28 settembre 2021, data ultima per il voto per l’Ordine

E alla fine è arrivato l’intervento del Governo.  logo-ordine-dei-gornalisti

Nel decreto in vigore dal primo aprile c’è un articolo dedicato al nostro Ordine professionale e alle elezioni del Consiglio Nazionale e dei Consigli regionali.

Ecco il testo:

“Art. 7

Misure urgenti in materia di elezioni degli organi dell’ordine professionale di cui alla legge 3 febbraio 1963, n. 69

1. Il consiglio nazionale dell’ordine professionale di cui alla legge 3 febbraio 1963, n. 69, puo’ disporre, al solo fine di consentire il compiuto adeguamento dei sistemi per lo svolgimento con modalita’ telematica delle procedure, in relazione a quanto previsto all’articolo 31, comma 3, del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 2020, n. 176, un ulteriore differimento della data delle elezioni, da svolgersi comunque entro un termine non superiore a centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.”

E’ in vigore da ieri, dal primo aprile il centoottantesimo giorno è il 28 settembre. Adesso non si può più fare melina.

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Cade e si rompe una gamba, non si era vaccinato

piede

di Guido Besana

Viene voglia di leggere titoli strani. Non mi dispiacerebbe “Roma: bus cade in una buca e prende fuoco, portava i no vax.” Oppure “Rischia di annegare in mezzo metro d’acqua, aveva rifiutato il vaccino.”

Quello che siamo stati capaci di scrivere e dire in queste settimane è molto più grave di quanto non appaia, e la cosa triste è che tra qualche tempo, Leggi tutto »

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Caro Carlo Verna

Lettera aperta la Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti.
Caro Carlo,
come molti ho accolto con estrema soddisfazione la definizione dei recenti principi deontologici sull’informazione medico scientifica.
In base a quei principi ti rivolgo un appello: richiama la categoria a un comportamento corretto.

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Inpgi, guida alla lettura della delibera

di Guido Besana

Il comunicato dei Consiglieri di amministrazione dell’Inpgi sulle possibioli misure da adottare suscita, ovviamente, dubbi e interrogativi, anche perché non c’è una delibera con il testo delle modifiche al regolamento. Tuttavia considerando le regole esistenti si può tratteggiare un quadro un po’ più dettagliato. Provo ad andare per punti.

Premessa: la norma in vigore prevede che l’Inpgi vari alcune misure, finalizzate a riequilibrare i conti, faccia poi un bilancio attuariale con le previsioni a 50 anni e se risulta ancora uno sbilanciamento dei conti venga allargata la platea. L’attuale governo, parlandone da vivo, ha capito che le misure possibili non sono sufficienti, anche un bambino vedrebbe che è inutile perdere tempo con i bilanci attuariali, però non ci da alcuna certezza sull’allargamento della platea, perché molti stanno mettendo i bastoni tra le ruote. Per chi fosse interessato rimando alla fine del post qualche ragguaglio. Leggi tutto »

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Inpgi, le proposte del CDA

Il Consiglio di Amministrazione dell’Inpgi, nella sua seduta del 27 gennaio 2021, ha definito quelli che potrebbero essere gli interventi di sua competenza per riequilibrare i conti dell’Istituto, come richiesto dalla norma di legge che prevede un contestuale provvedimento da parte del Governo e del Parlamento per l’allargamento della platea contributiva.

I Consiglieri di amministrazione giornalisti di maggioranza hanno pubblicato un comunicato riassuntivo:

l Cda dell’Inpgi è pronto ad adottare alcune misure eque e socialmente sostenibili volte al riequilibrio dei conti se, unitamente, in un percorso condiviso, il Governo adotterà misure strutturali per la salvaguardia dell’Inpgi. La strada per salvare le pensioni e l’autonomia dei giornalisti italiani non può che passare dall’anticipo della misura contenuta nell’art 16 quinquies del DL 34/2019 (Decreto crescita) che prevede, dal 2023, il passaggio all’Inpgi di quanti lavorano a vario titolo nell’ambito dell’informazione e della comunicazione. Leggi tutto »

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Finché c’è memoria c’è speranza

Oggi 27 gennaio 2021, Giorno della Memoria. Moltissimi e di qualità i contributi giornalistici. Solo alcuni: in tv iersera l’intervista di Monica Maggioni al lucidissimo Sami Modiano, oggi fra gli altri Paolo Mieli (coi documenti Cdec fra connivenze e rimozioni) e la toccante e “urgente” testimonianza di Edith Bruck (spunto, la presentazione del suo libro Chi ti ama così). Idem su giornali, riviste, siti. Fra tutti segnalo l’Ansa Leggi tutto »

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Storie di ragazzi fucilati e di un cappotto nuovo

Roba di trequarti di secolo fa, era un 14 gennaio e faceva un freddo della madonna. Nove giovanissimi vengono fucilati all’alba. Ogni generazione fa le sue battaglie, allora contro il fascismo, la mia contro la repressione di Stato, oggi contro la Dad che marginalizza. Certo, la differenza è che i primi si sono giocati la pelle. Qui sotto la ricostruzione, terribile, di quell’uccisione e poi d’un’altra simile, due settimane dopo. Però il particolare che meglio dice di quei ragazzi è la storia d’un cappotto. Ovvero come pensare agli altri sino all’ultimo minuto. Dunque al campo sportivo Giuriati di via Ponzio 34, il 14 gennaio 1945, venivano fucilati dai repubblichini di Salò nove ragazzi del Fronte della Gioventù, d’età tra i 18 e i 22 anni. I nove, che si erano costituiti in “gruppo patriottico”, avevano nascosto un arsenale di armi e altro materiale in un orto di via Pomposa. Nota molto a margine: quindi a ridosso di corso Lodi allora c’erano gli orti “di guerra” e ora sorgono solo palazzi (vedi via Gluck, … là dove c’era l’erba ora c’è una città). I nove avevano cominciato distribuendo volantini, poi erano passati agli agguati a soldati tedeschi e militi repubblichini isolati per portar via loro le armi, quindi in un crescendo s’erano dati ad atti di sabotaggio. Ma qualcuno li aveva traditi e così il Battaglione azzurro, con sede in piazza Novelli, li cattura nel gennaio 1945 portandoli direttamente a Palazzo di Giustizia. Leggi tutto »

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Sciopero delle firme al Sole24Ore in difesa di tre colleghi

Un allontanamento brutale, “chirurgico”: un allegato chiuso improvvisamente, tre colleghi buttati in cig a zero ore, la testata principale che si ribella e ritira le firme. Stiamo parlando del Sole24Ore, mica di un giornalino, ma del transatlantico confindustriale che in questi mesi ha pure ricevuto tanto denaro pubblico come “ristoro”. Il mensile è “IL“. Il Comitato di redazione invano ha chiesto all’azienda di riassorbire i tre colleghi nel Sole, peraltro palesemente sotto organico. Al diniego ha proclamato lo stato di agitazione, cominciando col ritirare le firme. Le firme dei colleghi in organico, naturalmente: non dei collaboratori, per evidenti motivi. A seguire, se non funzionasse, sono previste altre azioni di protesta.

Questo il comunicato del CdR, che si rivolge giustamente ai lettori (i nostri veri padroni, come si diceva una volta): “Care lettrici e cari lettori, il Sole 24 Ore e tutti i prodotti ad esso collegati, a partire da sabato 9 gennaio e per una settimana, usciranno senza le firme dei giornalisti del Sole 24 Ore, sia nella versione cartacea che in quella online. Le uniche firme che leggerete saranno di collaboratori. La redazione, già in stato di agitazione a partire da martedì 5, intende così esprimere tutta la sua solidarietà verso tre colleghi che, in questi giorni, stanno ricevendo dall’azienda un trattamento che nessun lavoratore meriterebbe. Altre iniziative di protesta potranno essere attuate poi nei prossimi giorni.  Leggi tutto »

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Turchia, tre giornaliste arrestate e una quarta malmenata

Appelli, appelli. Intanto la Turchia trattiene in carcere ben 70 giornalisti. A loro ieri si sono aggiunte tre giornaliste, arrestate, ed una quarta picchiata durante una manifestazione di protesta. Le Federazioni dei giornalisti, quella europea e quella internazionale, hanno protestato, ovviamente, lanciando un appello ad Erdogan che lascerà, come i precedenti, il tempo che trova. Questo il comunicato congiunto e le dichiarazioni della federazione europea e e dell’Unione giornalisti turchi:

Bruxelles, 7 gennaio 2021 – Tre giornaliste sono state arrestate e un’altra è stata picchiata dalla polizia il 5 gennaio durante una protesta, nella capitale turca Ankara, contro la scomparsa di uno studente curdo un anno fa. La Federazione internazionale dei giornalisti (IFJ), la Federazione europea dei giornalisti (EFJ) e la loro affiliata, l’Unione dei giornalisti della Turchia (TGS) hanno condannato la violenza e chiesto il rilascio immediato dei colleghi imprigionati. Habibe Eren e Oznur Deger, giornaliste dell’agenzia di stampa femminista Jin News e la giornalista freelance Eylul Deniz Yasar, erano tra le 18 donne arrestate mentre coprivano la manifestazione che ha segnato il primo anniversario della scomparsa dello studente curdo 22enne Gülistan Doku.
Alcuni resoconti dei media dicono che le donne potrebbero essere state torturate dalla polizia. Al momento non ci sono ulteriori informazioni sul luogo della loro detenzione. Nel bel mezzo delle proteste, il giornalista dell’Agenzia Mezopotamya (MA) Mehmet Günhan è stato picchiato dalle forze di sicurezza che gli hanno anche confiscato la tessera stampa Leggi tutto »

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Inpgi, il lavoro nero e le lacrime dei coccodrilli

Direttori e pensionati che, a loro dire, rappresentano “una fetta significativa della storia recente del giornalismo italiano” si appellano al Presidente della Repubblica per chiedere improbabili garanzie pubbliche per l’Inpgi e non per chiedere la tutela delle migliaia di giornalisti, ingabbiati in un precariato che, quello sì, sta pregiudicando il futuro della professione.
Ma, forse, farlo avrebbe imposto a molti di loro una doverosa autocritica dato che nelle testate, giorno dopo giorno, redazione per redazione, sotto i loro occhi e con il loro sostanziale beneplacito la macchina dello sfruttamento macina e azzera i diritti più basilari. Il comitato Precariato e sfruttamento: dignità del lavoro per salvare l’Inpgi, che in poco meno di due giorni è riuscito a raccogliere 1.000 firme di giornalisti – soprattutto precari e freelance, ma anche di precari diventati direttori, come Luciano Ceschia, o colleghe e colleghi, dipendenti o meno, in prima fila nella lotta alle mafie e alla criminalità da Amalia De Simone a Paolo Berizzi, da Sandro Ruotolo a Paolo Borrometi – ribadisce che sfruttamento, precariato ed egoismi stanno affossando la categoria. Non c’è previdenza senza lavoro regolare. Non ci saranno pensioni dignitose senza lavoro dignitoso.
Chiediamo ai Direttori che vogliono vedersi assicurata la pensione di pretendere dagli Editori la regolarizzazione dei giornalisti sfruttati: che si chiamino cococo, false partite Iva o cronisti “a pezzo” già oggi sono alle loro dipendenze ma “mascherati” da lavoratori autonomi, con un danno sociale e previdenziale per tutti. Siamo costretti di nuovo oggi, nel 2021, a denunciare la gravità della situazione in cui versa il lavoro nel mondo dell’informazione. E questo, duole dirlo, anche grazie a colleghi che oggi firmano appelli a tutela della loro pensione, mentre ieri erano ai vertici degli Enti di categoria dimostrandosi troppo egoisti per pensare a chi sarebbe arrivato dopo di loro. E’ inutile fare nomi, ma non passano inosservati Direttori e colleghi che, ai vertici degli Enti di categoria, hanno goduto dei tempi di vacche grasse, continuando a godere di  istituti iniqui e superati, a prescindere dalla sostenibilità economica. Non hanno lasciato nemmeno le briciole, soltanto macerie sociali.
E’, inoltre, in un certo senso ridicolo che a firmare certi appelli siano anche ex parlamentari giornalisti che hanno maturato la pensione Inpgi senza mai aver di fatto lavorato un giorno solo in redazione. Politici che, Leggi tutto »

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