Firmato il contratto, cosa ci piace e cosa no

imagesTutt’intorno al nostro contratto, dentro la categoria e a maggior ragione dentro la nostra componente sindacale si è scatenata una discussione vivacissima, ricca di critiche (e fin qua siamo nel giusto e nel doveroso), ma che ora è il momento di condurre a sintesi. Nè ci interessa sottolineare quanto altrove le polemiche siano pretestuosamente precongressuali. Piuttosto abbiamo assistito ad una bella gara fra chi ha fatto richieste impossibili per questi tempi di crisi e chi al contrario ha approfittato dei tempi di crisi per imporre soluzioni imbarazzanti (pleonastico). Qualche esempio. Non ci piace per niente la legge Lotti sull’equo compenso. Invece l’accordo sul lavoro autonomo lo inseguivamo da vent’anni: non è certo quello che sognavamo, ma abbiamo aperto un varco e finalmente fatto passare il principio. L’aggettivo per definirlo è “epocale”. Mentre la parola per l’accordo sulla fissa è “ineluttabile”. Quanto ai salari depotenziati

– sindacalmente sempre una sconfitta – basti vedere quanto piacciano agli editori (come pure lo strombazzato fondo straordinario per l’editoria).
Ma questo è solo il cappellino introduttivo, del cui effetto banalizzante mi prendo intera e da sola la responsabilità, per chiedervi i tre pezzi che seguiranno di leggere Guido Besana: la spiegazione puntuale degli elementi in gioco e delle forze in campo, della legge e del contratto…; perché è lui che (per noi) ha studiato, proposto, litigato, trascorso le notti ai tavoli del confronto. E al quale quindi tocca illustrarne le conclusioni, in maniera articolata e chiara. Ma inevitabilmente non breve. Da qui la necessità di proporla in tre tranche. Buona lettura,

(m.c.)

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