Dal nostro inviato in Malawi

di Marina Cosi
Se non è questo un giornalista… Sentite la sua storia e capirete perchè domani, mercoledì 18 aprile, l’Ordine dei giornalisti della Lombardia gli consegnerà il tesserino, ad honorem, in una cerimonia dentro Palazzo Marino, col presidente del Consiglio comunale, direttori, amici, colleghi… A lui, Piergiorgio Gamba, che non è neanche milanese, ma bergamasco di montagna, di Ubiale Clanezzo. Teste dure e grandi cuori. Lui che di mestiere, diciamo così, fa il missionario montfortiano e dei suoi quasi 60 anni – li compie alla fine di settembre – oltre 38 ne ha passati in Malawi. Un Paese africano, piccolo e così povero e senza materie prime che gli han permesso persino di avere la democrazia. Non gratis, ma dopo un braccio di ferro di popolo, condotto gandhianamente contro la dittatura con scioperi all’università (un anno), nei tribunali (due mesi), dai pulpiti delle chiese. Padre Gamba aveva capito che la conoscenza rende liberi e l’informazione la nutre. Così s’era messo a stampare libri, opuscoli pratici, a pubblicare riviste in inglese e in malawiano, a crescersi giovani giornalisti pugnaci, spesso arrestati, ma che dalla prigione continuavano a scrivere articoli per un giornale che Gamba aveva battezzato, più o meno, Cronache dalle prigioni. Gli incendiarono la tipografia, brutto colpo. Ma alla fine il dittatore fu deposto e, con libere elezioni nel 2004, venne eletto presidente Bingu wa Mutharika. Una prima e una seconda volta. Ma la democrazia, lo sappiamo ben noi, è una pianticella delicata, non ti puoi distrarre un attimo, soprattutto se chi governa ci prende troppo gusto. Bingu wa Mutharika aveva nominato suo fratello Peter ministro degli esteri e tramava per cambiare la Costituzione. E Piergiorgio Gamba ha capito che per bloccarlo bisognava raccontare anche per immagini la siccità, il carovita, la disoccupazione, l’inflazione alle stelle e, dall’altra parte, la corruzione e la violenza poliziesca contro le manifestazioni. Una televisione fatta in casa, ma che dava molto fastidio.
Quando a fine marzo è tornato in Italia, per un mese di cure, l’abbiamo incontrato. Per puro caso. Anche se qualcuno lo chiama provvidenza. Teneva incontri quotidiani con gli studenti, con le comunità, con chiunque volesse sentirlo. Sale sempre piene. Per i suoi giornali malawiani cercava una macchina tipografica in quadricromia, usata, e qualcuno che gliela pagasse (l’ha trovato). Cercava carta, merce rara e cara in Malawi, e per ora nisba. Cercava un mezzo per le riprese esterne e qualcuno che desse una formazione professionale ai suoi volenterosissimi ma inesperti telegiornalisti: forse l’ha trovato, in Rai (ma ve la racconto quando sarà cosa certa). Mi hanno aiutato, pardon lo hanno aiutato, Roberto Natale, presidente Fnsi, Susanna Pesenti dell’Eco di Bergamo, Mario Consani del Giorno e consigliere dell’Ordine, la presidente Letizia Gonzales che si è fatta convincere subito e che giustappunto domani alle ore 18 nella Sala gialla di Palazzo Marino gli consegnerà la tessera ad honorem. La prima ed unica a Milano. La seconda in Italia ed in tutta la storia dell’Ordine dei giornalisti. Un po’ perché nei tempi duri e anche un po’ sbandati occorrono degli esempi. E un po’ per coprirlo con uno “scudo”… Già, perché sin dall’inizio dell’anno il nostro era stato bersagliato da intimidazioni: “Gamba sta preparando un golpe”, titolava il giornale del presidente Mutharika. Gli telefonavano dal Malawi: “Non tornare, qui gira voce che, appena scendi dall’aereo, ti arresteranno”. Sa bene, il giornalismo italiano, che la modalità mafiosa – comunque si chiamino i poteri criminali – detesta i “ficcanaso” tanto da eliminarli, attendendo “pazientemente” che restino soli ed escano dalla luce dei pubblici riflettori. Ne abbiamo di morti. E di esperienza. Insomma come scudo una tesserina giornalistica sembrerebbe poca cosa, ma è per dire “Non toccate quest’uomo, avete addosso gli occhi di tutta la categoria”.
Colpo di scena. Mentre tutto l’ambaradan era in moto per procurare alla redazione di padre Gamba il kit del bravo giornalista e per prevenire aggressioni – tessera, stampatrice, carta, pulimino, corsi intensivi d’aggiornamento – il caso, o come lo si voglia chiamare, ha stravolto lo scenario. Il presidente Bingu wa Mutharika è morto per infarto e, come prescrive la Costituzione del Malawi, è stato sostituito da qui alle elezioni del 2014 dalla vicepresidente Joyce Banda. Democratica, femminista, a capo d’un partito riformista, la nuova presidente è coetanea di padre Gamba e conosce bene l’Italia, per averci studiato subito dopo la laurea a Cambridge. Insomma tutti felici e contenti: la democrazia perché è stata ripristinata, padre Gamba perché non finisce in carcere, i suoi giornalisti perché escono dal carcere, il popolo malawiano che ha salutato con gioia la decisione di Joyce Banda di licenziare il capo della polizia, reo d’aver fatto sparare sulla folla causando 20 morti…Ve l’avevo detto che era una bella storia.
E per finire ecco il link della videointervista a Piergiorgio Gamba, fatta a Milano, al Circolo della stampa, il giorno dell’assemblea annuale dell’Ordine. Prima che il destino o il caso o la provvidenza, comunque con doti da grande romanziere, prendesse le redini della vicenda e la conducesse verso il lieto fine:

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