Gragnani presiede il Consiglio di disciplina lombardo

di Mario Consani
tribunale-onlineE’ il pubblicista-avvocato Umberto Gragnani il presidente del nuovo consiglio territoriale di disciplina (ctd) dell’Ordine della Lombardia. Legale di grande esperienza e tesserino verde fin dal 1969, proprio per anzianità di iscrizione all’albo guiderà dunque il nuovo organo che avrà come segretaria (in quanto più giovane per iscrizione) la pubblicista-avvocata Claudia Balzarini, anche lei già da tempo consulente dell’Ordine per le questioni deontologiche.
Insieme ai due, nell’elenco dei nove giudici disciplinari nominati dalla presidente del tribunale Livia Pomodoro, ci sono i giornalisti professionisti Emilio Randacio di Repubblica, Paolo Colonnello della Stampa, Guido Plutino del Sole 24 Ore, Tino Fiammetta del Giorno e Anna Migotto di Mediaset. Altri colleghi pubblicisti sono Liviana Nemes, ex consigliere dell’Ordine e Camillo Filadoro, ex magistrato di Cassazione.
Una compagine variegata – tre tecnici del diritto, tre cronisti di giudiziaria e nera, tre giornalisti con esperienze di media e settori diversi, dall’economia agli uffici stampa alla tivù – che dovrebbe garantire un approccio multiforme e altrettanto vario nell’affrontare il compito assai delicato di valutare e giudicare deontologicamente il lavoro dei colleghi.
La nomina da parte della presidente Pomodoro è arrivata a conclusione di un percorso accidentato e ricco di polemiche, che ha accompagnato questo nuovo organismo fin dalla nascita. Questioni spesso legate ad oscurità legislative, ma anche alle eterne incomprensioni tra Cnog e consigli regionali, fino al balletto quasi paradossale intrattenuto dall’Ordine ad entrambi i livelli con gli uffici del ministero di Giustizia, che avrebbero dovuto chiarire con i loro pareri gli innumerevoli dubbi sorti nell’applicazione delle nuove norme e invece spesso li hanno ingigantiti.
Di che si occuperà dunque il consiglio territoriale di disciplina?
In poche parole, istruirà e deciderà i procedimenti disciplinari nei confronti dei giornalisti, mentre al consiglio dell’ordine (cdo) resterà il potere di vigilanza e di impulso dell’azione disciplinare. Come saranno delineati i confini di queste delicate funzioni, il cdo lo stabilirà a settembre con un regolamento. Quel che è certo, è che il ctd resterà in carica tre anni, potrà articolarsi in collegi di disciplina (cdd) formati da due professionisti e un pubblicista e garantirà un giudizio “terzo” rispetto a quello dell’Ordine che nei procedimenti si limiterà d’ora in avanti a sostenere il solo ruolo dell’ “accusa”.
La materia, ad ogni modo, è tuttora molto fluida e solo l’avvio concreto dell’attività del nuovo consiglio territoriale di disciplina potrà portare alla luce eventuali questioni e possibili soluzioni.

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