I media fra le vittime della guerra

“Difendere la libertà di stampa in tempi di tensione e conflitto”, è il titolo che il Consiglio europeo dei giornalisti (Council of Europe Platform to Promote the Protection of Journalism and Safety of Journalists) ha voluto dare alla sua relazione annuale. Un rapporto scritto all’ombra dell’invasione russa dell’Ucraina, iniziata il 24 febbraio scorso, e del suo impatto “anche” sulla libertà dei media e sulla sicurezza di almeno un centinaio di giornalisti impegnati sul campo. Inclusi quelli russi, sottoposti a censura di guerra: il 4 marzo la Duma (noi diremmo la Camera) ha approvato una nuova legge che vieta l’utilizzo di parole come “guerra”, “invasione”, “aggressione” per descrivere quel che sta succedendo in Ucraina. Vita difficile, dunque, per i colleghi russi, che rischiano anche pene sino a 15 anni se attaccano l’invasione, se chiamano la guerra col suo nome, se danno informazioni giudicate “false” o fuorvianti. Non è breve, sono 83 pagine, ricche anche di grafici e tabelle, cui val la pena dare un’occhiata: 1680a64fe1 (coe.int)

 

 

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Resistiamo ancora

E’ stato un bel 25 aprile, se guardiamo all’altissima partecipazione, alla grande quantità di giovani, al cielo che ci è stato clemente e non ci ha innaffiati, ai discorsi in piazza Duomo (sindaco, Anpi, due ucraine ecc), di cui segnalo in particolare quello del collega Dario Venegoni, sul palco nella sua qualità di presidente nazionale Aned, che ne ha avute anche per certi nostri colleghi “guerrafondai da tastiera”. Le polemiche, gli insulti, i fischi e i cori non sono mancati, sia quelli purtroppo consueti (alla Brigata ebraica) sia quelli dettati dall’attualità (a bandiere Nato ed americane). Ma spogliando la festa dalle attualizzazioni polemiche, resta la memoria e la gratitudine a chi ci liberò. Foto simbolo questa d’un anziano manifestante che marciava da solo e in silenzio, con in spalla una bandiera Anpi, la coccarda d’un caduto nella guerra di Liberazione e il fazzoletto al collo…  (M.C.)25aprile22 lui e la bandiera

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Era ora: varato l’accordo per i giornalisti nella PA

Undici mesi fa era stata finalmente firmata la preintesa tra noi (Fnsi), Aran e le confederazioni sindacali per la “regolamentazione di raccordo” del personale giornalistico dipendente nella pubblica amministrazione. Era il 5 maggio 2021. Il Consiglio dei ministri ci ha poi messo quasi lo stesso tempo per dare parere favorevole (10 marzo 2022), quindi più celermente la Corte dei Conti l’ha approvata. Definitivamente. Così stamane le parti hanno potuto sottoscrivere il testo – definitivo ed invariato – dell’intesa, il cui nome ufficiale è “ACCORDO tra l’ARaN, le Confederazioni rappresentative nei comparti di contrattazione e la FNSI per la specifica regolazione di raccordo del personale profili informazione“. Quindi da domani, 8 aprile 2022, l’accordo entrerà in vigore dettagliando a chi si applichi e con quali  inquadramento, retribuzioni ed incarichi, inclusa l’adesione alla Casagit. Merito alla tenacissima tenacia della nostra Federazione!

Qui il testo dell’accordo, presto pubblicato anche sul sito federale, ma per ora rintracciabile su quello dell’Aran:

https://www.aranagenzia.it/attachments/article/12682/ACCORDO%20giornalisti.pdf

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Il procuratore, onnipotente per decreto (188/2021), e la libertà di stampa

di Oreste Pivetta

Il consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha discusso del decreto legislativo 188 del 2021, in vigore dallo scorso 14 dicembre. Ne ha discusso l’altro giorno sulla base di una ricca e chiara relazione ad opera del collega Gianluca Amadori. Alla quale mi rifaccio. Per intenderci si tratta del decreto al quale è stato spesso associata la parola “bavaglio”. E di “bavaglio” si tratta, per i giornalisti, per l’informazione, per i cittadini, la cui gravità non è stata forse percepita. Riassumo. Il decreto in questione recepisce una direttiva europea, che impone regole ai magistrati rispetto alle modalità di diffusione delle informazioni relative ai procedimenti penali, a tutela della “presunzione di innocenza”, come peraltro prevede l’articolo 27 della Costituzione (“L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”). Ma va, purtroppo, oltre, senza toccare l’attività giornalistica, limitando però la diffusione e dunque la conoscibilità di notizie di cronaca nera e giudiziaria, per quanto di rilevante interesse pubblico. Come? Concentrando nelle mani del procuratore della Repubblica il potere di decidere quali notizie possano essere fornite all’opinione pubblica e quali no e comunque soltanto attraverso comunicati stampa (diramati direttamente dal procuratore o da lui espressamente delegati alle forze dell’ordine) o conferenze stampa (“nei casi di particolare rilevanza pubblica dei fatti”).

Le informazioni sui procedimenti in corso devono essere “fornite in modo da chiarire la fase in cui il procedimento pende e da assicurare, in ogni caso, il diritto della persona sottoposta a indagini e dell’imputato a non essere indicati come colpevoli fino a quando la colpevolezza non è stata accertata con sentenza o decreto penale di condanna irrevocabili”. Fino, dunque, al terzo grado di giudizio. Il problema non sta nella salvaguardia della “presunzione di innocenza”. Sta nella discrezionalità del procuratore (che decide anche per polizia o carabinieri) e persino nei tempi della Procura. Di un omicidio o di una truffa, spetterà al procuratore decidere quando dare notizia. Nella forma consentita: comunicato o conferenza stampa. Nella completezza o nella incompletezza, secondo valutazione.  Leggi tutto »

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Ordine della Lombardia, bilanci approvati

I bilanci dell’Ordine lombardo sono stati approvati, senza alcun voto contrario, nel corso dell’assemblea del 31 marzo. Sia il consuntivo 2021, che ha interessato in massima parte l’attività della precedente consiliatura e che si è concentrato nel risanamento dei conti, sia il preventivo 2022. Sanato il forte indebitamento che gravava sui conti sin dal 2017, l’Ordine dei Giornalisti della Lombardia ha aperto così, col bilancio preventivo 2022, una fase nuova anche nella gestione economica e finanziaria. Il bilancio si è chiuso con un avanzo di 75.252,67 euro, dopo l’accantonamento di 25.000 euro a un fondo prudenziale destinato a copertura dei rischi sui crediti degli iscritti. Il blocco delle cartelle esattoriali causato dalla pandemia – è stato infatti sottolineato nella relazione – ha infatti prodotto una forte crescita della già importante voce dei crediti verso gli iscritti. Crescita che ora dovrà essere assorbita: “La fase precedente si è concentrata soprattutto sul conto ricavi e costi, sui flussi annuali… A noi tocca invece l’attenzione agli stock, al rafforzamento patrimoniale dell’ente. Non è sbagliato dire che il nostro compito non deve negare, ma deve approfondire – dirigendosi in una direzione diversa – la fase che si è ora chiusa“, ha spiegato il presidente, Riccardo Sorrentino. E proprio perché l’Ordine non è un’azienda privata, a scopo di lucro, “l’obiettivo della gestione economica e finanziaria non dev’essere quello di massimizzare l’utile, ma quello di registrare un avanzo sufficiente a segnalare una corretta gestione e, nello stesso tempo, a rafforzare la struttura patrimoniale“.
Sorrentino ha concluso sia annotando l’attuale “progresso rispetto al passato” – poiché, se negli anni scorsi il problema riguardava i debiti dell’Ordine, “attualmente i rischi (solo eventuali) riguardano i suoi crediti, peraltro “granulari”, non concentrati cioè su uno o pochi grandi creditori“, sia riconoscendo il lavoro svolto dalla precedente consiliatura.

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Ispettori, li rimpiangeremo…

Gli ispettori dell’Inpgi, pochi ma esperti e superefficienti, hanno fatto un grande lavoro in questi anni a beneficio dell’ampliamento della categoria, oltre a riparare molti torti. Dal riconoscimento della subordinazione o della parasubordinazione nell’attività di molti colleghi, ch’erano stati assunti con altri e fantasiosi contratti ovvero non assunti del tutto, sino al riconoscimento di ruoli e gradi diversi (cioè superiori) rispetto a quelli attribuiti loro dall’editore. Proprio i ricorsi avversi degli editori hanno consentito ai giudici del lavoro di ridisegnare, con le loro sentenze, i confini della professione. Ovvero conta cosa si fa e non dove lo si fa: e fu il caso dei colleghi che la Rai invece contrattualizzava come programmisti-registi. O anche conta cosa si fa e non quando lo si fa: ed è ora il caso di colleghi impegnati nelle edizioni locali d’una testata online che la magistratura ha riconosciuto come dipendenti e non come collaboratori occasionali proprio per la “natura affievolita del concetto di subordinazione giornalistica”. Un esempio di questa subordinazione light la si trova nella sentenza, pubblicata lo scorso primo aprile (absit iniuria verbis…) sul sito inpginotizie.it. Il lessico è inevitabilmente quello giuridico: “Il Tribunale di Roma, sezione Lavoro, ha giudicato fondata la pretesa contributiva dell’INPGI, originata da verbale ispettivo, conseguente alla riconduzione alla subordinazione ed alla parasubordinazione del rapporto di lavoro di numerosi giornalisti operanti presso un’azienda editoriale online. La società, al fine di garantire la copertura informativa nazionale attraverso una cospicua serie di edizioni locali, si avvaleva dell’apporto di personale giornalistico inquadrato nell’ambito della collaborazione occasionale, ma di fatto operante con modalità rientranti nell’alveo della subordinazione Leggi tutto »

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Meno tv più streaming. Cosa ci aspetta

Il Centro studi di Mediobanca ha pubblicato l’annuale report Media & Entertainment e se ne desume fra l’altro un trasferimento del consumo giovanile sulle piattaforme ed un invecchiamento dell’utenza della tv tradizionale. Tradotto, fra l’altro: si restringono gli spazi di informazione in favore dell’intrattenimento. Ritradotto: meno lavoro per noi, giornalisti. Anche se è vero che molti colleghi si sono riposizionati fra i comunicatori, ma certo non basta. Questi i dati: Nei primi nove mesi del 2021, le principali Media & Entertainment companies internazionali crescono del 13% rispetto allo stesso periodo del 2020. È proseguita la forte espansione dei servizi streaming, i cui ricavi sono aumentati del 25% (arrivando a rappresentare il 18% circa del giro d’affari complessivo); in rimbalzo anche la raccolta pubblicitaria (+19%) e gli introiti dei parchi a tema (+47%, ma con ancora un limitato apporto ai ricavi aggregati), mentre il recupero della Pay TV tradizionale non è andato oltre il +3,6%, confermando una modalità di accesso ai contenuti media sempre più on demand e frammentata. Sempre nella nuova edizione del Report Media & Entertainment dell’Area Studi Mediobanca (resa pubblica il primo aprile; naturalmente è solo una coincidenza…) si annota come, a livello di redditività industriale, l’ebit margin sia salito al 16% nei primi nove mesi del 2021, in miglioramento sul 2020. Nota: fra gli otto operatori con redditività superiore a quella media di settore, ben sette sono statunitensi. Le principali società internazionali hanno registrato una consistente crescita del pubblico, soprattutto tra gli abbonati alle piattaforme streaming (+26% tra il settembre 2021 e lo stesso mese del 2020).

La pandemia ha accelerato il cambiamento, già in atto da tempo, nei comportamenti degli spettatori, soprattutto nella fascia dei nativi digitali, Leggi tutto »

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Ordine, come/dove registrarsi per votare il bilancio

Il 31 marzo, fra dieci giorni, si terrà in streaming l’assemblea annuale dell’Ordine lombardo, per approvare i bilanci, consuntivo 2021 e preventivo 2022. Ma per potervi partecipare, con diritto di voto, occorre registrarsi entro domani a mezzogiorno al link https://register.skyvote.it/odgmilano/index.php  Qui a seguire la convocazione, che potete trovare anche sul sito dell’Ordine…:

Si comunica che è convocata l’Assemblea annuale degli iscritti all’Albo dei Giornalisti della Lombardia (elenchi Professionisti e Pubblicisti) il giorno  23 marzo 2022 alle ore 9.30 in prima convocazione via streaming collegandosi alla piattaforma Skyvote mediante la propria pec, e per il giorno 31 marzo 2022 alle ore 9.30 in seconda convocazione sempre via streming collegandosi alla medesima piattaforma Skyvote mediante la propria pec per deliberare sul seguente Leggi tutto »

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Lo stop ai prepensionamenti

Il 4 marzo il ministero del Lavoro ha comunicato che rimanevano solo 14 posizioni disponibili per il prepensionamento di giornalisti. Quelle 14 posizioni sono state assegnate al Sole 24ore S.p.A. e pertanto al momento non è più possibile avviare piani di riorganizzazione che prevedano il ricorso al pensionamento anticipato. Il ministero ha anche chiarito che in futuro non verrà creata una lista d’attesa come quella degli anni successivi al 2014. Il Sole 24ore, che aveva fatto un accordo che prevedeva complessivamente 29 prepensionamenti, potrà accedere alle ulteriori 15 posizioni, nel caso si rendessero disponibili, solo presentando una nuova istanza e chiedendo un nuovo decreto nell’arco di tempo di vigenza dell’attuale intervento di cassa integrazione, che durerà 17 mesi. Nuove posizioni potranno rendersi disponibili man mano che si concludono altri stati di crisi in aziende dove non tutti i prepensionamenti previsti siano stati realizzati, ossia quelli che in gergo si chiamano inoptati.

I prepensionamenti vengono finanziati da un fondo apposito per il quale ogni anno vengono stanziati 20 milioni di euro. Con la legge di bilancio del 2020 sono state destinate delle risorse ulteriori che hanno fatto ripartire la corsa ai prepensionamenti da parte delle aziende editoriali. Tuttavia ogni prepensionamento è possibile solo se sono disponibili le risorse per sostenerne il costo durante tutti gli anni di scivolo, che possono arrivare a cinque. Leggi tutto »

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8 marzo e violenze, dati impietosi ma gli editori stanno a guardare

Sicurezza in redazione, per le donne. Lo dice l’Ifj ossia la Federazione internazionale dei giornalisti e lo ribadiscono l’Efj (Federazione europea) e la Fnsi (Federazione italiana): “Basta violenze contro le giornaliste”, online e di persona. Quelle sul web in vertiginosa ascesa… , come dimostra una , purtroppo, ricca documentazione. Tutti si dicono contriti, ma poi non tutti, anzi, adottano la Convenzione ILO 190 (contro la violenza e le molestie sul lavoro). Di suo l’Ifj aggiunge i risultati di due sondaggi effettuati a inizio anno per capire cosa e quanto facciano le organizzazioni sindacali associate per contrastare il fenomeno. E ribadisce la necessità di inserire norme specifiche nei contratti collettivi. Perché se molte l’ammettono rispondendo al questionario riservato, poi solo una su due denuncia. E l’altra, quella che non denuncia, trova confermata la propria scelta di silenzio nella constatazione che nulla viene fatto ben in due terzi dei casi denunciati… La resistenza maggiore viene dagli editori: “Al sondaggio hanno risposto 161 persone fra giornalisti e manager dei media di 37 Paesi. Per ben due terzi di loro le molestie online non sono una priorità e quasi la metà, il 44%, non ne ha neanche discusso

Tutti i sindacati hanno confermato di sostenere le proprie iscritte alcuni anche con assistenza legale e tutti con dichiarazioni pubbliche, formazione sulla sicurezza digitale e linee guida per prevenire gli abusi online. In alcuni casi esistono anche specifici codici di protezione e piattaforme per segnalare gli attacchi. Per l’Italia ricordiamo che, grazie all’esistenza dell’Ordine, sono stati tenuti – e seguiti – moltissimi corsi sul tema che hanno aperto menti e cuori. Questa invece la dichiarazione, che però suona soprattutto come auspicio, di Maria Angeles Samperio, presidente del Gender Council Ifj: Leggi tutto »

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