GiULiA ci mette la faccia. E tu?

Lo spot antiviolenza di GiULiA: donne e comunicazione. Le parole non sono neutre. L’informazione consapevole comincia da chi la fa. Io me ne curo: e tu?

 

Omicidio passionale, delitto d’amore o di gelosia. Anche la cattiva stampa uccide le donne. L’associazione GiULiA in questo video dice basta agli stereotipi che fanno doppiamente violenza alle donne.

Di seguito anche il comunicato contro la cattiva informazione uscito dall’assemblea annuale dello scorso 15 giugno.

 

Documento dell’Assemblea nazionale di GiULiA del 15 giugno 2013
La cattiva informazione uccide le donne: è ora di cambiare

Il servizio delle Iene dal titolo: “Sesso o stupro?” andato in onda il 2 giugno su Italia1, il servizio del Tg2 trasmesso il 30 maggio per la morte di Franca Rame, ma anche le tante, troppe, segnalazioni di programmi radiofonici che veicolano concetti volgari sulle donne (ultimo caso segnalato, La Zanzara su Radio24), testimoniano che esiste un problema sempre più pressante di qualità dell’informazione. Di superficialità, scarsa preparazione culturale e professionale, di cui troppo spesso, sono proprio donne e minori, i soggetti più colpiti.

Quando non si arriva addirittura a colpire la vittima, mettendone in dubbio la parola, come nel servizio delle Iene, e al tempo stesso attaccando la giudice e la sentenza (già pronunciata, con condanna in primo grado a carico dei due “bravi ragazzi” intervistati dalle Iene). Già il titolo è esemplificativo: “Sesso o stupro?” Quasi a suggerire la possibilità che la violenza venga ad essere considerata opinabile, ovvero tale solo a seconda dei punti di vista, mentre le dichiarazioni dei violentatori (definiti tali da una sentenza di tribunale) vanno in onda per interminabili lunghissimi minuti, nonostante siano troppo uguali  a quelle già sentite in altri casi di violenza contro le donne. Tutto troppo fotocopia di parole già scritte e sentite per essere davvero credibile. Ed infatti i tribunali non credono. E condannano. Per noi giornaliste è come rivedere, in replay, quel “Processo per stupro” che squarciò drammaticamente il velo del ribaltamento dei ruoli che si opera contro la stessa vittima nei casi di stupro. Siamo ancora lì?

È nel nostro lavoro quotidiano, di giornaliste, che tocchiamo con mano quanto si sia affievolita, nelle redazioni, la coscienza deontologica e persino la conoscenza delle Carte che ci siamo dati (da quella di Treviso a quella di Roma). Giornaliste e giornalisti che hanno perso o non hanno ancora acquisito l’ABC della professione. Ci auguriamo che l’obbligo di formazione voluto nella legge di riforma dell’Ordine, e di cui si dovrà occupare il Consiglio Nazionale che si sta insediando, possa colmare le lacune della preparazione dei giornalisti.

Rispettare le persone di cui si racconta la storia, seppure in trenta secondi, come non si è fatto per la scomparsa di Franca Rame, nel servizio del Tg2; evitare di spettacolarizzare drammatici casi di violenza, come nel caso delle Iene; evitare di dire trivialità a ruota libera sulle donne nei programmi radiofonici…questo si chiede. Non si può offendere, sminuire, o mettere alla berlina, una donna che ha subito violenza. Questo proprio non si può. C’è un limite. Come non si può sbattere l’immagine, la foto, di una minore vittima, indifesa, in prima pagina com’è avenuto in passato. GiULiA lo ha segnalato, riguardava il Giornale, e il direttore ha ricevuto una censura. In uno dei pochi casi, l’Ordine della Lombardia, in cui la vigilanza sulla deontologia non è stata in questi anni parola vuota.

Tre casi, solo gli ultimi in ordine di tempo, dei tanti troppi “errori” che gettano discredito sulla categoria e di cui cominciamo a essere stufe. E con noi le donne tutte. Vogliamo un’informazione di qualità e lo chiediamo nelle nostre redazioni. E’ di informazione pulita, corretta, di qualità che il Paese ha bisogno.

Ci sono stati troppi limiti nella vigilanza sulla deontologia: tutte le colleghe e i colleghi, e lo stesso sindacato, dovrebbero, come ha fatto GiULiA denunciare tutte le violazioni che si evidenziano. Senza denuncia l’Ordine non può procedere: per questo chiediamo di inserire nella riforma il procedimento d’ufficio per le violazioni più gravi.

E c’è una forte necessità di formazione permanente. Alcuni ordini regionali se ne occupano già da anni come la Lombardia. In particolare, per le tematiche di genere, GIULiALombardia ha avuto il patrocinio, con la presidenza di Letizia Gonzales, al corso “Errori di genere” (e il prossimo “Giornalismo e stereotipi: come evitare gli errori di genere” svolti in collaborazione con l’Università Statale di Milano). Contiamo che la presenza di altre Giulie in tutti gli organismi del Consiglio nazionale e nei regionali, possa servire a far conoscere le nostre istanze. E ci proponiamo come gruppo formatore su queste tematiche.

Recuperare prestigio e funzione all’Ordine dei giornalisti: è questo che GiULiA chiede alla vigilia dell’insediamente inaugurale del nuovo Consiglio nazionale, con i migliori auguri alle tante elette ed eletti anche con il nostro sostegno. Dall’Ordine, dove sinora l’attenzione è stata discontinua e assai diversa tra regione e regione, ci aspettiamo un cambio di passo, per il quale lavoreremo.

E non è ininfluente che la catena di comando, nelle redazioni, sia ancora, in larga misura, maschile e quindi meno sensibile a questi temi. E che le redazioni siano sotto organico, per i tagli indiscriminati degli editori, e con freelance malpagati che non hanno tempo per curare la qualità. Anche di questo parliamo quando ci battiamo per la qualità dell’informazione.

Lo sdegno che puntuale, immediato, a ogni scivolone dell’informazione, si riverbera attraverso i social media, anche con toni violenti che condanniamo, fa capire che non c’è più tempo. Non si può continuare a scusare, giustificare, minimizzare come “errore”, ogni frutto di cattiva informazione. E non si possono accettare tentazioni di difesa corporativa: anche le giornaliste e i giornalisti “sbagliano”. Non si chiedono tribunali ma non si può accettare la minimizzazione. Chi sbaglia, lo riconosca ed eviti di sbagliare ancora. E soprattutto, queste proteste (lettere ai direttori, lettere ai vertici Rai, tecniche di mailbombing che non condividiamo), fanno capire che le cittadine e i cittadini, ai media chiedono rispetto. L’informazione, l’etere, la radio, sono beni comuni da maneggiare con senso di responsabilità. E’ questo che GiULiA chiede e intende continuare a chiedere: rispetto e responsabilità. Ma soprattutto rispetto.

La comunicazione superficiale, approssimativa o sbagliata, di cattiva qualità, vanifica gli sforzi di anni per il superamento e la trasformazione dei pregiudizi. GiULiA chiederà a sindacato, Ordine, editori, istituzioni, risorse e impegni concreti per varare un piano formativo nazionale rivolto agli operatori dell’informazione. E si adopererà per aprire, su questo, tavoli di confronto. Continuando al tempo stesso a denunciare i casi di malainformazione.

Questo inserimento è stato pubblicato in Pari Opportunità, Professione. Metti un segnalibro su permalink. Sia i commenti che i trackback sono chiusi.

Un Commento

  1. Nuova Informazione
    Pubblicato il 25 giugno 2013 alle 20:42 | Permalink

    di Laura Barsottini
    Delitto passionale. Amore criminale. Aggressione sentimentale. Al più, raptus occasionale. Quando una donna è vittima di “femminicidio”, parola terribile ma efficace, i media si scatenano a trovare eufemismi per definire un omicidio, ancora più grave perché maturato, quasi sempre, in ambiti “sentimentali”, per mano di un compagno o di un uomo rifiutato, e contro la parte più debole della situazione.
    Addirittura, ci sono “professionisti dell’informazione”, diciamo così, che mettono in dubbio l’esistenza del fenomeno (Filippo Facci, per nominarne uno, o Giuseppe Cruciani della Zanzara, programma in onda su Radio 24), secondo loro montatura di femministe scalmanate o centri “rosa” menzogneri in cerca di pubblicità.
    Ancora, ci sono pezzi pseudo-giornalistici che si piccano di smontare queste “bufale” (sempre secondo loro), gonfiate ad arte, come il servizio delle Iene andato in onda il 2 giugno scorso in cui quello che era stata condannato dalla magistratura come stupro è stata fatto passare per semplice sesso.
    Tutte posizioni che, curiosamente, ignorano il richiamo dell’Onu al governo italiano lanciato durante la 20° sessione del Consiglio per i diritti umani di un anno fa, in cui Rashida Manjoo, Special Rapporteur delle Nazioni Unite per il contrasto della violenza sulle donne, dichiarava che la violenza sulle donne “In Italia, resta un problema grave e risolverlo è un obbligo internazionale”.
    Certo, parlare, scrivere di certe cose non è facile. In un certo giornalismo di cassetta del XXI secolo, una notizia non è tale se non fa scalpore. E allora via al sensazionalismo a tutti i costi. E una donna, una ragazza, magari d’aspetto un po’ piacevole può passare – perché no? – per provocatrice. Così la “notizia” si colora subito di toni piccanti e, per un certo tipo di pubblico (ma sarà poi vero?), più appetibili.
    Per fortuna, c’è chi dice no. Si tratta, tra le tante, per fortuna innumerevoli iniziative di valore sul tema, del filmato prodotto della rete di giornaliste Giulia, promotrice di un giornalismo consapevole e di qualità, ovvero rispettoso delle varie parti in gioco e della ricerca della verità nella notizia. Anche a costo di oneste ammissioni di eventuali errori.
    Ecco, oggi voglio invitarvi a dare un’occhiata a questo filmato. Perché “le parole non sono neutre. Io me ne curo”. E voi?

    Il testo lo trovate su Woman in web, il blog di Panorama.it: http://blog.panorama.it/woman-in-web/2013/06/25/informazione-e-violenza-sulle-donne-la-voce-di-giulia/

  • L’editoriale

  • News


    Visualizza tutte le news