Violenza contro le donne …

di Maria Teresa Manuelli

Oggi, 25 novembre, si celebra la “Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”. A margine di tutti gli eventi in programma, vorrei ricordare le origini di questa celebrazione, ovvero la commemorazione del giorno in cui le tre sorelle Mirabal vennero brutalmente assassinate nel 1960 per ordine del dittatore Trujillo nella Repubblica Dominicana. Quell’assassinio fu uno dei più sanguinosi della storia dominicana. Nel 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite istituì questa giornata, al fine di sensibilizzare governi, opinione pubblica e mezzi di informazione sul fenomeno sempre più frequente della violenza ai danni delle donne.
Per un riassunto della storia di Aida Patria Mercedes, Maria Argentina Minerva, Antonia Maria Teresa Mirabal:
http://www.enciclopediadelledonne.it/index.php?azione=pagina&id=251

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3 Commenti

  1. Nuova Informazione
    Pubblicato il 25 novembre 2011 alle 02:50 | Permalink

    STAI ZITTA, CRETINA
    Giusto. Le iniziative per sottolineare la giornata Onu sono moltissime, anche se alcune hanno un sapore solo cerimoniale.Il Comune nell’occasione non fa pagare il biglietto per la mostra a Palazzo reale di Artemisia Gentileschi; spero ne approfittino in molte, perchè la mostra è interessante ed i quadri così tutti assieme sono un’occasione preziosa. Che poi Artemisia sia stata a sua volta vittima di violenza ha un certo valore simbolico. La mostra e altre iniziative in scena al teatro Litta (corso Magenta) sono accomunate dallo slogan “Stai zitta, cretina” che vale più di tante spiegazioni sociologiche. Concretezza anche nelle iniziative di zona, molte (segnalo quella di zona 4), e nel gazebo montato in piazza San Babila dalle donne Cgil, Cisl e Uil in cui da mezzogiorno alle 4 si alterneranno a parlare del tema diverse donne che operano nel sociale e nelle istituzioni. E sarà l’occasione per ricordare che solo l’altrieri praticamente, cioè soltanto trent’anni fa, venne abrogata quella licenza d’uccidere che andava sotto il nome di “delitto d’onore”.
    E’ anche l’occasione per ricordare il grande lavoro dei Centri antiviolenza e della Casa delle donne maltrattate di via Piacenza. Nonchè di andare a bussare a questo neo-governo perchè ripristini i denari tagliati a questi centri d’assistenza. La crisi economica e sociale, in cui versiamo, infatti, non incrementa soltanto la fame e le lunghe file fuori dalle mense della Caritas,ma anche la disperazione che viene sfogata in famiglia su donne e bambini.
    Un’ultima annotazione lessicale. Pensiamo agli assassinii detti omicidi e all’uccisione di bimbi detti infanticidi. Poi pensiamo alle donne uccise da uomini “in quanto donne”. E a tutti quelli che son colti da brividi quando sentono dire ministra o ingegnera – prima o poi s’abitueranno – va fatto notare che solo ciò che ha un nome esiste. Delicatamente dunque esortiamoli a familiarizzare col termine “femminicidio”.
    Perchè, fra un astioso e sprezzante “Stai zitta, cretina” e il femminicidio, il passo è assai più breve di quanto non si creda

  2. Nuova Informazione
    Pubblicato il 25 novembre 2011 alle 02:58 | Permalink

    E RICORDIAMO ANCHE LA VIOLENZA CONTRO LE GIORNALISTE
    La lettera inviata al segretario generale dell’Onu, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza, dalla Federazionale internazionale della Stampa ricorda quanto spesso le giornaliste continuino ad essere assassinate.

    In a letter addressed to UN General Secretary Ban Ki-Moon to mark International Day on the Elimination of violence against women and girls, the International Federation of Journalists (IFJ) points at the extreme levels of violence women journalists face while carrying out their professional duties.
    The IFJ denounces aggression, threats, political pressure, violence, rape and abuse that women journalists have to face due either to their gender or simply for doing their job. The situation is made much worse by the prevailing culture of impunity which protects and emboldens the perpetrators of these crimes.
    “It is even more sobering when we consider that the majority of these crimes remain unsolved, and attackers or killers do not face justice,” say Beth Costa, IFJ General Secretary and Mindy Ran, Chair of the IFJ gender council. “The climate of impunity for crimes against female journalists constitutes a serious threat to the most fundamental of free expression rights. Moreover, there is an on-going concern over the fact that the authorities tend to deny that these women have been killed because of their work as journalist. Instead, they tend to indicate robbery or “personal issues” as motives of the media killings.”
    According to United Nations data, up to 70 per cent of women experience violence in their lifetime. Between 40 and 50 percent of women in European Union countries experience unwanted sexual advancements, physical contact or other forms of sexual harassment at their workplace. In the Democratic Republic of Congo, more than 8000 cases of sexual violence have been perpetuated yearly in 2009 and 2010.
    The IFJ also says that in some regions it is considered a taboo to report sexual assaults, creating a situation where the survivor is being further victimised and made to feel the guilty party. This attitude makes for an effective use of assault to silence and censor.
    Among the countries failing to protect women journalists adequately the IFJ points at Mexico, the Philippines, Somalia, Russia, Nepal and Israel.

  3. Nuova Informazione
    Pubblicato il 25 novembre 2011 alle 17:26 | Permalink

    MA PERCHE’?
    E SUL PERCHE’ DELLA VIOLENZA ECCO UNA BELLA ANALISI: NEL MESSAGGIO DI ANITA SONEGO, PRESIDENTE CPO DEL COMUNE DI MILANO, PER LA GIORNATA DEL 25 NOVEMBRE

    25 novembre 2011
    Le radici profonde della violenza contro le donne

    Nella giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne, al di là delle necessarie denunce di fronte ai dati allarmanti sia a livello italiano che europeo, credo che tutti e tutte dobbiamo cercare di capirne le radici profonde.
    Se ovviamente non possiamo imputare a qualcosa di “originario” o “biologico” la violenza di un genere sull’altro, c’è qualcosa che ha a che fare con una storia antica che affonda le radici dell’immaginario più profondo.
    Tutte e tutti noi abbiamo accolto fin dall’infanzia il racconto secondo il quale la donna è nata da una parte del corpo di Adamo (è vero nella Bibbia c’è anche un’altra versione ma non viene diffusa presso i fedeli). Le immagini che possiamo ammirare in affreschi, mosaici, sculture più o meno antichi raccontano di un dio maschio che estrae dal corpo di un uomo addormentato, il corpo di una donna!!
    Nessuno, da centinaia di anni, è sobbalzato di fronte a questa immagine che va contro ogni esperienza ed evidenza. Ma si sa: l’ideologia del potere si impone anche e soprattutto attraverso i fatti miracolosi come quello, accettato dai greci e romani, che raccontava della nascita di Atene dal capo di suo padre Zeus!
    Altrettanto ideologica violenza è stata quella di identificare la donna con una sua possibilità: quella di generare, inchiodandola, così, al ruolo materno.
    Che dire della più moderna ideologia per cui la donna vale per “l’appetibilità”, la corrispondenza al desiderio “maschile”? Ideologia che, diffusa dalla comunicazione di massa, sottende una totale mercificazione del corpo della donna.
    Se “quell’oscuro oggetto del desiderio” pretende di uscire dall’oscurità, cerca una soggettività ed autonomia, manda in crisi un sistema di valori (e di equilibri psichici) millenari.
    Anche da queste premesse nasce la scarsa presenza delle donne nelle istituzioni e nei partiti (organizzati secondo tempi, logiche, valori che vengono da lontano e che non sono stati mai davvero messi in discussione).
    Allora se non vogliamo che questa giornata diventi la famosa “foglia di fico” che copre ciò che non si vuol vedere, ciò che necessita assolutamente è una rifondazione morale, valoriale, organizzativa.
    Non si tratta di fare prediche moralistiche che coprono l’incapacità di cambiare lo stato di cose presenti. Non si tratta nemmeno di scrivere statuti o regolamenti avanzatissimi ma mai praticati.
    Si tratta di decidere se è possibile riconoscere la crisi abissale dei valori maschilisti e trovare la modalità di porvi rimedio.

    Anita Sonego
    Presidente Commissione Pari Opportunità

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