Macelloni: una legge di sistema che guardi lontano

La crisi economica mondiale, iniziata dieci anni fa, continua a mordere. I bilanci del 2017 dell’Inpgi registrano i numeri ancora drammatici che caratterizzano il continuo peggioramento della salute dell’editoria italiana. Chiarissime le parole della Presidente, Marina Macelloni:

“Il bilancio consuntivo 2017 dell’Inpgi è un bilancio molto semplice. E’ quello di un’azienda sana, gestita correttamente che vede i propri ricavi scendere ormai da un decennio senza poter incidere in alcun modo su questa dinamica. Questa è in estrema sintesi la fotografia del primo bilancio in perdita della storia dell’istituto. Una perdita tutta imputabile allo sbilancio tra entrate contributive e prestazioni previdenziali.

Nonostante un miglioramento rispetto al dato dell’assestamento, un miglioramento dovuto interamente all’attività degli uffici, i contributi calano del 2% così come cala la massa retributiva imponibile denunciata dalle aziende. Contemporaneamente aumentano le prestazioni pensionistiche che non beneficiano ancora degli effetti restrittivi che avrà la riforma nei prossimi anni.
Il dato chiave per analizzare questa dinamica è quello dei rapporti di lavoro: -889 nel 2017. Negli ultimi cinque anni, un tempo tutto sommato limitato, la categoria ha perso quasi 3.000 lavoratori attivi che oggi quindi sono poco più di 15.000. A questo si aggiunga che nel 2017 sono stati erogati ai colleghi circa 7.000 trattamenti a titolo di ammortizzatori sociali; ciò ha comportato una spesa a titolo di indennità di 24,2 milioni che, seppur in calo rispetto al 2016, rappresenta comunque per l’Ente una voce rilevante.
Sono i numeri di una vera emergenza che non mostra nessuna inversione di tendenza. In questa emergenza l’Inpgi ha continuato a fare la sua parte: abbiamo fatto una riforma durissima consentendo però a molti colleghi di utilizzare clausole di salvaguardia che nessun’altra categoria ha avuto; abbiamo cercato di dare efficienza e migliori prospettive ai lavoratori autonomi della Gestione separata; abbiamo messo in campo un meccanismo di dismissione del patrimonio immobiliare che, sia pure con qualche rallentamento, ci consente di ottenere la liquidità necessaria garantendo il massimo delle tutele possibili agli inquilini; continuiamo a tenere sotto controllo con il massimo rigore tutte le spese.
Tutto questo ormai non basta più. La crisi industriale del nostro settore non è solo un problema di sostenibilità dei conti dell’Inpgi, è un problema che riguarda tutti gli attori del sistema e che attiene al tessuto democratico del paese.
Penso che non sia più rinviabile una legge di sistema per l’editoria che riporti al centro dell’interesse pubblico il lavoro giornalistico e la tutela di un bene prezioso garantito dall’articolo 21 della Costituzione.
Una legge che non si limiti a finanziare il processo di ristrutturazione delle aziende consentendo l’espulsione di centinaia di giornalisti ma stimoli l’emersione e la rappresentazione di tutte le forme nuove che l’informazione e la comunicazione stanno assumendo grazie all’innovazione tecnologica e all’economia digitale. In tutta Europa i professionisti discutono e cercano soluzioni per riconoscere e tutelare i nuovi modi di lavorare e le nuove professioni. E’ ora che anche il vecchio mondo dell’editoria italiana si muova in questa direzione.
Passi avanti decisivi in un quadro politico ancora incerto non ci sono ma non siamo più soli a chiedere attenzione. La prima riunione del neonato Coordinamento degli enti ha chiesto un incontro al Presidente della Repubblica e ai Presidenti di Camera e Senato proprio per rappresentare con una voce sola la drammaticità di questo momento. E’ una svolta positiva che mi auguro darà frutti concreti.
Noi continueremo a lavorare in questa direzione.

Il totale dei contributi accertati nel 2017 ammonta complessivamente a 412,028 milioni di euro (-1,83% rispetto al 2016), di cui 340,18 per IVS corrente (-2,33% rispetto al consuntivo precedente).
La massa retributiva imponibile di competenza denunciata dalle aziende è, invece, passata da 1.028,4 milioni del 2016 a 1.001,0 milioni, con una diminuzione di 27,4 milioni pari al 2,67%.
La contrazione dei ricavi deriva dalla diminuzione dei rapporti di lavoro in essere che passano dai 16.045 del 2016 a 15.156 dell’anno in corso (-5,54%) cui è seguita la riduzione della massa retributiva imponibile – con conseguente ricorso agli ammortizzatori sociali (contratti di solidarietà, CIGS, esodi incentivati, prepensionamenti). I lavoratori attivi sono pari nel 2017 a 15.011 registrando rispetto al 2016 una diminuzione di 865 unità (-5,45%).
Per quanto riguarda, invece, i ricavi riferiti agli accertamenti dei contributi degli anni precedenti, questi ammontano a 9 milioni di euro (-24,78% rispetto all’anno precedente), di cui 2,8 derivanti da attività ispettiva e 6,2 milioni di euro da quanto recuperato in via amministrativa dal Servizio Entrate Contributive. L’azione di recupero dell’Ente, peraltro, è sempre più orientata a sondare ambiti e settori di informazione anche diversi da quello dell’editoria intesa in senso tradizionale, per conseguire l’obiettivo di far emergere fenomeni sconosciuti all’Istituto e, soprattutto, di monitorare come evolve e si manifesta la professione.

Il dato delle uscite previdenziali evidenzia che la spesa per i trattamenti pensionistici per IVS ammonta nel 2017 a 511 milioni di euro, con un incremento – rispetto al 2016 – del 5,19%, pari a circa 25,2 milioni di euro.
La ripartizione dei trattamenti pensionistici alla data di chiusura di bilancio ha riguardato 7.114 trattamenti di pensioni dirette (6.757 nel 2016) e 2.284 trattamenti erogati ai superstiti (2.253 nel 2016) per un totale di 9.398 trattamenti (9.010 nel 2016).
Il rapporto tra gli iscritti attivi ed i pensionati nel 2017 continua a scendere, passando dal 1,76 del 2016 all’ 1,60 del 2017, mentre il rapporto tra uscite per pensioni Ivs ed entrate per contributi Ivs correnti passa dal 139,48 del 2016 al 150,21 del 2017.

Anche per l’esercizio in esame, il perdurare della crisi editoriale in atto ha determinato il ricorso agli strumenti di ammortizzazione sociale, con un costo complessivo che – nonostante il risparmio derivante dalla diminuzione di tutti i trattamenti – è stato comunque pari a 24,2 milioni di euro nel 2017 (rispetto ai 36,9 dell’esercizio precedente).

Questa, nel dettaglio, la spesa sostenuta dall’Ente per gli ammortizzatori sociali:
– per la disoccupazione – pari a 12,1 milioni di euro – una diminuzione del 12,28%;
– per la solidarietà – pari a 8,5 milioni di euro – una diminuzione del 51,42%;
– per la cassa integrazione – pari a 3,5 milioni – una diminuzione del 36,76%;
– per la mobilità – pari a 0,1 milioni – una diminuzione del 12,5%.
La gestione previdenziale e assistenziale nel suo complesso continua a registrare, quindi, anche nel 2017 un risultato negativo pari a 134 milioni di euro, rispetto a 114,3 milioni del 2016.
Per quanto riguarda la gestione patrimoniale nel suo complesso, l’avanzo del 2017 è pari a 64,7 milioni di euro, in riduzione di 106,9 milioni (pari al -62,30%) rispetto all’esercizio precedente, per effetto delle flessioni del risultato economico della gestione immobiliare, a seguito della riduzione dei canoni di locazione conseguente agli apporti degli immobili al Fondo Inpgi – Giovanni Amendola, e per il conseguimento di minori utili da negoziazioni del portafoglio titoli.

Analizzando nel dettaglio i risultati della gestione del patrimonio 2017 dell’Ente troviamo: 2,2 milioni di utili derivanti da canoni di locazione (in flessione del 53,73% per le considerazioni sopra esposte); 1,5 milioni di interessi su mutui (che, giova ricordare, non vengono erogati dal 2015) e 1,7 milioni di interessi sui prestiti; 40,3 milioni da utili del portafoglio mobiliare e derivanti da operazioni di realizzo e da differenze attive sui cambi di valuta. Entrando nel merito della gestione immobiliare diretta dell’Istituto si registrano 38,7 milioni di euro di plusvalenze nette derivanti dalle operazioni di apporto degli immobili al Fondo Inpgi-Giovanni Amendola.
Il rendimento finanziario conseguito dal portafoglio mobiliare per l’esercizio in esame, che comprende anche gli investimenti in fondi immobiliari e quindi anche il Fondo Immobiliare Giovanni Amendola, così come determinato dal calcolo della performance da parte del Risk Manager, è stato pari al -0,99% (anno precedente 1,96%).
Gli investimenti mobiliari dell’Istituto al 31/12/2017 presentano un valore di mercato complessivo pari a 1.502 milioni di euro. La composizione del portafoglio è costituita da titoli rappresentati da quote di fondi comuni d’investimento, comprese quote di fondi di fondi hedge, fondi immobiliari e fondi private equity.

La spesa complessiva sostenuta dall’Istituto nel 2017 per i costi di struttura è pari a 24 milioni di euro, in riduzione di 1,8 milioni (-6,95%) rispetto all’anno precedente.
Relativamente a tali costi la spesa complessiva sostenuta per il Personale nel 2017 è stata pari a 16,7 milioni di euro, in diminuzione (-2,24%) rispetto ai 17 milioni dell’anno precedente.
I principali fattori che hanno inciso sul risparmio della spesa sono riconducibili alla cessione di una porzione dei contratti di lavoro dei portieri ai neo condomini, all’effetto esteso all’intero anno in esame delle cessazioni dei rapporti di lavoro del Personale di struttura intervenute nell’esercizio precedente, e l’intervenuta ottimizzazione delle spese del Personale anche attraverso una razionalizzazione della mobilità interna.
Si segnala infine che il Personale amministrativo in forza al 31/12/2017 è pari a n. 203 unità, di cui 3 a tempo determinato, contro le n. 201 unità dell’anno precedente.

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