
quale il Mattino è un importante punto di riferimento».

QUESTA INVECE LA LETTERA DI GIANNI RUOTOLO:
Caro direttore,
per anni ho inviato, invano, il mio curriculum alla tua redazione nella speranza di poter avere la possibilità di una piccola corrispondenza da Torino. Non solo per una più che ovvia necessità di lavorare, ma anche per avere un legame con la città che molti anni, come molti, altri, mio papà ha dovuto lasciare in cerca di fortuna.
Tutto sommato è stato un bene che sia andata così, perché almeno mi è stato risparmiato il ricevere una lettera come quella che hai inviato ai collaboratori del Mattino. Una lettera che gronda ipocrisia da ogni riga e che graffia, scartavetra la dignità dei giornalisti che ogni giorno si impegnano per fare uscire il giornale.
Se il collaboratore è “carissimo”, se il suo contributo è “preziosissimo” allora non è il caso di rispettare, valorizzare e premiare tutto questo? No, lo si penalizza, lo umilia, lo si affama parlando con una leggerezza degna del tè delle cinque, di sacrifici dolorosi (non certo per te) e necessari (sempre a spese dei collaboratori) per poi arrivare alla vera e propria presa in giro per chi dovesse “decidere di non proseguire la collaborazione”, un eufemismo che tradotto in italiano siginifica: se a queste cifre non riesci più a lavorare, quella è la porta.
La conclusione è degna del resto del testo, la speranza che il collaboratore carissimo e preziosissimo, a cui sfortunato direttore, sei costretto a tagliare i compensi, resti al suo posto, a tirare la carretta, a lavorare come ha sempre fatto, magari preziosissimo, ma non più carissimo, adesso solo più caro. Peraltro mi chiedo come faccia un giornale a guardare al futuro con ottimismo, quando a chi lo fa è precluso di farlo.
Fra l’altro ti faccio presente che se i compensi dei collaboratori si avvicinano sempre di più a soglie insostenibili, quanto più quelli degli assunti, a partire dal direttore, rischiano di apparire, agli occhi degli editori, fuori mercato. Se fossi al tuo posto, ma evidentemente al tuo posto non ci so stare, mi sarei rifiutato di firmare questa lettera senza consegnare, contestualmente anche quella delle mie dimissioni, cosa che ti invito a fare perché la tua lettera non è uno schiaffo solo per le collaboratrici e i collaboratori del Mattino, ma è uno schiaffo a tutte le giornaliste e i giornalisti freelance e precari italiani.
Ti ricordo che, come iscritto all’Ordine dei giornalisti, hai l’obbligo al rispetto della Carta di Firenze, che nonostante l’opinione dominante, non è carta igienica. Grazie per avermi letto e non preoccuparti di rispondere. L’unica risposta che mi piacerebbe è il ritiro della lettera e l’annullamento dei tagli ai compensi delle collaboratrici e dei collaboratori. Comunque, giacché questa è una lettera aperta a cui darò diffusione, non potrò negarti il giusto diritto di replica.
Saluti, Giovanni Ruotolo
(giornalista freelance)
Torino, 17 luglio 2014

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