Memoria della Shoah, solo colpa dei giornalisti?

di Stefania Consenti

«Lei si muove su un terreno assai accidentato», mi disse Nedo Fiano, sopravvissuto a due campi di concentramento, al termine di una bella e lunga conversazione sui temi della Memoria e della Shoah. Già, perché voler indagare sull’uso pubblico della storia in Italia è impresa difficile e gli stessi storici fanno fatica a mettere ordine in quella materia incandescente che è il rapporto fra storia e Memoria, sentimento privato e calendario pubblico. Figuriamoci i giornalisti, responsabili, a detta di alcuni storici, della confusione mediatica che sconfina nella disinformazione: la storia filtrata dai media tende sempre più alla banalizzazione. Ma spesso è una delle letture più rassicuranti, rituali, quindi preferite, della Shoah. Per leggere un documento storico, invece, servono molte cose: interpretazione, educazione allo sguardo, conoscenza del suo uso nel tempo.  Dove sono gli storici? I pedagogisti? Gli psicologi? Insomma gli educatori? È sempre tutta colpa dei giornalisti? Il ruolo dell’informazione è centrale, servono nuove sensibilità all’interno delle comunità redazionali, soprattutto fra chi ha ruoli di comando, ma se alla base non c’è un chiarimento da parte dell’intera comunità di studiosi che a vario titolo si occupano di Shoah e Memoria, risulta difficile colmare un vuoto di conoscenze. Il problema, semmai, è che ricordare stanca e, in Italia, divide, perché c’è un uso strumentale della Memoria. Siamo incapaci di intessere un lucido ricordo con il passato.
Quando resteremo soli, quando anche l’ultimo testimone non sarà in vita, serviranno gli strumenti della storia e la capacità di superare i riti consolatori della Memoria. Ma come dobbiamo organizzarci per non giungere impreparati a questo momento? Bisogna riscrivere un nuovo patto della Memoria, serve un approccio ampio su questi temi che chiuda definitivamente con quella operazione culturale, tentata da una certa destra, di cancellare il nostro passato attraverso una lettura revisionistica della Resistenza, dell’antifascismo, della nostra storia repubblicana. Abbandonando l’idea che si possa costruire una Memoria condivisa a colpi di spugna e improvvide parificazioni (vedi la proposta di legge targata Pdl per l’equiparazione di partigiani e repubblichini) e coltivando un progetto, di grande spessore culturale, che metta insieme i migliori studiosi del nostro Paese, anche se di orientamenti diversi, a ragionare su che cosa della storia passata sia opportuno lasciar cadere o trattenere. Ma non c’è tempo da perdere. Si faccia un grande dibattito pubblico, con i testimoni ancora in vita.
 
Stefania affronta questo delicato tema e tenta di rispondere ai tanti interrogativi nel suo volume “Il futuro della memoria. Conversazioni con Nedo Fiano, Liliana Segre e Piero Terracina, testimoni della Shoah” (Paoline).
 
 
Il volume sarà presentato
sabato 14 gennaio, alle ore 9,15
presso il Centro culturale Asteria
(piazzale Francesco Carrara 17/A)

 

RIFLESSIONI CON TRE TESTIMONI DELLA SHOAH

NEDO FIANO, fiorentino, arrestato il 6 febbraio del 1944 a Firenze, deportato prima ad Auschwitz e poi a Buchenwald, dove fu liberato l’11 aprile 1945.

LILIANA SEGRE, milanese, arrestata in provincia di Varese l’8 dicembre del 1943, deportata da Milano ad Auschwitz il 30 gennaio del 1944, liberata il 1° maggio del 1945.

PIERO TERRACINA, romano, arrestato a Roma il 7 aprile del 1944, deportato ad Auschwitz il 16 maggio del 1944 e liberato il 27 febbraio del 1945.

Interventi:

DAVID BIDUSSA, scrittore, giornalista, saggista, storico italiano.
Ha scritto saggi sull’ebraismo, sul sionismo, sul movimento socialista francese e sulla Repubblica di Vichy.

STEFANIA CONSENTI, giornalista; su questo stesso tema oltre a “Il futuro della memoria” ha scritto il volume Binario 21 Un treno per Auschwitz, con prefa-zione di Ferruccio De Bortoli.

DORIS FELSEN ESCOJIDO, rappresentante per l’Italia della Shoah Foundation Institute, conduce ricerche e supporta il lavoro in campo educativo della Fondazio-ne nel nostro Paese.  www.archivi.beniculturali.itwww.shoah.acs.beniculturali.it

ELISA GUIDA, giovane studiosa di storia contemporanea dell’Università di Viter-bo. Ha conosciuto Piero Terracina mentre preparava la sua tesi di laurea proprio sulla memoria della Shoah e sul  ruolo del testimone nel XX secolo.

ANDREA BIENATI modererà l’incontro

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